Ungulati, con la nuova legge abbattuti 100.000 cinghiali. Remaschi: «Siamo sulla strada giusta»

EcoRadicali: «E’ la “via giusta” verso l’autodistruzione». Soddisfatte Coldiretti e Cia

[24 febbraio 2017]

L’assessore regionale toscano all’agricoltura, Marco Remaschi, ha presentato i primi dati,  relativi ai cinghiali, dell’applicazione della contestatissima  legge 10 del 2016, approvata un anno fa per contenere la popolazione di cinghiali, caprioli, cervi e daini attraverso una intensificazione delle attività di caccia nelle aree agricole (quelle identificate come aree “non vocate”) e ha sottolineato che «I primi risultati della legge obiettivo sul contenimento degli ungulati ci dicono che siamo sulla strada giusta. Nel 2016, nonostante la legge sia stata attivata in ritardo in molte province, vi è stato un deciso aumento dei capi di cinghiale abbattuti (si è sfiorata quota centomila) e si è dato un primo contributo nel ridurre una popolazione che in Toscana è 4,5 volte superiore al normale e che ha creato gravissimi danni all’agricoltura”.

In una nota la Regione spiega che »Il dato più generale, quello sui prelievi complessivi di cinghiali effettuati in tutta la regione mostra un incremento netto rispetto agli altri anni con 93.306 capi abbattuti (erano stati 79.330 nel 2015 e 83.578 nel 2014 e 70.482 nel 2013). A questo dato vanno poi aggiunti i numeri delle aziende faunistiche di alcune Province che ancora non sono pervenuti alla Regione». Secondo Remaschi, «Alla fine il dato reale sarà di circa 100.000 capi – commenta Remaschi – un numero significativo specie in un anno ancora sperimentale e nel quale non sono state poche le difficoltà incontrate: basti pensare ai disagi sull’operatività degli Atc dovuti a varie cause (tra cui una sentenza della Corte Costituzionale) e ai ritardi nell’applicazione della legge che si sono registrati in diverse province: l’attivazione è arrivata nel migliore dei casi a giugno, ma in alcuni casi solo a settembre, pochi giorni prima dell’inizio della stagione venatoria. In così poco tempo  non si poteva certo risolvere un problema che esiste da venti anni. Ma si è cominciato a farlo avendo a disposizione una buona legge e grazie alla fattiva collaborazione dei cacciatori e delle associazioni di categoria».

L’assessore è convinto che i prossimi mesi saranno decisivi: «La possibilità di fare caccia di selezione nei mesi in cui cominciano le semine, quindi da marzo in poi, potrà diminuire considerevolmente i danni alle colture. Ho la speranza, credo fondata, che questo potrà aiutare l’ intero comparto agricolo a poter salvaguardare il frutto del proprio lavoro. La diminuzione degli ungulati permetterà anche di diminuire il numero degli incidenti sulle nostre strade che in troppi casi (una media di quasi 700 all’anno) sono correlati alla presenza di cinghiali e caprioli».

Completamente diverso il parere degli EcoRadicali, l’associazione ecologista di Radicali Italiani, che già prima dell’approvazione della legge aveva promosso un appello alla Regione e una manifestazione a Firenze, ribadendo che «la caccia è il problema, non la soluzione». Ora «Ad un anno dall’approvazione bi-partisan della Legge Remaschi, si hanno i primi dati – dicono gli ECORadicali –  A diffonderli proprio l’Assessore che ha dato il nome alla legge che prevede una espansione incontrollata dell’attività venatoria durante tutto l’anno: comprese le aree protette. L’Assessore annuncia con toni trionfalistici che 100.000 animali sono stati sterminati».

Il segretario degli EcoRadicali, Fabrizio Cianci, ricorda che «Il problema degli ungulati deriva proprio dall’immissione massiccia di esemplari allevati e importati dall’estero per il divertimento dei cacciatori. Per gli EcoRadicali, non a caso, la legge non affronta il tema dei ripopolamenti. Esemplari di ungulati continueranno quindi a essere immessi in modo da usare l’alibi dei danni all’agricoltura per continuare a sparare. Chi danneggia l’agricoltura è proprio la caccia»

Gli EcoRadicali mettono in guardia anche sui danni alla salute e la pubblica sicurezza: «Sono noti da anni gli studi dell’Ispra  rispetto all’inquinamento da piombo, antimonio, arsenico e plastica provocato dalle munizioni. Quella tracciata da Remaschi è la “strada giusta” verso l’autodistruzione. La Toscana è la prima regione d’Italia per numero di vittime in rapporto alla popolazione. Non c’è granché di cui andare orgogliosi».

