Abbordaggio al bracconaggio

Ucciso l’orso Stefano: “taglia” di 2.000 euro della Lav a chi fornirà notizie sull’abbattimento

[12 luglio 2013]

La mattina del 14 luglio 2013 a Castel San Vincenzo a Castelnuovo a Volturno (Isernia) si terrà una manifestazione spontanea, non autorizzata, «Per dire basta alle uccisioni illegali di tutti gli animali selvatici, per chiedere giustizia (nomi e cognomi di chi ha ucciso l’orso Stefano), per far sentire la nostra voce, la voce di chi vuole gridare: “Non vincono, non vinceranno, non hanno domani”».

Gli organizzatori dicono che «La spinta principale ad organizzare questa iniziativa è stata la rabbia generata dalla notizia della morte dell’orso Stefano ucciso a colpi di fucile sul versante molisano del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise»  e in un post sulla pagina Facebook dell’iniziativa ribadiscono che quali sono le motivazioni alla base della manifestazione e colgono l’occasione per fare una precisazione sulla scelta del Molise come luogo di svolgimento: «In nessun modo questa scelta è stata dettata dalla volontà di colpevolizzare i molisani o di affermare che il Molise sia colpito dal problema del bracconaggio più di altre regioni. La scelta è dettata solo e soltanto dalla volontà di legare questo evento all’ ultimo ritrovamento dell’orso Stefano, non per rendere questo ritrovamento più grave o più “pesante” di quelli passati ma piuttosto per dare voce anche e soprattutto ai molisani che in questo momento stanno vivendo in prima persona la tristezza e l’amarezza di dover affrontare questo problema. Quello che vorremmo è vedere i molisani orgogliosi di ospitare questo evento!».

La Lav  ha messo una “taglia” 2.000 euro come ricompensa per chi fornirà informazioni utili ad identificare gli autori dell’uccisione dell’orso “Stefano”.  Il Corpo forestale  dello Stato sta effettuando ulteriori accertamenti sulle cause della morte dell’orso Stefano. Il nucleo cinofilo antiveleno del Cfs  sta perlustrando l’area in cui è stato ritrovato l’animale per verificare se oltre alle fucilate sia stato vittima anche di un possibile avvelenamento. Sulla vicenda interviene oggi il presidente del Parco Giuseppe Rossi: «Continuiamo a leggere su diversi organi di stampa varie dichiarazioni che escluderebbero,  tra le cause di morte dell’Orso “Stefano”, il piombo ritrovato sparso sul  suo corpo. Precisiamo che l’Ente Parco non ha ancora ricevuto alcun referto, neppure informale, da parte dell’Istituto Zooprofilattico che sta eseguendo le indagini necroscopiche e tossicologiche. Non comprendiamo quindi come e a quale titolo possano essere divulgate notizie in proposito con il  crisma della ufficialità e della certezza assoluta, con dichiarazioni alla stampa assolutamente inaccettabili. E’ del tutto evidente e incontestabile invece che Orso “Stefano” sia rimasto vittima di uno o più atti di aggressione (almeno tre) con arma da fuoco. Il  piombo di cui è stato destinatario il povero corpo dell’Orso non gli ha  certamente  allungato la vita! Leggiamo,  anche,  che Orso “Stefano” non sarebbe morto neppure di malattia o di avvelenamento. E allora? Ironicamente,  anche se la drammatica  circostanza non è certo la più adatta per fare ironia,  a questo punto  non escludiamo  che qualcuno arrivi a dichiarare che  Orso “Stefano” si sia suicidato.  O che, magari, palle e pallini di  piombo, gli siano stati “somministrati”  semplicemente  per fargli un po’ di solletico…  In realtà, ripetiamo ancora,  che dai primi accertamenti fino ad ora compiuti è emersa la certezza della presenza,  in più parti della carcassa di colpi di arma da fuoco di diverso calibro, i quali  testimoniano, inequivocabilmente, come  l’animale sia stato oggetto di atti di bracconaggio,  che nessun e qualsivoglia esame definitivo di laboratorio  potrà mai  escludere. Mentre restiamo in attesa dei referti dell’Istituto sanitario,  stiamo  predisponendo tutti gli atti necessari per  la  Magistratura affinché ogni attività investigativa e di indagine possa realizzarsi compiutamente».

