Comunicano per sincronizzare la schiusa delle uova e socializzare

Che verso fanno le tartarughe? La scienza scopre che non sono sorde… e neanche mute [VIDEO]

Un campionario di suoni inaspettato: cinguettii, clic, miagolii, e chiocciamento

[30 luglio 2014]

Le tartarughe sono tra i più antichi rettili viventi,  con ancora centinaia di specie terrestri e di acqua dolce presenti in tutto il mondo. Molte  sono state studiate a fondo e gli scienziati conoscono le loro diverse storie evolutive, i tassi metabolici e il modo in cui le temperature determinano il sesso, eppure fino a poco tempo fa la scienza non sapeva che le tartarughe emettessero e sentissero suoni. Ora due studi, “First Evidence of Leatherback Turtle (Dermochelys coriacea) Embryos and Hatchlings Emitting Sounds”, pubblicato su Chelonian Conservation and Biology da un team brasiliano-messicano, e  “Sound Communication and Social Behavior in an Amazonian River Turtle (Podocnemis expansa)”, pubblicato su  Herpetologica  da ricercatori brasiliani e statunitensi (alcuni dei quali hanno partecipato ad entrambe le ricerche), colmano alcune delle principali lacune sulla comunicazione tra questi antichissimi rettili.

La Podocnemis expansa,   è una delle più grandi tartarughe d’acqua dolce del mondo, raggiunge spesso un metro di lunghezza e 90 kg di peso, vive nel bacino amazzonico ed è abbastanza sociale, con le femmine che si riuniscono in grandi gruppi per deporre le uova lungo le rive del fiume. Per questo è oggetto di bracconaggio e alcune popolazioni sono in forte diminuzione per la sovra-raccolta delle  uova e dei piccoli. La tartaruga marina liuto è la più grande tartaruga vivente, con una lunghezza media di  2,2 metri ed un peso di circa 380 Kg, ma alcuni esemplari sono molto più grossi: fino a 3 metri e 916 Kg. Le tartarughe liuto sono a rischio estinzione e minacciate dalla pesca e dall’ingestione di rifiuti marini, mentre le uova ed i piccoli continuano ad essere raccolti in diversi Paesi.

Ci sono pochi studi che documentano la comunicazione acustica tra i chelonidi, la famiglia dell’ordine dei testunidati che riunisce 6 delle 7 specie esistenti di tartarughe marine, e con il primo studio  un team di ricercatori brasiliani dell’Instituto Nacional de Pesquisas da Amazônia e  Universidade Federal do Rio Grande do Norte e messicani del Centro Mexicano de la Tortuga, forniscono ulteriori prove che il suono svolge un ruolo importante nello scambio di informazioni tra le tartarughe marine.

Nel marzo 2012, i team brasiliano-messicano ha registrato, i suoni provenienti da 12 nidi di tartaruga liuto (Dermochelys coriacea) sulla spiaggia di Barra de Cruz, ad Oaxaca, in Messico e dice che « Dopo 51 giorni di incubazione, dalle registrazioni dei nidi sono stati identificati quattro tipi di suoni; i nostri risultati rafforzano l’idea che i suoni sono importanti per coordinare il comportamento di gruppo nelle tartarughe».

Ma perché gli scienziati ci hanno messo così tanto per scoprire questo aspetto del comportamento delle tartarughe?.  Richard Vogt, un erpetologo del Centro de Estudos de Quelônios da Amazônia dell’Instituto Nacional de Pesquisas da Amazônia e direttore del  Center for Amazon Turtle Conservation, che ha partecipato ad entrambi gli studi, ha detto a Mongbay che dipende dal fatto che «Nessuno lo aveva studiato, perché gran parte della letteratura sui rettili pubblicato negli anni ’50 affermava che le tartarughe erano sorde come un ceppo e non vocalizzavano e tutti ci avevano subito  creduto senza indagare». Comunque Vogt non è rimasto molto sorpreso quando i due diversi team di ricerca hanno scoperto che una tartaruga marina su una spiaggia del massico ed una tartaruga fluviale in Amazzonia emettono suoni. Già negli anni ’70, quando stava facendo la sua tesi di dottorato all’’università del Wisconsin – Madison sul corteggiamento delle “tartarughe falsa carta geografica’’ (Graptemys pseudogeographica) aveva notato che i maschi aprivano e chiudevano la bocca per eccitare le femmine vibrazioni dell’acqua e non mordendole come fanno altre specie. Ma allora solo la Marina Usa aveva idrofoni e nelle università statunitensi si era in piena contestazione contro  la guerra in Vietnam, quindi  Vogt pensò bene di non rivolgersi ai militari. Ha ripreso quelle intuizioni nel  2005, quando uno studente australiano ha immerso un idrofono in un acquario che ospitava  tartarughe Chelodina longicollis e ha scoperto che stavano vocalizzando.

