Una foca tira l’altra: nuovo avvistamento nella laguna di Venezia

[20 giugno 2018]

Era il 2013 quando una prima foca si affacciò timidamente in laguna di Venezia. Dal mondo degli esperti naturalisti si levò allora un coro quasi unanime: “figurarsi, una foca monaca a Venezia…”.

Ma non tutti si unirono al coro. Gli amici della Lipu di Venezia, che raccolgono pazientemente ogni segnalazione e spesso intervengono per prestare le loro cure a ogni essere vivente (non solo volatili dunque) in difficoltà in laguna, hanno voluto insistere nel vederci chiaro e incredibilmente hanno avuto ragione.

Da allora la collaborazione tra la Lipu di Venezia e il nostro Gruppo Foca Monaca non conosce battute d’arresto. E questo non è un semplice modo di dire, perché le segnalazioni si sono ripetute dando non solo una  chiara conferma a quel primo episodio, ma indicando oltretutto come il ritorno della foca monaca in alto Adriatico evidente e abbia perfino una discreta consistenza.

Calcolando come ci siano voluti più di dieci anni perché le segnalazioni del ritorno della foca monaca alle isole Egadi divenissero un dato scientificamente acquisito anche dalle pubbliche autorità, e mi riferisco alla notizia veicolata pochi giorni fa, con la prima foto di foca monaca realizzata dall’Ispra in una grotta di Favignana, direi che per le zone dell’alto Adriatico ci vorrà ancora qualche anno perché le nostre istituzioni ne prendano atto.

Nel frattempo lasciamoci trasportare dal racconto della signora Nadia (mi ha chiesto di mantenere l’anonimato in questa vicenda e io rispetto la sua volontà). Nadia, dicevo, insieme al suo compagno era al termine di una bellissima giornata trascorsa in mare con la loro barca di sei metri, al largo della costa di Chioggia. Erano ormai passate le 18 di domenica scorsa, l’ora in cui la coppia aveva programmato il rientro alla darsena di ormeggio attraverso il canale del Brenta. Sarà stata la temperatura gradevole o il mare che in quel momento era calmo come un olio, ma la voglia di rientrare non era poi così pressante, quindi i due decidevano una sosta proprio di fronte alla diga foranea che protegge la bocca del Brenta, un luogo dove spesso era capitato loro di fare osservazioni interessanti. Soprattutto di pesci che, impegnati in chissà quali scorribande, di tanto in tanto guizzavano sulla superficie. Questi erano i pensieri quando avvistavano per la prima volta una testolina scura a circa una ventina di metri di distanza. “Hai visto? Si, ho visto, ho visto anch’io”.

Mentre ancora i due discutevano sulla strana osservazione, domandandosi se per caso non potesse trattarsi di una tartaruga marina, la testolina riemerge spostata lateralmente di alcune decine di metri e poi giù di nuovo. Pochi minuti di ricerca tutt’intorno per tentare di rivederla ed ecco ancora apparire l’animale, questa volta leggermente più vicino. Quando poi si immerge i due riescono persino a vedere anche una parte del dorso, scuro esattamente come la testolina. “Ma è una foca, sì proprio una foca”. A questo punto mano ai cellulari, risoluti a non farsi sorprendere impreparati all’appuntamento successivo. Passano dieci lunghissimi minuti senza ulteriori avvistamenti. Dal primo ne erano trascorsi ormai più di venti e il traffico di barche, che lentamente rientravano dal mare attraverso il canale del Brenta, era anche aumentato.

“Peccato, sarebbe stato bello vederla ancora”.  Giusto il tempo di riporre i cellulari e prepararsi a riavviare il motore che l’animale si riaffaccia proprio dietro alla poppa della loro barca, ben visibile da entrambi e soprattutto a distanza molto inferiore rispetto alle volte precedenti. Uno scambio di sguardi tra loro tre che rimarrà ben impresso nella mente e nel cuore degli astanti. A parte l’emozione, quest’ultimo avvistamento fornisce un dato aggiuntivo che consiste nel consentirgli di notare una colorazione più chiara sul collo e in generale sulle parti inferiori dell’animale, che fino ad allora era apparso tutto molto scuro, quasi nero.

Uscendo da questo racconto fiabesco, che però corrisponde alla realtà dei fatti che mi sono stati riferiti, veniamo ora alle dovute valutazioni del caso.

Non ho difficoltà a giudicare questa nuova segnalazione come la ripetizione di un copione già visto nel recente passato da quelle parti. Ci troviamo ancora una volta di fronte ad una foca di giovanissima età, quasi certamente nata in qualche grotta delle coste istriane o comunque dell’area del Quarnero. Animali che in quello stadio della loro crescita si confrontano con la necessità di trovare autonomamente il loro sostentamento e per fare questo coste, foci e aree lagunari sono quanto di meglio la regione possa offrire loro. Se aggiungiamo a questo la notizia del ritrovamento dei resti di una foca adulta lo scorso anno in una località poco più a Sud, al confine con l’Emilia Romagna, possiamo ben dire che lo spontaneo ritorno della foca monaca in alto Adriatico è una bellissima novità di questi anni. A questo punto una domanda sorge spontanea. Quali sono le azioni urgenti da intraprendere? Siamo abituati da decenni a vedere associata ad ogni segnalazione di foca monaca la dichiarazione d’intenti di progetti faraonici.

In questo caso io proporrei l’azione più difficile di tutte, ma senza dubbio anche la più efficace. Non fare proprio nulla. Già la cosa migliore sarebbe, una volta tanto, mettere un freno alle frenesie interventiste e limitarsi a prendere atto di questa bellissima novità.  Invitare, questo sì, tutte le persone interessate a segnalare eventuali altri avvistamenti, raccomandando le buone regole del caso che vale proprio la pena di ribadire. Gli animali devono assolutamente essere lasciati indisturbati. Non bisogna in alcun modo tentare di avvicinarli e tantomeno cercare di toccarli nel caso fossero osservati distesi sulla riva, fatto che prima o poi sono certo accadrà.

Quindi se l’incontro avvenisse a terra la raccomandazione è di avvisare le autorità e gli esperti e mantenere una distanza di almeno alcune decine di metri di rispetto, invitando anche altri a fare lo stesso. Se invece l’incontro avvenisse in mare, come accade più di frequente, fermare il motore e limitarsi ad osservare e magari filmare la scena. Le foche sono esseri poco diffidenti e non è da escludere che decidano spontaneamente di avvicinarsi. In ogni caso è assolutamente da evitare anche il minimo disturbo e soprattutto contatto fisico curandosi poi di tenere eventuali animali domestici sotto stretto controllo. Solo a patto di seguire queste semplici regole basilari mi sentirei di augurare…. “buona visione a tutti”.

Per segnalazioni rivolgersi a Lipu Venezia: http://www.lipuvenezia.it/index.php/voce-1/contatti-e-segnalazioni   

Chi volesse vedere un video dedicato alla foca monaca può farlo al seguente https://youtu.be/IYqXzmPH0b0, che riproponiamo anche qui di seguito

di Emanuele Coppola, Gruppo foca monaca, per greenreport.it

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