Valanga di firme contro i richiami vivi. Lipu: «I senatori possono passare alla storia»

PD diviso in aula. Puppato: «Governo rispetti direttiva UE e non ceda a lobby caccia»

[16 luglio 2014]

Sono 80.000 le firme raccolte in meno di 24 ore dalla petizione online lanciata da Avaaz insieme all’Ente nazionale protezione animali (Enpa) per chiedere al Parlamento di vietare la pratica dei richiami vivi.  La raccolta di firme ha preso ulteriore slancio dopo che ieri Lac-Lega per l’Abolizione della Caccia e Comitato contro la distruzione degli uccelli (Cabs) avevano ricordato che  si stanno votando «Gli emendamenti nelle Commissioni 10° e 13°(Ambiente)  del Senato, in merito alla conversione del decreto-legge governativo 91/2014 dello scorso 24 giugno in materia di ambiente ed agricoltura. Per rispondere, tra l’altro,  a due distinte procedure di infrazione in materia di tutela della fauna selvatica, per violazioni della direttiva Habitat del 1992 e della Direttiva per la tutela dell’avifauna del 1979, il decreto legge ha rispettivamente  limitato ad un massimo di 3 le munizioni utilizzabili con le carabine semiautomatiche per la caccia ai grandi mammiferi (come cervo, daino, capriolo, camoscio, cinghiale), ed ha previsto misure più stingenti per la cattura e la detenzione di uccelli selvatici da destinare a richiami vivi nelle cacce da appostamento ai migratori».

Secondo Lac e Cabs questa potrebbe essere la volta buona «Per abolire del tutto la barbara pratica dei richiami vivi utilizzati dai cacciatori durante le cacce condotte da “capanni” fissi o temporanei. In pratica uccelli come merli, tordi, allodole, cesene, pavoncelle,  spesso catturati allo stato selvatico in impianti provinciali autorizzati (ma frequentemente anche di frodo), sono tenuti a vita imprigionati in gabbbiette di circa 25 centimetri di lato per fungere come richiamo vivo per attirare i migratori della medesima specie e portarli a tiro dei fucili». Per questo le due associazion i protezionistiche «Sostengono alcuni emendamenti presentati da senatori sia dell’opposizione (come M5S e SEL) che della maggioranza, volti a vietare in modo drastico questa crudele ed incivile  pratica, e fanno appello a tutti i senatori affinché convergano su almeno uno di questi emendamenti all’art. 16 del decreto legge 91/2014, ponendo fine una volta per tutte a questa barbarie che coinvolge centinaia di migliaia  di piccoli “prigionieri alati” sottratti al volo libero in natura».

Anche Enpa ed Avaaz dicono che «Le Commissioni Ambiente e Industria del Senato stanno per votare un emendamento che introduce questo divieto, supportato da senatori di ogni schieramento, inclusi decine nel PD, ma al quale si oppongono i senatori vicini alle posizioni dei cacciatori come Massimo Caleo, capogruppo PD in Commissione Ambiente».

Luca Nicotra, rappresentante di Avaaz in Italia, sottolinea: «Come ha ribadito anche l’Europa, non è degno di un paese civile accettare che decine di migliaia di uccelli vengano segregati, mutilati e accecati ogni anno per assecondare il divertimento di pochi cacciatori. Quasi centomila persone stanno chiedendo al governo e al PD di fare la scelta giusta e di mettere fine a questo orrore».

Lo scontro è anche interno al PD e la senatrice democratica Monica Cirinnà, prima firmataria dell’emendamento che introduce la messa la bando dei richiami vivi, replica alle dichiarazioni del suo collega di partito Caleo che dice che questa pratica è consentita anche in Spagna, Francia, Portogallo e Finlandia. «L’Italia non deve allinearsi con i peggiori, con quella minoranza di Paesi europei che continua a violare le direttive comunitarie! Mi spiace molto che il mio partito, che ora è anche alla guida dell’Europa, perda di vista questi principi di civiltà per star dietro agli interessi dei dirigenti delle regioni rosse che ancora sperano di recuperare consensi con i voti dei cacciatori. Quelli del mio partito dovrebbero semmai tenere conto della valanga di adesioni che sta raccogliendo la petizione per fermare questa barbarie, crudele quanto inutile: i richiami vivi sono una crudeltà inutile, perché oggi sono disponibili simulatori di richiami di ogni genere e gratuitamente: basta cercarli su Internet!»

Anche la senatrice PD Laura Puppato,  della Commissione Ambiente e seconda firmataria dell’emendamento Cirinnà dice che «Il governo non può cedere alle fortissime pressioni delle lobby dei cacciatori. Non ci si può arrampicare sugli specchi, vietando questa pratica a livello nazionale per poi consentirla tramite la riabilitazione delle deroghe regionali. La disposizione europea parla chiaro: i richiami vivi sono una pratica inaccettabile, in particolare quando si catturano uccelli migratori con l’uso di reti. Perfino gli amanti della caccia come leale sfida tra uomo mi dicono che questa pratica secondo loro è una frode e una scorrettezza che ne distrugge lo spirito. Non è un caso che un numero così massiccio di cittadini, animalisti e non solo, stia firmando questa importante petizione per chiedere di porre fine a questa vergogna».

Anche Fulvio Mamone Capria, presidente Lipu-BirdLife Italia , ha rivolto un appello ai parlamentari: «I senatori possono oggi passare alla storia con un voto per l’Europa, il diritto alla migrazione, il rispetto degli animali. Non perdano questa straordinaria occasione. E’ bene ricordarlo: i richiami vivi sono piccoli uccelli migratori la cui esistenza di natura, viaggio e libertà viene bruscamente interrotta da una rete che li cattura e da una gabbia di pochi centimetri che li tiene prigionieri per tutta la vita. Un abominio, contro natura e contro le regole del buon senso, che ha spinto 50mila italiani a firmare in poche settimane la petizione della Lipu e successivamente centinaia di migliaia di persone ad aderire alla richiesta di abolizione. Va inoltre sottolineato che la cattura dei piccoli uccelli è una pratica vietata dalla direttiva Comunitaria, ma che l’Italia ha continuato a svolgere per anni, catturando ufficialmente oltre 1 milione di merli, allodole, tordi, fino a quando l’Europa è intervenuta a chiedere un cambio di rotta.

Il Governo, con la legge europea votata alla Camera, aveva approvato un testo che però la Commissione europea aveva già visionato e bocciato, aprendo anzi contro l’Italia la procedura di infrazione 2006/2014. Il Decreto 91, domani in votazione in Commissione al Senato, corregge in parte l’errore di quella legge, ma è ancora insufficiente, perché, pur vietando le catture, ritiene ancora ammissibile l’uso dei richiami vivi da allevamento e lascia aperte le possibilità di nuove catture in deroga.  Per questo abbiamo chiesto ai senatori di emendare il testo, con una proposta che abolisca del tutto la pratica e finalmente metta al riparo l’Italia da infrazioni, sanzioni e da non improbabili atti di bracconaggio. C’è una grande chance, per l’Italia, di fare un passo avanti storico sulla strada della civiltà. I nostri senatori non perdano questa chance. Si iscrivano nel libro della storia dal lato buono della pagina: quello di chi ripudia la violenza sugli animali selvatici e rispetta la natura».