Una specie di api selvatiche su 10 e il 25,8% dei bombi a rischio estinzione in Europa

Di più della metà delle 1.965 specie non si conosce lo status: mancano dati e competenze

[19 marzo 2015]

Secondo la prima European Red List of Bees pubblicata oggi dall’ International Union for Conservation of Nature (Iucn)  che valuta il rischio di estinzione di  tutte le specie di api selvatiche  europee, «il 9,2% sono minacciate di estinzione, mentre il 5,2% sono considerati suscettibili di essere minacciata in un prossimo futuro». Ma le specie in pericolo di estinzione potrebbero essere molte di più, visto che per il 56,7% delle specie la classificazione è quella di  “Dati insufficienti” perché la mancanza di esperti, dati e finanziamenti ha reso impossibile valutare il loro rischio di estinzione.

Il rapporto è stato pubblicato oggi come parte del progetto European Red List of Bees and the Status and Trends of European Pollinators (STEP) dell’IUcn  e finanziato dalla Commissione Europea e fornisce, per la prima volta,  Informazioni su tutte le 1.965 specie di api selvatiche che vivono in Europa, compresi status, distribuzione, tendenze demografiche e minacce.

Secondo Jean Christophe Vié, vice-direttore del Global Species Programme Iucn, «Questa valutazione è la migliore comprensione che abbiamo avuto finora delle api selvatiche in Europa. Tuttavia, la nostra conoscenza su di loro è incompleta,  siamo di fronte a un allarmante mancanza di competenze e risorse. Le api svolgono un ruolo essenziale nell’impollinazione delle nostre coltivazioni. Dobbiamo investire con urgenza in ulteriori ricerche al fine di fornire i migliori consigli possibili su come invertire il loro declino».

Il rapporto dimostra che il 7,7% delle specie hanno popolazioni in declino, il 12,6% sono stabili e lo 0,7% sono in crescita. Le tendenze demografiche del restante 79% delle specie di api sono sconosciute.

L’Iucn sottolinea che «La modifica delle pratiche agricole e una maggiore intensificazione dell’agricoltura hanno portato a perdite su larga scala e al degrado degli habitat delle api -. una delle principali minacce alla loro sopravvivenza. Per esempio, la produzione intensiva  di insilati – a spese dl taglio del fieno – provoca perdite di praterie ricche di piante erbacee e delle prolungate fioriture stagionali, che costituiscono importanti fonti di foraggiamento per gli impollinatori. Anche l’uso diffuso di insetticidi danneggia le api selvatiche ed i  diserbanti riducono la disponibilità dei fiori dai quali dipendono». Invece l’uso di fertilizzanti favorisce i pascoli a basso contenuto di piante da fiore, le risorse alimentari preferite di molte specie di api.

L’agricoltura e l’allevamento intensivo hanno causato un forte calo della superficie delle steppe secche,  che ospitano la vulnerabile ape  Andrena transitoria,  prima comune nel Mediterraneo orientale e diffusa dalla Sicilia fino all’Ucraina e all’Asia centrale. L’aratura, lo sfalcio o il pascolo di piante da fiore, così come l’utilizzo di insetticidi hanno portato a un calo della popolazione del 30% di questa specie nel corso dell’ultimo decennio ed alla sua estinzione in alcuni Paesi.

Un altro importante fattore di rischio di estinzione per la maggior parte specie di api, e in particolare per i bombi, è Il cambiamento climatico: forti precipitazioni, siccità, ondate di calore e temperature elevate possono alterare gli habitat ai quali sono adattate le singole specie ridurre drasticamente il loro areale, portando al declino di intere popolazioni. Secondo il rapporto, il  25,8% delle specie europee di bombi sono minacciate di estinzione.  I ricercatori che hanno redatto il rapporto dicono che anche l’espansione urbana e la maggiore frequenza degli incendi minacciano la sopravvivenza della specie di api selvatiche in Europa.

Lo studio contiene anche una valutazione delle api mellifere occidentali ( Apis mellifera), l’impollinatore più noto e che ha il suo areale originario in gran parte dell’Europa, ma non è certo se attualmente si presenta ancora come una specie ancora selvatica o se ormai è completamente domestica. Dato che la Lista Rossa copre solo le specie selvatiche  – non addomesticate – è stato valutata come Dati insufficienti. Secondo l’Iucn, sono necessarie ulteriori ricerche per distinguere tra le colonie selvatiche e non selvatiche e  per capire meglio l’impatto di malnutrizione, pesticidi e agenti patogeni sulle colonie di api.

Simon Potts, coordinatore del progetto STEP, evidenzia che «L’attenzione dell’opinione pubblica e scientifica tende a concentrarsi sull’ape mellifera occidentale come l’impollinatore chiave, ma non dobbiamo dimenticare che la maggior parte dei nostri fiori e piante sono impollinati da tutta una serie di diverse specie di api. Abbiamo bisogno di azioni vasta portata per contribuire a rafforzare sia le popolazioni di impollinatori selvatici che di quelli domestici. Il raggiungimento di questo porterà benefici enormi per la fauna selvatica, la campagna e la produzione alimentare».

Il commissario europeo all’ambiente, Karmenu Vella, presentando il rapporto ha detto che «La nostra qualità della vita  e il nostro futuro dipendono dai molti servizi che la natura offre gratuitamente. L’impollinazione è uno di questi servizi, quindi è molto preoccupante apprendere che alcuni dei nostri migliori impollinatori sono a rischio! Se non affrontiamo le ragioni di questo declino delle api selvatiche e non agiamo con urgenza per fermarlo, poteremmo pagare un prezzo davvero molto pesante».

Gli autori del rapporto invitano ad avere una maggiore attenzione per le api nella gestione delle aree protette e nelle politiche agricole in Europa e sottolineano anche la necessità di un sostegno forte per tassonomisti della api e per i programmi di ricerca a livello nazionale ed europeo, «al fine di garantire un monitoraggio a lungo termine dello stato delle api ed azioni di conservazione efficaci. Le api sono indispensabili sia per gli ecosistemi selvatici che per l’agricoltura. Forniscono l’impollinazione delle colture il cui valore stimato  ogni anno è di 153 miliardi di euro a livello globale e 22 miliardi di euro in Europa». Il lavoro degli impollinatori permette il 35% della produzione agricola mondiale.

Tra le principali colture coltivate per il consumo umano in Europa, l’84% richiedono l’impollinazione degli insetti per migliorare la qualità ed i rendimenti dei prodotti, come molti tipi di frutta, verdura e frutta secca. L’impollinazione è attuata da una serie di insetti, tra i quali le api domestiche, i bombi, molte altre specie di api selvatiche ed altri insetti. La European Red List of Bees arriva proprio mentre è in fase di revisione l’attuazione della strategia europea per arrestare la perdita di biodiversità ed i risultati di questo rapporto evidenziano la necessità di una piena attuazione della EU 2020 Biodiversity Strategy per raggiungere il target  della biodiversità  «arrestare la perdita di biodiversità e il degrado dei servizi ecosistemici nell’Ue entro il 2020, e il loro ripristino, per quanto è possibile».