Uccisi illegalmente 300 lupi all’anno, tra il 10 e il 15% della popolazione totale italiana

Legambiente: l’abbattimento dei lupi è una decisione sbagliata che non risolverà il problema

[19 febbraio 2016]

Lupo

Una specifica azione del Piano di conservazione e gestione del lupo, redatto dall’Unione Zoologica Italiana, prevede che il Ministero dell’Ambiente autorizzi in deroga le Regioni a poter uccidere, legalmente, fino al 5% della popolazione stimata di lupi in Italia, ma Legambiente ribadisce che «La complessa situazione delle predazioni non si risolve però con l’abbattimento di 60 esemplari di lupo».

Angelo Gentili, della segreteria nazionale del Cigno Verde, conferma: «Siamo contrari alla deroga che permetterebbe l’abbattimento del lupo perché così facendo si mettono in dubbio anni di buone pratiche e di impegno sul tema della prevenzione del conflitto, di cui diversi territori sono stati esempio a livello europeo, di condivisione con gli allevatori e nel contrasto al bracconaggio. Da questo punto di vista è importante sottolineare i lupi uccisi illegalmente in Italia oscillano ogni anno tra il 10 e il 15% della popolazione totale. Significa circa 300 lupi l’anno, uno ogni 29 ore. Autorizzare ulteriori abbattimenti, questa volta legali, vorrebbe dire mettere a rischio lo stato di buona conservazione della specie senza assicurare il superamento delle vere cause di difficoltà degli allevatori. Invece di scegliere, infatti, come unica strada la scorciatoia dell’abbattimento, occorre individuare in stretto contatto con gli allevatori le azioni necessarie per far coesistere l’allevamento di qualità e il lupo, come ad esempio le recinzioni, i cani da guardianìa e gli indennizzi per i danni diretti e indiretti e la lotta al randagismo. A differenza dei lupi, infatti, i cani randagi non temono l’uomo perché lo conoscono e uccidono in maniera disordinata, mentre il lupo preda in maniera più selettiva».  

Gli ambientalisti ricordano che «Il lupo è un animale protetto proprio perché considerato specie a rischio estinzione, e rappresenta tra l’altro l’unico predatore degli ungulati selvatici presenti in modo sempre più significativo».

Secondo Legambiente le strade da percorrere sono altre: «Oltre a prevedere indennizzi per danni diretti e indiretti occorre moltiplicare le catture di ibridi e canidi e al tempo stesso ridurre sensibilmente il randagismo canino moltiplicando le azioni per una campagna efficace contro l’abbandono, favorendo la sterilizzazione, il possesso responsabile del cane e l’adozione dei cani abbandonati».