Una tribù della Louisiana diventa ufficialmente la prima comunità di rifugiati climatici degli Usa

Subsidenza; cambiamenti climatici ed estrazione di idrocarburi hanno eroso l’Isle de Jean Charles

[29 febbraio 2016]

Rifugiati climatici Usa 1

Gli indiani francofoni della tribù Biloxi-Chitimacha-Choctaw che vivono da secoli sull’Isle de Jean Charles, nel cuore del Louisiana bayou, circa 50 miglia a sud di New Orleans, sono diventati i primi rifugiati climatici ufficiali degli Stati Uniti, dopo che il governo federale Usa ha assegnato loro 48 milioni per andarsene dalla loro isola che sta inesorabilmente scomparendo a causa dell’erosione, della subsidenza e dell’innalzamento del livello del mare.

L’Isle de Jean Charles sta scomparendo a causa dei  cambiamenti climatici e dell’estrazione di petrolio: negli ultimi 80 anni sono scomparse più di 1.900 miglia quadrate di territorio, equivalenti alle dimensioni di un campo da football  ogni 45 minuti, e alla fine i  membri della tribù dei Biloxi-Chitimacha-Choctaw  hanno dovuto arrendersi e rassegnarsi trovare un nuovo posto dove vivere.

Negli anni ’50 l’isola de Jean Charles era lunga 11 miglia e larga 5, oggi è ridotta a 2 miglia di lunghezza e ad appena 0,25 miglia di larghezza. La tribù si è ormai disintegrata e molte famiglie sono state costrette a cercare nuovi posti per vivere, i finanziamenti serviranno loro a costruire nuove case e ristabilire la comunità altrove.

Nel 2015 weather.com aveva pubblicato il magnifico reportage Losing Louisiana che raccontava la drammatica situazione in cui si trova la tribù. «Mi uccide vedere cosa è successo – diceva a weather.com Regee Dupre, uno degli abitanti dell’isola di  Jean Charles –  Nella mia vita, ho visto una fiorente comunità e cultura ridursi ad una piccola comunità che sopravvive»

Indian Country spiega che  il capo della tribù, Albert Naquin,  ha lottato per più di 10 anni perché gli interessi dei Biloxi-Chitimacha-Choctaw venissero riconosciuti, fino a che l’US Department of Housing and Urban Development (HUD) a gennaio ha annunciato di aver concesso alla tribù 48 milioni di dollari per spostarsi dalla loro isola, molto probabilmente più a nord, facendone così la prima comunità di rifugiati climatici ufficiali degli Stati Uniti.

Il Capo Naquin è entusiasta: «Sono gasatissimo – ha detto all’Indian Country – Sono eccitatissimo. Ho lavorato a questo per 13 anni. “Sono molto, molto pompato”, ha detto capo Albert Naquin Indian Country Today. “Sono molto, molto eccitato. Ho lavorato a questo per 13 anni. Nel farlo ho ottenuto dei successi piuttosto notevoli, e non solo a livello locale. Anche lo standard di vita della tribù dovrebbe migliorare».

I fondi fanno parte dei 92 milioni di dollari concessi  alla Louisiana attraverso la  National Disaster Resilience Competition, un miliardo di dollari che l’Hud  assegna agli Stati e alle comunità che sono più a rischio e che presentano i migliori progetti.

«Stiamo avendo la possibilità di riunire la famiglia – ha detto Naquin – Sono anche eccitato. La nostra cultura resta intatta, [ma] dobbiamo far tornare l’interesse nei nostri giovani»

Capo Naquin è dispiaciuto che altre comunità striano vivendo situazioni simili: «Forse possiamo essere una comunità  modello per insegnare agli altri».

Nel 2002 l’US Army Corps of Engineers  aveva proposto  alla tribù Biloxi-Chitimacha-Choctaw di trasferirsi, ma la comunità dei nativi americani Cajun, che da 170 anni vive sull’isola insieme agli indiani, aveva respinto l’offerta.

Naquin la pensa diversamente e già nel 2008 aveva detto all’Indian Country: «Non è il posto migliore, ma per loro questa è la loro storia e non vogliono muoversi. Per me, non è dove vivo o dove hanno vissuto mia madre e mio padre che mi rende un indiano, ma loro dicono hanno vissuto qui tutta la loro vita e i loro genitori prima di loro .Beh, questo è va bene, ma per quanto riguarda i loro figli?»

Nel 20143 un rapporto sulle tribù pubblicato da ProPublica aveva rivelato che la perdita e di territorio,  la subsidenza e l’erosione estrema lungo la costa sud-est della Louisiana potrebbe portare alla «più grande migrazione forzata per motivi ambientali nella storia del Paese». Lo stesso rapporto evidenziava che la colpa di questi cambiamenti nel Delta del Mississippi era da ricercare nei progetti  per aumentare la protezione dalle inondazioni e migliorare la produzione di petrolio e di gas.

Secondo l’US Geological Survey, l’Isle de Jean Charles si trova anche nell’area più vulnerabile all’innalzamento del livello del mare, indotto dal cambiamento.

L’accordo con l’HUD prevede che la tribù Biloxi-Chitimacha-Choctaw continuerà a mantenere la proprietà dell’isola anche dopo che l’avrà abbandonata e Naquin spiega che «Qusta terra contiene la nostra storia e i nostri cimiteri. Spero che duri altri 200 anni». Ma gli esperti dicono che l’Isola di Jean Charles verrà completamente sommersa dal mare entro 50 anni e scompariranno così anche importanti siti di nidificazione di uccelli marini. Un destino che secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration potrebbe riguardare gran parte della costa della Louisiana, dove il livello del mare sta aumentando di 10 millimetri all’anno, anche a causa della subsidenza provocata dall’estrazione di petrolio e gas.