È ufficiale: i gatti sono dei killer

Nuovo studio rivela gli ingenti danni alla fauna selvatica causati dai gatti domestici

[24 ottobre 2016]

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Dopo 11 anni di ricerca Dave L. Mcruer, Leigh-Ann Hornee ed Edward E. Clark Jr, del Wildlife Center of Virginia, e Lincoln C. Gray della James Madison University hanno pubblicato sul The Journal of Wildlife Management lo studio “Free-roaming cat interactions with wildlife admitted to a wildlife hospital” che dimostra che gli attacchi dei gatti domestici sono una delle cause più frequenti e più letali di ricovero di fauna selvatica, almeno nei centri di recupero e veterinari statunitensi oggetto dello studio.

Lo studio ha esaminato quasi 21.000 cartelle cliniche, tra le quali 11.144 piccoli mammiferi e 9.777 piccoli uccelli ricoverati tra il 2000 e il 2010, tra questi 2.970 erano stati attaccati da gatti.

Al Wildlife Center of Virginia spiegano che «Lo studio illustra graficamente che i gatti, quando viene permesso loro di vagare liberamente all’aperto, richiedono un tributo terribile alla fauna selvatica. Contrariamente ai suggerimenti di alcuni gruppi di difesa del gatto e di quel che piacerebbe credere a molti proprietari di animali domestici, i gatti all’aperto non uccidono solo topi e ratti. Solo al  Wildlife Center of Virginia, sono state ricoverate 83 specie di uccelli e piccoli mammiferi selvatici a causa di attacchi di gatti, comprese sia specie comuni che rare. Tra i volatili le vittime più frequenti erano tortore luttuose,  ghiandaie, pettirossi e cardinali. Scoiattoli grigi, chipmunk, silvilaghi e scoiattoli volanti del Sud sono in cima alla lista per i piccoli mammiferi che cadono vittima dei gatti».

Secondo Clark, presidente e co-fondatore del Wildlife Center, «Questo scredita completamente l’affermazione che i gatti all’esterno uccidono solo topi e parassiti; i gatti stanno uccidendo una vasta gamma di fauna selvatica, tra cui molti dei nostri uccelli canori e specie dei giardini le più amati».

McRuer, direttore dei servizi veterinari del Wildlife Center, non solo conferma ma sottolinea che la situazione reale è probabilmente molto peggiore di quella documentata nello studio: «Queste cifre sono volutamente prudenziali. Durante il periodo di studio, abbiamo avuto molti più pazienti ricoverati con lesioni che erano coerenti con gli attacchi di un gatto; se un gatto non era stato effettivamente visto interagire con il paziente, comunque non è stato incluso nella nostra analisi».

Quando i piccoli uccelli e mammiferi vengono attaccati dai gatti, le loro possibilità di sopravvivenza sono estremamente basse, sia per la gravità delle lesioni dirette che e l’infezione molto aggressiva che si verifica sempre con lesioni inferte loro dai gatti: «Di tutti i piccoli mammiferi ricoverati a causa di attacchi di gatti- dicono i veterinari americani – oltre il 70% per cento sono morti o hanno dovuto subire eutanasia. Per i piccoli uccelli, il tasso di mortalità è di uno sconcertante 81%».

Clark ha sottolineato: «Questi elevati numeri di mortalità si verificano in uno dei principali ospedali veterinari per la fauna selvatica di tutto il mondo, in cui sono disponibili antibiotici e le cure più moderne. Per le vittime che non ricevono cure veterinarie di sorta, le probabilità di sopravvivenza sono quasi certamente vicine allo zero, anche se inizialmente scappano o volare via quando si “salvano” da un gatto».

Non tutti i gatti randagi sono uguali. Alcuni sono animali domestici e cacciano all’esterno solo per periodi limitati; hanno un proprietario e possono essere ben nutriti e curati. Altri non hanno padroni, sono stati abbandonati oppure sono rinselvatichiti e passano tutto il tempo all’aperto, spesso sopravvivendo da soli. Ma per le loro vittime questo fa poca differenza.

McRuer aggiunge: «Non abbiamo modo di sapere se il gatto che ha attaccato il nostro paziente è un animale di proprietà di qualcuno al quale è stato permesso di vagare all’aperto, o un gatto senza proprietario o selvatico. E davvero non importa a loro vittime selvatiche: in entrambi i casi, la maggior parte delle vittime dei gatti moriranno quando li incontrano».

Per Clark le implicazioni di questi risultati sono personali: ha tre gatti in casa e ora dice: «Lasciavo che i miei gatti uscissero fuori quando volevano in qualsiasi momento. Io vivo in campagna e non ci avevo mai pensato. Tuttavia, nel 1992, quando la Wildlife Center ha iniziato a documentare il numero dei pazienti ricoverati a causa degli attacchi di gatto, e come alcuni di loro sopravvivono, ho deciso che i miei gatti stavano per diventare animali rigorosamente domestici. Non solo i miei gatti sono sani e vivono più a lungo, in poche settimane, ho cominciato a vedere intorno alla mia casa specie di uccelli e mammiferi che non vedevo da anni. Non ho mai capito quale tributo terribile miei gatti stavano richiedendo alla fauna nel mio cortile e nei boschi circostanti».

Per Clark e McRuer , il principale messaggio che viene fuori da questo studio è che «I gatti all’esterno hanno un impatto devastante su una vasta gamma di specie di fauna selvatica. Il modo per ridurre questa carneficina è quello di tenere i gatti confinati: al chiuso e in spazi esterni ristretti e sicuri».