La pagella di Goletta Verde

Veneto, ecco come stanno spiagge e fiumi

Fortemente inquinante le foci del Po delle Tolle, dell’Adige, del Brenta e del Piave

[11 agosto 2014]

Dai campionamenti effettuati dai tecnici di Goletta Verde in Veneto è emerso che 5 campionamenti su 11 «hanno evidenziato la presenza di scarichi non trattati adeguatamente con una carica batterica che superava per quattro di questi punti di almeno il doppio i valori consentiti dalla normativa vigente, con un giudizio quindi di “fortemente inquinato”. Le situazioni più gravi sono state riscontrate alle foci del Po delle Tolle, dell’Adige, del Brenta e del Piave. “Inquinato” il punto di campionamento eseguito a Caorle, nei pressi della bocca di porto Falconera».

Contenuta entro i limiti di legge la carica batterica riscontrata alla Laguna del Mort (Eraclea mare) e per i prelievi effettuati alle spiagge di Marina di Caleri (località Caleri di Rosolina Mare); di San Nicolò (Lido di Venezia); a Porto Santa Margherita (comune di Caorle, presso via Lepanto) e alla spiaggia Brussa-Bibione Pineda (porto Baseleghe di San Michele al Tagliamento).

Gli ambientalisti sottolineano che si tratta di «Criticità di certo non nuove in questa regione e proprio per questo è ormai indispensabile che la giunta della Regione Veneto affronti la sfida della depurazione con urgenza e determinazione. Per questo Legambiente chiede a Regione e amministrazioni comunali, sia costiere che dell’entroterra, che «Si attivino immediatamente per risolvere questo grave deficit depurativo e non compromettere ulteriormente una delle principali risorse di questo territorio. La salute del mare è indissolubilmente legata a quella dei corsi d’acqua, come dimostrano anche le nostre analisi. Per questo l’appello ad agire subito ed efficacemente sul fronte dei contratti di fiume».

I risultati di Goletta Verde sull’inefficienza depurativa della regione sono confermati dai dati del Censimento Istat delle acque per uso civile (riferiti all’anno 2012) secondo i  quali «Confluiscono in impianti di depurazione (secondari o avanzati) appena il 48,8 per cento dei carichi urbani complessivi, rispetto alla già bassa media italiana del 57,6 e del 57,9 del Nord-est. I numeri dell’Istat sui carichi inquinanti civili trattati da impianti sono davvero imbarazzanti per una delle regioni più industrializzate del ricco Nord Est». Per gli ambientalisti, «E’ ora di sanare questa ferita per un bacino sensibile come l’Alto Adriatico. Servirebbe monitorare maggiormente le foci dei fiumi, che portano l’inquinamento dell’entroterra che è anche dovuto alla depurazione solo parziale di grandi città come Padova, e mantenere un campionamento ed un monitoraggio nei pressi delle spiagge più prossime a quelle foci; dove negli ultimi anni infatti, Goletta Verde, ha più volte dimostrato situazioni di criticità».

L’Unione Europea, dopo già due condanne a carico del nostro Paese, ha nuovamente avviato  una procedura di infrazione ai danni dell’Italia per il mancato rispetto della direttiva comunitaria sul trattamento delle acque reflue che coinvolge 37 agglomerati urbani veneti per i quali non è stato dimostrato che tutto il carico generato riceve un adeguato trattamento secondario o addirittura non risultano impianti costruiti. «Tra questi – sottolinea Goletta Verde – spiccano molti agglomerati dell’entroterra, a dimostrazione di come il problema della depurazione e della qualità delle acque del mare non dipenda soltanto dai comuni costieri. Tra gli agglomerati urbani finiti sotto la lente d’ingrandimento dell’Ue c’è anche quello di Venezia (per un totale di 97.637 abitanti equivalenti). Secondo la documentazione trasmessa dalle autorità italiane a Bruxelles, l’agglomerato urbano di Venezia non rispetta l’articolo 5 della direttiva 1991/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane perché “la capacità dell’impianto di trattamento è inferiore al carico in entrata e non è dimostrato che tutto il carico generato in questo agglomerato riceve un adeguato trattamento. Le Autorità indicano che nessuna riduzione dell’azoto è applicata”».

Anche nella penultima tappa dell’imbarcazione ambientalista, Serena Carpentieri, portavoce di Goletta Verde, ripete il mantra comunicativo di questo tour 2014 lungo le coste italiane: «L’obiettivo del nostro monitoraggio è quello di mettere in luce le situazioni critiche che ancora permangono lungo la costa, prelevando i nostri campioni nei tratti di mare con maggiore afflusso di bagnanti o proprio laddove intravediamo un rischio più elevato di inquinamento, così come viene indicato anche dal decreto legislativo 116/2008 Il nostro fine è quindi diverso da quello delle autorità preposte, alle quali non vogliamo sostituirci, ed è indirizzato a scovare le criticità di un sistema depurativo che in Veneto, cosi come nel resto del Paese, funziona purtroppo a singhiozzi ed è ancora del tutto insufficiente per tutelare la salute del mare e dei cittadini. Pur non assegnando patenti di balneabilità è evidente che la fotografia scattata da Goletta Verde raffigura una regione in evidente difficoltà sul fronte della depurazione. A dirlo non è solo Legambiente ma anche l’Unione Europea. Rischiamo anche in questo caso di pagare multe salatissime che graveranno su tutti i cittadini, soldi che potrebbero essere, invece, investiti sull’adeguamento dei depuratori».

Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, conclude: «Siamo ancora molto indietro sul fronte depurazione oltre che sul raggiungimento degli obiettivi europei sulla qualità dei corsi d’acqua che entro il 2015 devono o, meglio, dovrebbero registrare uno stato ecologico buono. È ridicolo che la nostra regione spenda giustamente tante parole sul ruolo del turismo e delle eccellenze territoriali, senza mettere in campo fatti e azioni concrete per sanare irregolarità evidenti e non gravare economicamente e ambientalmente sui cittadini veneti. E’ evidente il ruolo di cartina di tornasole dei corsi d’acqua che evidenziano problemi che sono non solo sulla costa ma anche a monte, a causa di depuratori non funzionanti e scarichi illegali, che in ogni caso “consegnano” il loro apporto inquinante ai nostri mari. Non possiamo affidarci unicamente al mare e alla sua capacità depurativa per risolvere i problemi e non possiamo dare per scontato che i fiumi debbano essere inquinati. Chiediamo all’assessore Conte di non perdere ulteriore tempo, di dare priorità agli investimenti a favore della qualità del mare e dei fiumi. Ci aspettiamo che il prossimo tavolo nazionale sui contratti di fiume, che la Regione Veneto ha fortemente voluto ospitare, non sia l’ennesima occasione persa. Questo appuntamento deve essere l’occasione per recuperare i ritardi e attivare una reale partecipazione di enti, associazioni e cittadini alla definizione di obiettivi e strumenti. Una condivisione che fino adesso è mancata».