Di nuovo protagonista la famigerata baia di Taiji

Un’altra strage di cetacei: tra i delfini prigionieri anche un raro cucciolo albino (VIDEO)

«Queste uccisioni disumane non sarebbero consentite in un qualsiasi macello nel mondo»

[20 gennaio 2014]

L’associazione ambientalista Sea Shepherd denuncia che «cinque diversi branchi di tursiopi sono stati guidati nella famigerata baia delle uccisioni di Taiji», resa famosa del documentario premio oscar “The Cove” che ha mostrato le sanguinose immagini della strage di cetacei perpetrata in questo tratto di mare costiero del Giappone. Il grande raggruppamento di delfini prigionieri nella baia di Taiji, del quale fanno parte individui di 4 specie diverse,  comprende molti giovani e cuccioli, tra i quali un rarissimo tursiope albino che vale milioni di dollari se venduto ad un acquario e che  resta aggrappato il più vicino possibile a sua madre. Gli ambientalisti ricordano che «In alcune culture, è tabù per catturare o comunque danneggiare gli animali albini, in quanto sono considerati “spiriti”  animali e si pensa che chi li caccia avrà sfortuna».

Intanto il 18 gennaio è cominciata la selezione dei  tursiopi  attraverso un procedimento violento e stressante: i cuccioli vengono divisi dalle madri ed alcuni vengono scelti per finire nei delfinari, altri vengono uccisi per ricavarne carne e ad altri ancora viene permesso di riguadagnare il mare aperto, accompagnati dai pescatori che li costringono a muoversi utilizzando lunghe pertiche con all’estremità una flangia metallica sulla quale i pescatori vibrano martellate, creando così una “barriera” di rumore che spinge i delfini verso il mare aperto. Lo stesso sistema viene utilizzato per portare i branchi di cetacei nella baia per catturarli.

I delfini ricacciati in mare di solito sono giovani inesperti, senza più la guida degli anziani che vengono uccisi o catturati, il che rende molto improbabile che riescano a sopravvivere. Dato che questo massacro si ripete ogni anno, sono già state distrutte  intere comunità di delfini che n migrano lungo la costa del Giappone.

Secondo i volontari del gruppo Cove Guardians di Sea Shepherd, che monitorano quanto sta avvenendo nella baia giapponese, «gli assassini di Taiji e gli addestratori di delfini  lavorano fianco a fianco per scegliere quelli ritenuti adatti per la cattività: i delfini “più belli” senza abrasioni o cicatrici visibili. Quelli presi prigionieri sono costretti a guardare mentre i restanti membri della loro famiglia vengono brutalmente uccisi per il consumo umano. La carne di delfino viene venduta dall’Unione dei pescatori di Taiji Fishermen’s Union, nonostante il fatto che contenga alti livelli di mercurio e altre tossine dannose».  Tre tursiopi sarebbero già stati via mare dal porto di Taiji all’Hotel Dolphin Resort, e 4 delfini pantropicali maculati i via camion verso Osaka.

Il 2014 a Taiji è iniziato malissimo per i delfini ed altri piccoli cetacei: in soli 9 giorni ne erano già stati catturati e macellati 176 sono stati macellati e 24 avviati ai delfinari.

Secondo i Cove Guardians ogni anno in Giappone vengono cacciati e macellati 20.000 tra delfini, focene e piccole balene e l’Impero del Sol Levante si rifiuta di firmare impegni e regolamenti per la tutela dei mammiferi marini vigenti praticamente in tutto il resto del mondo e di riconoscere  la necessità di proteggere questi animali in pericolo.  La più nota tra queste mattanze di cetacei si verifica proprio a  Taiji dal primo settembre e fino a marzo, con una breve interruzione invernale.  I pescatori raggruppano i branchi di intere famiglie di cetacei in baie poco profonde dove li massacrano senza pietà. Pugnalandoli direttamente nello sfiatatoio per recidere la colonna vertebrale. I delfini muoiono  lentamente dissanguati o annegano nel sangue del loro branco. «Queste uccisioni disumane – dicono a Sea Shepherd – non sarebbero consentite in un qualsiasi macello nel mondo».

Il massacro annuale dei delfini di Taiji era praticamente sconosciuto fino a che Sea Shepherd nel 2003 non pubblico foto scattate di nascosto, poi l’Accademy Award a The Cove  portò all’attenzione mondiale la brutale mattanza e l’intero procedimento di cattura, selezione ed avvio agli acquari dei cetacei più “fortunati”. I responsabili di tutto questo, i soci dell’Isana Fishermen’s union, da allora sono in perenne lotta con i Cove Guardians di Sea Shepherd.

Videogallery

  • From the Cove to Captivity Video Contest (English)