Tutela dell’ambiente, giustizia e fine del razzismo. Le richieste dei popoli indigeni ai leader americani

La Declaración Americana sobre los Derechos de los Pueblos Indígenas approvata a Lima

[12 aprile 2018]

Il 13 e 14 aprile a Lima, in Perù, si tiene l’ottava  Cumbre de las Américas – Summit of the Americas, durante la quale i capi di Stato e di governo affronteranno il tema centrale che in questa riunione triennale è “Governabilità democratica di fronte alla corruzione”.

Dal 16 al 27 di aprila e New York iniziano le riunioni della 17esima sessione dell’United Nations Permanent Forum on Indigenous Issues (UnpiiI) che avranno come tema guida «I diritti collettivi dei popoli indigeni alle terre, territori e risorse».

Due importanti summit che sono stati preceduti a Lima dal Foro de los Pueblos Indígenas, uno spazio di incontro per i 250 rappresentanti dei popoli originari dei Paesi dell’America Latina che è iniziato con una cerimonia di ringraziamento alla Terra, La leader indigena Ketty Marcelo ha spiegato all’agenzia Andina: «Sebbene l’agenda centrale del Summit sia la corruzione e la governabilità, noi ci concentriamo su come questo finisce per ripercuotersi sul ritardo dell’agenda storica dei nostri popoli, come la sicurezza giuridica del nostro territorio, la sicurezza legale per gli indigeni e la consultazione preventiva». Ma al Foro de los Pueblos Indígenas si è discusso anche di grandi progetti infrastrutturali ed energetici, economia indigena e la situazione di chi vive sotto minaccia perché difende la natura.

Inaugurando il Forum indigeno il 10 aprile, il primo ministro del Perù, César Villanueva, ha riconosciuto che «Non pouò esserci democrazia se non partecipiamo tutti, con gli stessi diritti, con la presenza visibile e attiva di tutti i popoli indigeni dell’America. E questo deve essere trasformato in politiche».

I delegati del Foro de los Pueblos Indígenas  lo hanno preso in parola e hanno presentato la Declaración Americana sobre los Derechos de los Pueblos Indígenas, che oggi sarà consegnata agli stati membri della Cumbre de las Américas  durante l’assemblea prevista con i rappresentanti della società civile. Si tratta di un documento che contiene le principali richieste dei popoli autoctoni, come la garanzia dei diritti territoriali attraverso il riconoscimento e la delimitazione e la cessazione delle politiche  che autorizzano progetti estrattivi nelle terre indigene.

Ma uno dei temi centrali della Declaración corrisponde a quello del Summit dei leader politici americani: la corruzione che, secondo, i popoli indigeni facilita il traffico di risorse naturali e il saccheggio dei loro territori. Il messicano Romel González, coordinatore generale della Coalición Abya Yala (un nome indigeno del continente americano) ha spiegato come funziona la corruzione: «I Partiti politici ti offrono di unirti a loro in cambio di prebende, le imprese ti dicono che vogliono realizzare il loro progetto in cambio di racconti “fantasy” perché lasciamo il nostro territorio e dopo ci presentano come colpevoli. Le prime a corrompere sono le imprese e i governi stanno dalla loro parte. Per affrontare questo problema è importante che si rispetti la libera determinazione dei popoli, in modo che siano loro a decidere che fare dei loro territori».

González, che fa parte anche del Consejo Regional Indígena y Popular de Xpujil, sostiene che sostiene che »E’ il sistema legale latinoamericano che facilita l’ingresso di progetti privati ​​per l’estrazione di risorse nei territori indigeni. Se esauriamo le risorse, restiamo senza terra».

Per questo la Declaración del Foro Indígena esige che sia garantito il diritto alla protesta e la fine delle persecuzioni dei leader indigeni e delle norme che criminalizzano i difensori dell’ambiente.

