Un rapporto follemente ottimista: un futuro roseo per la biodiversità e l’umanità

La chiave del nuovo Rinascimento dell’umanità e della biodiversità è l’urbanizzazione intelligente

[24 maggio 2018]

In occasione della Giornata mondiale della biodiversità e in previsione della Condferenza sulla biodiversità dell’Onu che si terrà in Egitto a novembre, è stato pubblicato il rapportoFrom Bottleneck to Breakthrough: Urbanization and the Future of Biodiversity Conservation”, pubblicato da un team di tre ricercatori della Wildlife conservation cociety (Wcs) su BioScience,  che, partendo  delle tendenze mondiali della stabilizzazione delle popolazione, della riduzione della povertà e dell’urbanizzazione riscrive il futuro della conservazione della biodiversità e dà nuove speranze a che lotta per salvaguardare la vita e gli habitat selvatici.

Secondo il rapporto,«Per la prima volta nell’era moderna, i trend demografici ed economici mondiali che hanno portato a una distruzione senza precedenti dell’ambiente formano ormai le condizioni necessarie per una possibile rinascita della natura».

Anche se in molti pensano che la popolazione umana mondiale continuerà ad aumentare, gli autori del rapporto  sottolineano che «La transizione demografica è già davvero avanzata. Il tasso di crescita della popolazione mondiale è in costante calo dagli anni ‘60. Tirando delle conclusioni ragionevoli dai modelli attuali, possiamo prevedere che, entro 100 anni, la Terra potrebbe essere abitata da 6 a 8 miliardi di persone e che molte poche persone vivranno nella povertà estrema, la maggioranza vivrà nelle città e quasi tutte in un’economia di mercato interconnessa basata sulla tecnologia».

Una visione radiosa del futuro, dopo quello che sembrerebbe un attuale e breve “nuovo Medioevo” che però prepara un nuovo e meno affollato Rinascimento.

Per i ricercatori della Wcs – Eric W Sanderson, Joseph Walston e John G Robinson – la chiave del nuovo Rinascimento dell’umanità e della biodiversità è l’urbanizzazione intelligente. L’United Nation environmental progranmme (Unep) che ha rilanciato il rapporto, spiega che «I modelli urbani spingono i cittadini a scegliere dei modelli familiari più piccoli e l’aumento dei reddoti che traggono dal loro lavoro in città li incoraggia a conservare la natura, piuttosto che a distruggerla. Possono anche scegliere quel che consumano, così come i loro modi di vita». E’ questa visione ottimistica, quasi da socialismo reale o da capitalismo post-bellico delle magnifiche sorti progressive,  che porta gli autori del rapporto a suggerire che già nella nostra generazione, o in quella successiva, «Se la società adotterà subito delle buone pratiche,potrebbero esserci delle possibilità di ricostruzione inimmaginabili per le generazioni precedenti di specialisti di conservazione della natura».

Ma è innegabile che il nuovo progressismo che permea il rapporto parte da basi completamente diverse da quelle delle ideologie che portarono alla Guerra Fredda e che prevedevano un dominio completo dell’uomo sull’ambiente, che doveva utilizzarlo a suo piacimento in nome del progresso. Infatti per gli autori dello studio «La natura è la chiave per la sopravvivenza umana e il benessere». e l’Unep ricorda che «La natura fornisce una rete estremamente complessa di esseri viventi delicatamente equilibrati e adattati agli habitat delle diverse regioni climatiche e geografiche del nostro pianeta. Molte di queste relazioni complesse non sono comprese: ragione in più per proteggere questa ricchezza naturale. Gli esseri umani, come le altre specie di animali, dipendono dalla natura in tutta la sua diversità per lo loro sussistenza e la loro sopravvivenza. Mentre la natura può essere una minaccia mortale (Gli esseri umani possono annegare nell’oceano, essere divorati da un leone o uccisi dai loro simili),noi traiamo anche dei molteplici benefici dalla natura e la tecnologia apre delle nuove opportunità». L’Unep fa due esempi: gli scienziati hanno scoperto una specie di mousse che filtra l’arsenico e rende l’acqua potabile; le ali dei gufi hanno ispirato la progettazione di pale eoliche silenziose.

Il principale strumento giuridico internazionale per contrastare la perdita della biodiversità resta la Convention on biological diversity(Cbd) che ha come principali obiettivi la conservazione della biodiversità, l’utilizzo sostenibile della biodiversità e la condivisione giusta ed equa dei vantaggi derivanti dall’utilizzo delle risorse genetiche. Tre obiettivi che sono stati ripresi nei protocolli di Nagoya e Cartagena e negli obiettivi di Aichi per lsa biodiversità. Il 5 marzo è entrato in  vigore anche il protocollo aggiuntivo di Kuala Limpur sulla responsabilità e il ripristino  al Protocollo di Cartagena sulla prevenzione dei rischi biotecnologici e che punta a contribuire alla salvaguardia e all’utilizzo sostenibile della biodiversità, fornendo delle regole e delle procedure internazionali per quanto riguarda la responsabilità e i risarcimenti relativi agli organismi viventi modificati.

La segretaria esecutiva della Cbd, Cristiana Paşca Palmer, ha detto che, secondo il  Target 8 della Convenzione di Aichi,  nuove minacce per la biodiversità come l’inquinamento da plastica «Dovranno essere portate a dei livelli che non nuocciono alle funzioni dell’ecosistema e alla biodiversità».

Sono queste le basi della nuova socialdemocrazia ecologica di mercato che Sanderson, Walston e Robinson  sembrano prevedere come roseo futuro per le specie viventi del nostro Paese, esseri umani compresi. Una visione forse troppo ottimistica riguardo alle potenzialità delle nuove tecnologie e della capacità degli uomini di sottrarsi a un destino che sembrano voler stupidamente costruire ogni giorno con le loro mani, le loro armi e la loro economia bulimica. Ma sicuramente un’alternativa al pessimismo e alla disperazione per un mondo che sembrerebbe destinato a un triste destino di egoismo e guerre e alla sesta estinzione di massa della biodiversità. Forse proprio di questo ha bisogno la vita del nostro pianeta: che gli uomini e le donne continuino, nonostante tutto, a coltivare la folle speranza di un futuro migliore e più giusto.