Ucciso a fucilate un altro Ibis eremita. È il quarto in poche settimane (VIDEO)

Il rarissimo uccello abbattuto in Val Camonica: colpito da più di 80 pallini

[6 novembre 2016]

Enno, un altro ibis eremita del  progetto di reintroduzione “Reason for Hope – reintroduction of the Northern Bald Ibis in Europe” del  Waldrappteam (un video dell’esemplare è disponibile in coda all’articolo, ndr) è trovato morto dalle guardie venatorie del Wwf,  nucleo di Brescia, nel Comune di Darfo Boario Terme località Angone (Bs) in Val Camonica.

Il coordinamento guardie Wwf Lombardia era stato allertato già nella serata del 4 novembre perché il trasmettitore GPS di Enno, di cui sono dotati tutti gli ibis eremita del progetto del Waldrappteam ,  segnalava che  l’esemplare, era  fermo nello stesso sito da più di 24 ore.

Il coordinatore delle guardie del Wwf Lombardia, Antonio Delle Monache, spiega che «Conoscendo l’area, conosciuta per l’alto tasso di bracconaggio, ci siamo subito allarmati. Proprio nelle ultime settimane avevamo predisposto servizi di vigilanza in collaborazione con il Corpo forestale-Nucleo operativo antibracconaggio. Purtroppo l’animale sottoposto a radiografia presso il Centro recupero animali selvatici Wwwf presso l’Oasi di Valpredina (Cenate Sopra – Bergamo) risulta essere stato centrato da una o più fucilate: oltre ottanta pallini hanno devastato il povero animale».

Il Wwf ricorda che gli episodi di bracconaggio contro  questi rarissimi volatili interessati dal progetto di reintroduzione in finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Lifa+ sono frequentissimi: « Nel 2014 due ibis eremita, Goja e Jedi, sono stati uccisi da un cacciatore in provincia di Livorno, condannato dal Tribunale di Livorno a risarcire il danno economico e morale con 20 000 euro, oltre a vedersi la licenza sospesa.  Nel primi giorni di settembre del 2016 il giovane Ibis Kato è stato trovato morto nelle vicinanze di Punto Ala, provincia di Grosseto. Una prima investigazione ha rilevato pallini di piombo nel corpo dell’animale.  L’8 settembre 2016 un altro Ibis eremita, Tara, è stato ucciso da un bracconiere e lasciato morire nei pressi di un torrente, stavolta in provincia di Vicenza. Si trattava di un esemplare di 5 anni, che aveva imparato la rotta di svernamento grazie ad una passata migrazione guidata dall’uomo e ora stava accompagnando il giovane Enno (proprio l’Ibis ucciso in Val Camonica) da Salisburgo verso Orbetello, nel pieno della migrazione autunnale. La sua radiografia post mortem ha evidenziato numerosi pallini in tutto il corpo e anche un proiettile nell’area dorsale».

Secondo Paola Brambilla, delegata Lombardia Wwf Italia, «Questo ennesimo gravissimo atto mostra con tutta evidenza l’impatto dell’attività venatoria. Abbiamo proprio evidenziato nelle ultime settimane l’abnorme numero di rapaci feriti ricoverati nell’ultimo mese presso il Cras Valpredina: un totale di 30 esemplari. A cui aggiungere quelli ricoverati presso il Cras Wwf Vanzago, La Fagiana-Lipu e il Cras di Paspardo. In Lombardia come nel resto d’Italia è in atto una vera e propria carneficina. L’uccisione di tre Ibis eremita su un totale di poche decine esistenti ci può dare un’idea su quanti possano essere gli animali protetti abbattuti a fucilate. Chiederemo alla Regione Lombardia di valutare urgentemente l’opportunità di sospendere la caccia nella aree martoriate da un bracconaggio oramai non più tollerabile. Così come invieremo alla Commissione Europea una relazione dettagliata sul bracconaggio nella Provincia di Brescia»

Filippo Bamberghi del nucleo guardie Wwf Lombardia è molto amareggiato: «Non nutrivamo alcuna speranza. Quando abbiamo visto il punto GPS ove era posizionato Enno abbiamo pensato alle decine di cacciatori della zona che sparano al volo a specie protette dalle piane di Ono San Pietro più a nord, scendendo a Losine, Pianborno, Darfo Boario Terme, Artogne sino a Pisogne si spara possiamo dire quasi impunemente. Negli ultimi anni abbiamo operato nella zona congiuntamente al Corpo Forestale dello Stato e spesso con il supporto dell’Arma dei Carabinieri, come nel caso recente di un cacciatore sorpreso a Ono San Pietro che sparava a piccoli uccelli protetti con l’ausilio di un telefono cellulare, in cui sono intervenuti i Carabinieri della Stazione di Capo di Ponte. Ci sono capanni dove, prima del nostro intervento, si abbattevano in una sola mattinata».

Intanto il Waldrappteam rilancia la sua petizione per chiedere misure immediate, decisive ed efficaci contro il bracconaggio in Italia.

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  • Ibis Eremita all'Aeroporto di Thiene in Slow Motion