Viviana Ipia, rappresentante della Comunidad indígena de Coconuco, del dipartimento del Cauca in Colombia, ha detto a Mongbay Latam che  nel suo Paese sono stati assassinati molti leader indigeni «per il semplice fatto di ribellarsi contro le determinazioni del governo nazionale che danneggia i popoli originari. In Colombia è un pericolo, un rischio guidare procedimenti a favore delle comunità indigene. Oltre agli assassinii, ci sono leader incarcerati in maniera ingiusta. Se chiediamo che vengano rispettati i nostri diritti, veniamo chiamati guerriglieri o paramilitari. Questo è il contesto in cui si è leader sociale in Colombia», La Ipia denuncia che, anche in caso di consultazioni preventive queste non solo non vengono realizzate secondo le norme stabilite, ma «Quando un popolo respinge un progetto, il governo colombiano cerca altri modi perche l’opera venga realizzata a tutti i costi. I progetti vengono imposti».

La Declaración Americana sobre los Derechos de los Pueblos Indígenas chiede anche la fine della discriminazione e del razzismo istituzionale: «Per rafforzare la pace di tutti i popoli indigeni della nostra Abya Yala, è necessario abrogare le leggi che propugnano il razzismo, l’espropriazione dei nostri territori, la discriminazione e la violazione dei diritti collettivi e di tutti i diritti delle popolazioni indigene e riconoscere e rispettare i diversi trattati e accordi internazionali che riconoscono l’obbligatorietà dei diritti delle popolazioni indigene».

Secondo il coordinatore generale della Coalición Abya Yala, su questo tema c’è un arretramento da parte di molti governi: «Come quando arrivarono gli spagnoli e pensavano; sono umani o no?, hanno l’anima o no?, sono buoni? sono cattivi?, li utilizziamo solo per vederli quando andiamo in vacanza o che uso possiamo farne?»  González si riferisce anche alla politica del presidente Usa Donald Trump, il grande assente dal

Summit of the Americas, che ancora una volta contrappone gli interessi statunitensi a quelli del resto dei popoli americani: «Trump fa un discorso razzista e di discriminazione perversa  verso di noi e non capisce che deve cercare equità e giustizia».

Un altro pronunciamento dei popoli indigeni riguarda il Paese ospitante, il Perù, anche se può essere esteso agli altri Paesi latinoamericani: in un’udienza pubblica al Congreso peruano sono state presentate richieste specifiche su come lo Stato intenda garantire l’effettiva partecipazione politica dei popoli indigeni nelle decisioni pubblice e dare priorità ai procedimenti di tutela collettiva.

E’ stata chiesta anche la sospensione della costruzione dei progetti di costruzione di autostrade in Amazzonia, di grandi opere infrastrutturali o delle concessioni per progetti minerari e di estrazione di idrocarburi che devasterebbero i territori indigeni e metterebbero in pericolo  i popoli in contattati e in isolamento volontario .  E’ statao anche chiesto l’istituzione di meccanismi per rendicontare i progetti di investimento nei  territori indigeni.

Mongbay Latam scrive che durante il dibattito el debate, Lizardo Cauper, presidente dell’Asociación Interétnica de Desarrollo de la Selva Peruana (Aidesep) si è riferito ai grandi progetti come «una minaccia per i territori indigeni». E un esmpio di questa situazione è stato fatto da Hermógenes Tantarico, presidente della Comunidad campesina de Cañaris, che è spiegato che nel territorio della sua comunità «sono state assegnate 18 concessioni minerarie e il 96% delle nostre terre sono in concessione». Anche  Jeremías Petsein, presidente della Federación de la Nacionalidad Achuar del Perú (Fenap) ha denunciayo che «Tutti i nostri territori sono stati dati in concessione a compagnie petrolifere e senza consultazione preventiva».

Durante l’udienza al Parlamento di Lima sono stati discussi casi eclatanti di perdita di territorio e landgrabbing, come quello a Santa Clara de Uchunya, nellUcayali, o quelli di comunità che hanno vinto processi ma non hanno potuto far valere le sentenze a loro favorevoli, come sta accadendo a Tres Islas, nella provincia di Madre de Dios, dove una comunità si sta scontrando con i tagliatori illegali.

La deputata Tania Pariona, della coalizione di sinistra/ambientalista  Nuevo Perú, che ha promosso l’audizione pubblica con i leader dei popoli indigeni, ha concluso: «La democrazia non può esistere senza la partecipazione effettiva dei popoli originari e le loro richieste devono essere prese in considerazione per trasformarsi in politiche pubbliche. La questione indigena deve essere presente trasversalmente in tutte le azioni dello Stato».