Tutto da rifare: la memoria dei pesci dura per giorni e non per secondi

[2 luglio 2014]

Chissà quante volte avete detto che qualcuno, o voi stessi, ha la memoria di un pesce rosso, ebbene vi/ci sbagliavamo.  Un nuovo studio presentato al meeting annuale della Society for Experimental Biology, in corso a  Manchester, mostra i risultati di un esperimento nel quale i ricercatori della MacEwan University canadese hanno addestrato dei pesci ad andare ad una estremità di un acquario per alimentarsi  e poi li hanno levati dalla vasca e tenuti a riposo per 12 giorni. Quando i pesci, dei ciclidi africani (Labidochromis caeruleus), sono stati reimmessi   nell’acquario hanno trascorso più tempo nell’area che associavano precedentemente al cibo, suggerendo che ricordavano quanto avevano appreso durante la loro formazione. Quindi i pesci non hanno una memoria labile, massimo 30 secondi, come era convinzione comune, ma sono anche in grado di sostituire una traccia di memoria precedentemente appresa con una nuova memoria a lungo termine. Secondo i ricercatori, «Il risultato dello studio aggiunge ulteriore prova delle complesse capacità mentali dei pesci».

I ciclidi africani sono pesci molto conosciuti tra i proprietari di acquari e gli scienziati della MacEwan University hanno spiegato a Bbc Nature News di aver  deciso di studiarli perché si tratta di pesci intelligenti che mostrano un comportamento complesso come l’aggressione. Uno degli scienziati canadesi che ha partecipato alla ricerca, Trevor Hamilton, ha spiegato che «Ci sono molti aneddoti su quanto intelligenti siano questi pesci, Alcune persone addirittura credono che i loro ciclidi guardano la televisione insieme a loro».

Il team di ricerca ha addestrato i pesci per  tre giorni  mettendo  schermi di computer ad ogni estremità dell’acquario, uno linee verticali che si muovevano verso l’altro e e gli altri linee che si muovevano verso il basso. Ogni volta che un pesce nutava entro 25 centimetri dal lato del serbatoio con le linee che andavano verso l’alto, veniva buttato in acqua del  cibo come ricompensa.  Gli scienziati hanno poi messo i Labidochromis caeruleus in un altro acquario “normale” per 12 giorni prima di riportarli in quelli del precedente test, quindi hanno registrato i movimenti dei pesci con un software motion tracking ed hanno scoperto che i ciclidi trascorrevano più tempo vicino al lato del serbatoio con le righe che andavano verso l’alto che a quelli con le righe che andavano verso il basso, dimostrando così di ricordarsi l’associazione tra qul lato dell’acquario ed il cibo. Ma i esci sono stati in grado di ricordare anche la posizione da dove veniva distribuito il cibo durante il loro addestramento.

Secondo Hamilton, «Questo è molto interessante perché dimostra che questa specie di ciclidi è capace di formare e rafforzare un’associazione tenendola a mente per un lungo periodo di tempo. Inoltre, questa traccia di memoria può essere dimenticata e sostituita da una nuova memoria a lungo termine».

I ciclidi in natura hanno una dieta varia: mangiano lumache, piccoli pesci, insetti e piante e si pensa che imparino ad associare certi luoghi con i loro cibi preferiti, una caratteristica che potrebbe essere di vitale importanza per la loro sopravvivenza.

«I pesci che ricordano dove si trova il cibo hanno un vantaggio evolutivo rispetto a quelli che non lo fanno – conclude Hamilton – “Se sono in grado di ricordare che una certa area contiene cibo senza la minaccia di un predatore, saranno in grado di tornare a quella zona. La diminuzione della disponibilità di cibo potrebbe favorire la sopravvivenza delle specie che possono ricordare la posizione delle fonti di cibo».

Ora i ricercatori canadesi stanno studiando se e come le condizioni ambientali e i farmaci possono influenzare la capacità di ricordare dei pesci.