In seguito ha studiato il fenomeno tra le tartarughe del Rio delle Amazzoni e spiega che «Una delle ragioni per cui i suoni non sono stati rilevati prima è stata la mancanza di apparecchi di controllo adeguati. I suoni sono al livello più basso della gamma udibile umana, così difficilmente le persone con più di 40 anni possono udirli, ma i giovani possono ascoltare gli “hatchlings” delle tartarughe che emergono dal nido. I suoni oltre ad essere a bassa frequenza sono anche a basso volume e infrequenti, quindi facili da trascurare. Basta il movimento di qualcuno che nuota per fare abbastanza rumore da bloccare i suoni delle  tartarughe». I due studi si sono occupati di due specie molto diverse: le tartarughe giganti del Rio delle Amazzoni (Podocnemis expansa) e le enormi tartarughe marine liuto ed hanno scoperto che le tartarughe di fiume vocalizzato in tutti i tipi di situazioni, dalle interazioni tra adulti alla comunicazione della schiusa, mentre le tartarughe marine sono meno sociali e le vocalizzazioni sono state registrate durante la cova e poi la dispersione della nidiata in mare.

I due studi hanno scoperto che entrambe le specie vocalizzano durante la cova, con i suoni che  Vogt descrive come cinguettii, clic, miagolii, e chiocciamento. Secondo lui, anche altre specie di tartarughe emettono suoni durante la schiusa e lo fanno in modo da coordinare proprio la schiusa» «Penso che, in una certa misura, tutte le tartarughe vocalizzino sott’acqua. Alcune specie di tartarughe sono più sociali rispetto ad altri e quindi comunicano di più. I piccoli di diverse specie di tartarughe marine e le tartarughe giganti del Rio delle Amazzoni (Podocnemis expansa ) cominciano ad emettere suoni nell’uovo fino a 10 giorni prima della uscita, per stimolare il “thatching” sincrono,  e poi la sincrona per scavare ed uscire fuori dal nido, ed i vocalizzi continuano mentre entrano nell’acqua».

Ma perché questi rettili avrebbero evoluto questo comportamento? Secondo Volk, l’uscita in massa da un nido dei piccoli consente a più tartarughine di sopravvivere ai pericolosissimi primi minuti di vita all’aperto, dove li aspettano molti predatori affamati. Il numero confonde i loro nemici ed alla fine un paio di tartarughe riusciranno a sopravvivere anche in mare ed a ritornare sulla loro spiaggia natale per dar vita ad una nuova generazione di piccoli rettili “chiacchieroni”.  Se le tartarughe liuto ci tengono a migrare  in un gruppo coeso,  quelle delle Amazzoni hanno un ulteriore incentivo per vocalizzare: «I piccoli delle giganti del Rio delle Amazzoni rispondono alle vocalizzazioni delle loro madri e migrano, per motivi di alimentazione, con le grandi femmine adulte lontano  dalle spiagge di nidificazione, da 70 a centinaia di chilometri di distanza» dice  Volk.

Ma con queste nuove scoperte pongono nuove domande e preoccupazioni: l’inquinamento acustico sulle e spiagge può interferire con la capacità dei nidiacei di ascoltarsi tra loro e sincronizzare il loro schiusa, rendendoli così più vulnerabili ai predatori. Dato che molte popolazioni di tartarughe sono in declino in tutto il mondo, questo potrebbe ulteriormente compromettere la  possibilità di sopravvivenza a lungo termine molte specie. Inoltre non si sa esattamente come le tartarughe riproducano i suoni, e Volk conclude tra lo speranzoso e il preoccupato: «C’è ancora un sacco da fare».

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  • Leatherback hatchling sounds