La Lav in un comunicato aveva già detto: «Chiediamo alla Procura della Repubblica competente ed alle Forze di Polizia, in primo luogo al Corpo Forestale dello Stato, che chi ha compiuto quest’atroce gesto sia identificato con indagini veloci ed efficaci,  mediante stringenti accertamenti tecnici, anche con il coinvolgimento dell’Istituto di medicina forense veterinaria di Grosseto, mediante l’autopsia dell’orso e l’esame dei proiettili».  L’avvocato  Carla Campanaro, responsabile dell’ufficio legale della Lav, ricorda che «Gli autori, che potrebbero essere identificati attraverso esame ed analisi incrociate di fucili e proiettili, dovranno rispondere del reato di uccisione di animale con crudeltà ex art 544 bis Codice penale. Oltre a ciò, dovranno rispondere anche del reato di furto venatorio di cui agli artt. 624, 625 n. 7, del Codice Penale, in relazione alla teoria giurisprudenziale della sussistenza del reato di furto aggravato ai danni dello Stato in caso di illecita apprensione di fauna selvatica da parte di persona sprovvista di licenza di caccia (Corte Suprema di Cassazione, IV Sezione Penale, Sentenza n. 34352 del 27/5/2004)»

Massimo Vitturi, responsabile Lav caccia e fauna selvatica, conclude: «Chiediamo al ministero dell’ambiente di potenziare controlli e tutela delle specie protette, garantendo risorse adeguate al Parco. – prosegue– Chiediamo inoltre che il recepimento della Direttiva 2008/99/ce del Parlamento Europeo sulla tutela penale dell’ambiente, che chiedeva agli Stati membri sanzioni efficaci per chi uccide specie protette, sia riformulato inserendo nel Codice penale una specifica ipotesi delittuosa che preveda sanzioni adeguate, tra cui certamente il carcere e la revoca permanente del porto d’armi nonché l’interdizione dallo svolgimento di qualunque attività che preveda l’uso di animali, per chi commette tali atrocità. La Direttiva  2008/99/Ce, infatti, è stata recepita in Italia con una norma blanda ed irrisoria (art. 727 bis Codice penale) che non prevedendo sanzioni adeguate non costituisce un deterrente sufficiente per episodi come questo».

Dalla pagina di “Arrembiamo il Bracconaggio” gli organizzatori della manifestazione di Castel San Vincenzo dicono: «Tuttavia questo evento vuole essere anche un’ occasione per dare a tante persone la possibilità di manifestare la propria indignazione nei confronti di tutti gli atti di bracconaggio che quotidianamente interessano molti animali selvatici su tutto il territorio nazionale, senza risparmiare nemmeno le aree “protette”. Troppe volte infatti i casi di bracconaggio sono passati quasi inosservati, compresi i casi di bracconaggio sull’orso, che rappresenta un patrimonio di tutti, unico e  inestimabile. E’ arrivato il momento di dimostrare che c’è una società non più disposta a tollerare tutto questo, di pretendere che la giustizia restituisca i nomi dei colpevoli e che gli stessi siano debitamente puniti. Questa iniziativa nasce da persone comuni. Ciascuno di noi può e deve apportare il proprio contributo liberamente sotto forma di idee, interventi, striscioni, cibo, musica e tutto ciò che la fantasia ci suggerisce, ovviamente all’insegna del rispetto e della non violenza. E’ gradito l’abito da pirata. Il buon esito della manifestazione dipende da ognuno di noi, dall’impegno che metteremo nel corso della giornata anche in considerazione del fatto che è una manifestazione spontanea (non autorizzata)».

Federtrek sta organizzando un bus con partenza da Anagnina alle ore 7 per poter raggiungere il luogo della manifestazione. Per coprire le spese del bus chiede un contributo di circa 12 euro.

Per informazioni e prenotazioni:arrembaggioantibracconaggio@gmail.com oppure Paolo Piacentini 3400607621 e Antonio Citti  3333982685.