Vanuatu distrutta dal ciclone Pam: intere foreste delle isole rase al suolo (Fotogallery)

Manca il cibo, grossi problemi nelle isole più remote e a Tuvalu

[24 marzo 2015]

L’allarme lo aveva lanciato già il 18 marzo David Tosul, ministro all’agricoltura, bestiame, silvicoltura, pesca e bio-sicurezza di Vanuatu: «Il ciclone Pam di categoria 5 che ha devastato tutta la nostra  nazione insulare di Vanuatu il 13 e 14 Marzo 2015 ha fortemente compromesso la capacità della nostra popolazione di potersi alimentare.  Ricognizioni aeree e terrestri confermano che i banani ed altri alberi da frutto sono andati definitivamente distrutti. Le nostre verdure a foglia sono decimate. Ancora peggio, le nostre radici commestibili coltivate sono state irrimediabilmente danneggiate dalla tempesta lasciandole ora a marcire nel terreno».

Gli esperti agricoli avevano detto che la popolazione di Vanuatu entro questa settimana sarebbe stata a corto di cibo e che il governo avrebbe dovuto iniziare immediatamente a distribuire aiuti alimentari in tutte le isole, in alcune delle quali non è rimasto in piedi nemmeno un albero, trasformando le lussureggianti foreste tropicali in un cimitero e nessuno sa che fine a fatto la biodiversità che custodivano.

Ma a preoccupare attualmente è quel che accadrà nell’immediato a questo popolo di isolani che ha nella sua bandiera il simbolo del bene più prezioso della nazione: una zanna di maiale: negli arcipelaghi che formano Vanuatu le scorte di prodotti locali sono spesso molto limitate e il governo centrale di Port Vila sta cercando disperatamente aiuti per almeno di 2 milioni di dollari per acquistare cibo e spedirlo nelle isole dove Pam si è portato via tutto. Tosul dice che le scorte di cibo dei negozi nelle isole maggiori dureranno al massimo solo fino alla fine di marzo e che i fornitori locali non saranno in grado di fornire nessun tipo di prodotto fino alla fine di aprile, per questo  il governo di Vanuatu ha anche avanzato richieste urgenti di riso, biscotti e prodotti in scatola contenenti proteine almeno fino alla fine di giugno, quando i semi piantati subito dopo il disastro potranno cominciare a dare i loro frutti.

«Il nostro popolo è piegato  –  ha detto Tosul – ed è estremamente grato per la fornitura del sostegno globale a Vanuatu e chiede che tutti i nostri partner e amici a continuino a seguire protocolli di coordinamento per gli aiuti di Stato. Grazie e che Dio benedica Vanuatu».

Il ciclone Pam ha fatto almeno 24 vittime e distrutto più di 3.300 abitazioni ma anche la minuscola Tuvalu è stata spazzata via dal ciclone ed ha chiesto aiuto. L’invocazione dei due piccoli s Stati insulari è stata accolta dal Secretariat of the Pacific Community (Spc) , che ha inviato specialisti per aiutare i governi nei loro sforzi per riprendersi da un disastro immane. Un responsabile dell’Spc sta lavorando a stretto contatto con gli staff di Pacific Islands Emergency Management Alliance, le agenzie Onu e la Croce Rossa, in particolare per quanto riguarda le preoccupazioni che  he da coordinatore centrale del Spc a  Vanuatu, lavorando a stretto contatto con il governo, le agenzie delle Nazioni Unite e la Croce Rossa. profonde preoccupazioni sono state sollevate dal Vanuatu Fisheries Department dopo una valutazione preliminare dei danni subiti dagli allevamenti di pesci e gamberi, che richiedono urgente attenzione, dato che la pesca e l’acquacoltura a Vanuatu sono  una fonte primaria di proteine ​​alimentari in Vanuatu. Un team Spc-Vanuatu Fisheries Department sta valutando la situazione ad Efate e nelle altre isole dove ci sono impianti di acquacoltura, come Espirito Santo e Tanna, una delle più devastate da Pam.

Intanto il Water and Sanitation Programme Spc sta fornendo supporto tecnico al Tuvaluan National Disaster Management Office, per ripristinare la distribuzione dell’acqua ed i servizi igienico, mentre un responsabile della Land Resources Division Spc, Sainimili Baiculacula, sta collaborando con il governo di Port Vila per  censire i danni alle colture e valutare le conseguenze più ampie sull’agricoltura nelgli arcipelaghi più remoti di  Tuvalu isole.

Insomma, di fronte al disastro gli altri piccoli Paesi insulari si stanno muovendo, mettendo a disposizione le loro scarse risorse: «I governi delle nazioni del Pacifico colpiti dal ciclone tropicale Pam si sono assunti la responsabilità di rispondere al ciclone Pam in base ai loro meccanismi ben definiti per coordinare gli sforzi di risposta alle catastrofi – ha detto il direttore generale dell’Spc Colin Tukuitonga – i nostri tecnici ed esperti scientifici sono in grado di dare una mano in base all’assistenza specialistica della quale i nostri membri hanno bisogno e sono nella posizione migliore per garantire sia  un recupero veloce che sul lungo periodo. Il nostro sforzo sostanziale sarà quello di lavorare con i nostri governi e le organizzazioni internazionali, come ad esempio la Banca mondiale, per tracciare un obiettivo e pianificare bene per il post-disastro abbiamo  bisogno in particolare di fare una valutazione a  Vanuatu».

Per questo gli esperti di GIs e di valutazioni dei disastri del Spc hanno analizzato le immagini satellitari di Vanuatu fornite dalla Digital Globe, per confrontare il prima e dopo Pam nei centri abitati del Paese e stanno realizzando una ventina di mappe per quantificare e classificare i danni visibili agli edifici e ad altre infrastrutture.

Anche Tukuitonga però è molto preoccupato per la sicurezza alimentare delle comunità che vivono sulle isole esterne remote e nelle zone rurali in Vanuatu e Tuvalu, l’altro minuscolo Stato – con soli 10.000 abitanti – di cui nessuno parla ma i cui atolli sono stati letteralmente sommersi dalle onde dell’uragano. «Nelle prossime settimane, la maggior parte delle famiglie che dipendono pesantemente dalle loro coltivazioni locali avranno difficoltà – ricorda detto il direttore generale dell’Spc – La disponibilità di proteine ​​animali dalle comunità sarà un problema a causa dei polli e degli altri animali domestici che sono andati  persi nel ciclone. Per questo l’obiettivo primario ora è quello di determinare il modo per garantire che le comunità abbiano accesso a un continuo approvvigionamento di proteine ​​di pesce ed al nutrimento».