Veneto, sequestrato dalla Forestale un campo di mais Ogm

Legambiente: «Fatto grave e assurdo, chiediamo un aumento dei controlli per proteggere la qualità dell'agricoltura italiana»

[8 luglio 2016]

ogm pesci

Il Corpo forestale dello Stato ha scoperto e sequestrato un campo illegale di mais geneticamente modificato Mon810 alle porte di Rovigo, in Veneto: un altro caso scoperto nei campi del nord-est italiano, dove ha ormai fatto storia il caso dell’agricoltore Fidenato in Friuli. 

La piantagione di mais transgenico è stata scoperta nel  Comune di Guarda Veneta e il Corpo forestale dello Stato spiega che «La contaminazione è stata confermata dal campionamento delle foglie che sono state analizzate presso il laboratorio dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche. Il terreno è stato, quindi, sottoposto a sequestro preventivo». La piantagione è stata distrutta sotto la costante vigilanza del Cfs che verificherà  il corretto smaltimento delle piante ormai quasi in fase di fioritura, impedendo così, con ogni probabilità, la diffusione di pollini e la conseguente contaminazione delle confinanti colture.

«Quello che è accaduto in Veneto – commenta Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente –  è veramente assurdo, dato che l’Italia ha richiesto e ottenuto che fosse bandita sul proprio territorio la coltivazione del Mon810. La coesistenza tra produzioni transgeniche e convenzionali è rischiosa perché non si può escludere il rischio di inquinamento genetico e, quindi, il danno economico per i produttori non ogm e la perdita di biodiversità. Casi di contaminazione sono stati rintracciati anche nell’ultima indagine del Corpo Forestale dello Stato, in Friuli Venezia Giulia, dove è stato coltivato mais Ogm in barba ai divieti della legislazione. Una coltivazione ogm che fa male all’ambiente, all’agricoltura, alla legalità e alla salute dei cittadini e che rappresenta uno schiaffo al territorio Polesine dalla vocazione agricola che, negli ultimi anni, ha fatto sforzi ingenti per la conversione del proprio modello agricolo da intensivo a produzioni di alta qualità. Oggi, più che mai, l’agricoltura di qualità e sostenibile può essere il più importante alleato per le attuali sfide ambientali e per lo sviluppo dell’economia verde, che l’Italia non può e non deve perdere».

In un comunicato il Cfs informa che «Saranno, comunque, effettuate delle analisi sui campi confinanti a quelli contaminati al fine di verificare eventuali commistioni e applicare la normativa sull’utilizzo di prodotti geneticamente modificati. Il sequestro della piantagione di mais in provincia di Rovigo rientra nell’ambito di un programma di controlli da parte del Corpo forestale dello Stato teso a verificare l’utilizzo di organismi geneticamente modificati (OGM) in agricoltura, su tutto il territorio nazionale, anche mediante l’uso di test che rilevano la presenza dell’endotossina specifica per il MON810».

Per Legambiente è ora urgente e fondamentale che si facciano tutti i possibili accertamenti e controlli, per verificare che si tratti di un caso isolato e non il “nodo” di una rete di illegalità tra agricoltori e distributori di sementi. Il ruolo del Corpo forestale dello Stato, anche stavolta si è dimostrato indispensabile al compito, e per questo dal Cigno verde tornano a ribadire che vengano forniti mezzi e risorse per svolgere al meglio il proprio ruolo.

«Il caso dell’imprenditore di Frassinelle Polesine che ha piantato mais geneticamente modificato in un campo di sei ettari nel comune di Guarda Veneta – aggiunge Giorgia Businaro, direttore Regionale di Legambiente Veneto è un esempio di quella mentalità italiana che porta a dire: io ci provo, in barba alle leggi, senza considerare le conseguenze che si avranno sulla biodiversità e sulla qualità delle produzioni locali, ci provo per avere guadagni facili con investimenti limitati. Alla Regione Veneto chiediamo di convocare il prima possibile un tavolo di lavoro con le forze dell’ordine e le associazioni interessate per affrontare subito la questione, evitando il ripetersi di quanto già accaduto in Friuli Venezia Giulia. Infine un plauso e un sentito ringraziamento vanno agli uomini del Corpo forestale dello Stato, senza il loro tempestivo intervento questa vicenda avrebbe potuto avere conseguenze gravissime».