Uomini e lupi, in Abruzzo l’International Wolf Congress

Concluso il progetto Life Wolfnet, confronto su buone pratiche e accertamento danni alla fauna domestica

[5 novembre 2013]

A 40 anni circa dall’emanazione delle prime leggi di tutela dei lupi in Italia, nel Parco nazionale della Majella arrivano i lavori preparatori dell’International Wolf Congress, il convegno conclusivo del Progetto Life Wolfnet avviato dal 2010 e cofinanziato dalla Commissione Europea.

Al summit sul lupo sono attesi i più noti ricercatori, biologi, naturalisti, veterinari, provenienti da Usa, Canada e da 10 diversi Paesi Europei che dal 6 all’’8 novembre a Caramanico Terme) parteciperanno al confronto tecnico-scientifico sulla gestione del lupo in tutto il mondo.

Anche se i problemi non mancano, sono lontani, infatti, i giorni in cui il lupo rischiava di scomparire. Ma la ripresa delle popolazioni di lupo, anche nle nostro Paese, rendono la convivenza con questo magnifico  predatore né semplice né scontata.

Oggi a Sulmona, dove sono presenti i rappresentanti di aree protette, regioni appenniniche, ministeri dell’ambiente, della salute e dell’agricoltura, Corpo forestale dello Stato, associazioni di categoria dei portatori d’interesse, si lavora per siglare un patto per la conservazione del lupo  e tracciare, per la prima volta in modo congiunto, la strategia per la coesistenza tra lupo e uomo nell’Appennino.

Antonio Nicoletti, responsabile Aree protette di Legambiente, associazione partner del progetto e tra gli organizzatori del Congresso, sottolinea che «Gli esiti del progetto Life Wolfnet forniranno un contributo all’aggiornamento del piano d’azione nazionale sul lupo, il network istituzionale che si è costituito in questi anni si trasformerà in un network permanente per la condivisione di azioni, metodologie, conoscenze e attività per la tutela del lupo sull’Appennino. Stiamo lavorando all’approvazione di un documento finale di progetto che conterrà le linee guida per la gestione del lupo nei prossimi anni e che consegneremo al ministero dell’Ambiente come contributo al prossimo Piano d’Azione Nazionale».

Secondo Oremo Di Nino, direttore del Parco Nazionale della Majella, «Il progetto Life Wolfnet ha consentito di mettere a punto metodiche innovative sia per la prevenzione dei danni da lupo, sia per contrastare e ridurre l’uccisione illegale di questa specie protetta. A cominciare dai Gos, i gruppi operativi specialistici, che intervengono sulla scena del crimine come veri e propri Ris».

I Gos sono composti da operatori dei  tre parchi della Majella, Pollino e Foreste Casentinesi  e da forze della Polizia provinciale dell’Aquila che intervengono insieme alla Forestale in caso di ritrovamento di lupi morti, «Per accertare le modalità dell’uccisione, o in caso di danni alla fauna domestica, per valutare se la predazione è stata opera del lupo o è riferibile ad altro – spiegano a Life Wolfnet – Questa modalità d’intervento professionale consente di rinvenire tracce e dettagli che sfuggirebbero a un occhio non esperto e di risalire quindi alle modalità delle uccisioni. Le indagini vengono compiute con il supporto della medicina criminale veterinaria e tutte le informazioni sono comunicate all’autorità giudiziaria».

Un’altra delle innovazioni messe a punto è quella del “gregge del parco”:  parchi del Pollino e della Majella che ognuno hanno costituito un gregge di pecore destinato al risarcimento degli allevatori che subiscono perdite di animali. «Un risarcimento effettivo e totale del danno, in tempi rapidi: a chi viene uccisa una pecora ne viene restituita un’altra, prelevata appunto dal gregge del parco – dicono a Legambiente –  Il sistema si rifà al contratto di “soccida” della tradizione abruzzese e prevede soltanto una spesa iniziale. Le pecore del parco sono affidate ad alcuni allevatori che le gestiscono insieme alle proprie; il 25% dei nuovi nati vanno a integrare il gregge del parco, il 75% viene riconosciuto all’allevatore per il suo impegno».

Altra cosa fondamentale sono i “protocolli operativi per l’accertamento del danno”, che prevedono un standard condiviso dai tre parchi coinvolti nel progetto che non lascia dubbi interpretativi sulla natura della predazione, ossia se questa sia opera di lupo o altro: «Una modalità operativa comune che consente di ridurre i tempi burocratici e quelli del risarcimento, ma anche di tracciare il quadro delle aree più vulnerabili e di prevedere misure di mitigazione adeguate al rischio di predazione da parte del lupo».