La Regione ricorda che «Il prelievo di capi previsto dalla legge obiettivo è iniziato tra giugno e settembre del 2016: la prima Atc a partire è stata Firenze (15 giugno), l’ultima Grosseto (17 settembre). La scorsa estate è diventata operativa quela che la Regione ritiene  la parte più innovativa della legge: «quella relativa al prelievo nelle aree non vocate attraverso la tecnica della “selezione”. Per potervi partecipare ogni cacciatore ha dovuto richiedere l”abilitazione attraverso specifici esami (comprendenti anche una prova di tiro). I 9.000 cacciatori che hanno superato l’esame hanno poi potuto effettuare le proprie uscite di caccia ( ogni volta che esce il cacciatore deve darne comunicazione). La caccia di selezione ha portato, sino al 31 dicembre 2016, all’abbattimento di 4.581 cinghiali. Ma per avere il dato complessivo degli abbattimenti nelle aree non vocate a questo dato dobbiamo aggiungere altre due voci: il cosiddetto prelievo di “controllo” cioè effettuato esternamente all’attività venatoria dietro autorizzazione della Regione (e con il quale sono stati abbattuti altri 9.927 capi) e la caccia “in forma singola, girata e braccata” (6.653 capi abbattuti) effettuata nelle stesse aree non vocate durante il normale periodo della stagione venatoria.Complessivamente dunque il totale dei cinghiali abbattuti nelle aree non vocate, tra caccia di selezione, prelievo in controllo e caccia in forma singola è stato di 21.161. Se a questa cifra, 21.169, si aggiungono i 72.145 prelievi avvenuti in area vocata (quindi nelle aree delle attività più tradizionali di caccia) si ottiene il dato generale di 93.306 abbattimenti nel 2016».

Tulio Marcelli, presidente di Coldiretti Toscana, è soddisfatto: «Questi primi risultati ci dicono che la strada intrapresa è quella che noi abbiamo sempre sostenuto per un contenimento degli ungulati che creano enormi danni alle attività agricole. I dati forniti dalla Regione dicono che nel 2016 siamo arrivati ad un prelievo di circa 100.000 cinghiali. Al vertice Siena con 19.800 prelievi seguita da Grosseto con 18.400 e poi Firenze con 16.500 ed Arezzo con 14.400».

La più grande associazione agricola spiega che «Nel 2016, nonostante la legge sia stata attivata in ritardo in molte province, vi è stato un deciso aumento dei capi di cinghiale abbattuti che in Toscana è 4,5 volte superiore al normale e che ha creato gravissimi danni all’agricoltura. Nel solo 2016 sino al mese di novembre sono stati accertati danni per oltre 2 milioni e mezzo di euro. Il dato più generale, quello sui prelievi complessivi di cinghiali effettuati in tutta la regione mostra un incremento netto rispetto agli altri anni con 93.306 capi abbattuti (erano stati 79.330 nel 2015 e 83.578 nel 2014 e 70.482 nel 2013)».

Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Toscana, è convinto che «Quest’anno le cose andranno ancora meglio perché la legge viene applicata in modo più tempestivo così da ridurre la proliferazioni di cinghiali  in Toscana che ha ormai superato quota 230.000 capi,  che alterano gli equilibri ambientali con danni enormi a colture di pregio e comunque vitali per l’economia del territorio, come viti e cereali. Ci auspichiamo che presto  possano essere preservate tutte le aree non vocate del territorio toscano a seguito della nuova delimitazione delle aree vocate e non vocate al cinghiale. Su questo argomento Coldiretti Toscana ha già formulato una ipotesi chiara, che fa coincidere le aree in cui non possono essere presenti i cinghiali, e non solo, con quelle destinate alle attività agricole ed in riferimento alle quali vengono erogati gli interventi della Politica agricola Comune (Pac)».

Anche secondo la Confederazione italiana agricoltori (Cia) «La legge obiettivo sul contenimento degli ungulati sta iniziando a dare i primi risultati positivi, l’auspicio è che nel 2017 possa essere messa a regime in tutti territori interessati della Toscana. E’ vero che in un anno di tempo non si poteva pensare di risolvere completamente un problema annoso come quello degli ungulati nella nostra regione; ma è auspicabile che questo sia solo un punto di partenza per un deciso cambio di passo verso una messa a regime della legge in tutti i territori. Inoltre è necessario che gli Atc siano messi in condizione di svolgere le loro funzioni con omogeneità, con l’obiettivo di una piena attuazione della legge obiettivo con la priorità di contenere con tutte le forme previste, azioni efficaci di prevenzione per la sicurezza dei cittadini e stradale, interventi di prevenzione per salvaguardare le colture agricole, celere e totale risarcimento dei danni alle imprese agricole».