Dall’inizio dell’anno sono 1605 i piccoli cetacei uccisi nel corso della pesca tradizionale

In un solo giorno 228 delfini uccisi nelle Isole Faroe nel corso delle grindadráp

Sea Shepherd chiede che la Commissione Ue apra un procedimento per infrazione, dopo aver raccolto prove per due anni

[29 settembre 2017]

In un solo giorno nelle Isole Faroe, un protettorato danese, sono stati uccisi 228 delfini nel corso di due battute di pesca “tradizionale”, nota come grindadráp: 219 lagenorichi acuti sono stati uccisi a Skálabotnur, nell’isola di Eysturoi e altri nove globicefali sono stati uccisi a Hvalba. Numeri che vanno ad accrescere i già considerevoli abbattimenti cumulatisi da inizio anno. Le statistiche del 2017 portano così a 1.605 la quota dei piccoli cetacei uccisi nel corso di 23 grindadráp, fino a ora.

A denunciare il fatto è Sea Shepherd, che con la sua operazione Bloody Fjords punta a fermare il massacro dei delfini inclusi i lagenorinchi acuti, i tursiopi e i globicefali) che avviene alle Isole Faroe: facciano parte del Regno di Danimarca, le Isole Faroe affermano di non soggiacere alle normative dell’Unione Europea che proibiscono l’uccisione dei cetacei.

Nel maggio 2017 Sea Shepherd ha inviato alla Commissione Ue raccolte in un periodo di oltre due anni, puntando a dimostrare che la Danimarca ha infranto le leggi dell’Ue dando appoggio al massacro dei delfini nelle Isole Faroe e prendendovi parte, ma la «reazione carente della Commissione indica – osservano da Sea Sherpherd – chiaramente che questa non ha preso in adeguata considerazione il dossier e le argomentazioni legali in esso contenute. In consonanza con le norme amministrative e dei principi guida che da lungo tempo vigono nell’Unione Europea Sea Shepherd esige che la Commissione fornisca risposte specifiche – sostenute da giustificazioni di carattere legale – per ciascuno dei punti principali trattati nella richiesta di aprire un procedimento per infrazione».

Proprio il 25 settembre – il giorno in cui sono stati uccisi i 228 delfini – i rappresentanti legali di Sea Shepherd hanno inviato formale riposta alla Commissione Europea, condannandone la reazione «grossolanamente inadeguata», sottolineando che «la Commissione ha invitato a far pervenire commenti riguardo alla propria decisione e ha richiesto ‘qualunque informazione che potrebbe dimostrare una violazione’. Anche se apprezziamo tale opportunità di rimpinguare i verbali, facciamo rispettosamente notare che la Commissione ha mancato di considerare appieno (o potenzialmente di prendere affatto in considerazione) le ampie argomentazioni legali e le cospicue prove che sono già state fornite a sostegno di un procedimento per violazione contro la Danimarca. Non sussiste necessità che Sea Shepherd faccia pervenire ulteriori ‘prove di una violazione’ La Commissione è già in possesso di sufficienti prove allo stato attuale».