L'emblema del Lebanon Mountain Trail, all'insegna dell'eco-turismo

Una questione identitaria: il cedro del Libano

«È un albero sacro. Ed è da salvaguardare dato che ormai ne rimangono sempre meno esemplari, devono essere protetti»

[23 novembre 2018]

C’è una costante che ti accompagna lungo tutto il Lebanon Mountain Trail, il percorso di 530 km promosso da Cospe e dalla locale Lebanon Mountain Trail Association: è il famoso il cedro del Libano. Maestoso ed elegante come i suoi nobili parenti alpini, il cedro è parte integrante dell’identità di questo Paese. Tipico del Medio Oriente, nasce spontaneo in questa zona, ma ormai se ne contano sempre meno esemplari. Passeggiando fra i boschi della Riserva di Cedri di Bcharre, una delle più protette e valorizzate di tutto il paese, incontriamo Youssef Towk, conservation pioneer and environmental activist: una vita dedicata alla conservazione, protezione e valorizzazione ambientale di questo importantissimo simbolo identitario ed elemento dell’ecosistema libanese.

Come ci spiega Youssef «il cedro del Libano è uno degli alberi più longevi e più antichi al mondo, e può essere considerato l’albero che si cita di più lungo la Storia. Nella Bibbia ad esempio il cedro del Libano è citato decine di volte. Nell’Antico Testamento si dice fosse stato usato per costruire le colonne del tempio di Re Salomone. È stato anche il primo usato per costruire le navi, fin dal tempo dei Fenici e degli Egizi. Il nostro cedro in realtà si trova anche in Siria e in Turchia dove è ancora abbondante, ma nasce qui, bisogna esserne fieri. Non a caso infatti il Libano lo utilizza come emblema per la bandiera».

Ma le nuove generazioni riconoscono il valore del cedro del Libano?

«Si spera che le giovani generazioni riconoscano il valore del cedro, della natura, degli alberi in generale, ma in particolare il cedro per il valore emblematico che ha. Il cedro del Libano è un albero sacro. Ed è da salvaguardare dato che ormai ne rimangono sempre meno esemplari e devono essere protetti. Solo in Libano sono oltre alla nostra altre tre riserve dedicate al cedro: la riserva dei cedri dello Shuf, la riserva di Horsh e la Foresta dei cedri di Dio, che è Patrimonio dell’umanità dell’Unesco».

E invece i turisti, ne apprezzano il valore naturalistico?

«C’è un problema con il turismo, perché il turismo se non è responsabile è dannoso. Il turismo naturale può essere solo eco-turismo. Per questo sul Lebanon Mountain Trail promuoviamo soprattutto un turismo responsabile e consapevole. A questi turisti, oltre a mostrare la bellezza dell’albero, illustro anche le sue tante proprietà medicamentose e balsamiche, usate in fitoterapia: estratti di cedro possono essere usati come espettoranti o antisettici fino a trattamenti contro i dolori articolari e per alleviare la psoriasi cutanea, grazie alle sue capacità rigeneranti dei tessuti».

In cosa consiste il tuo lavoro con il cedro?

«Li osservo, li accudisco, mi prendo cura di loro. Ogni giorno giro per il parco e cerco, ascolto, guardo. È importante una manutenzione attenta, costante ed empatica. I cedri sono alberi forti e longevi ma allo stesso tempo delicati, e poi l’incuria dell’uomo e i cambiamenti climatici non aiutano… però noi qui siamo bravi». Youssef (nella foto, ndr) si allontana con una risata, si perde fra il verde dei suoi alberi maestosi e verdissimi. Lo seguiamo con lo sguardo mentre sereni e rigenerati, ci riempiendoci i polmoni di puro ossigeno di montagna.

di Cospe per greenreport