Incentivate fusioni ed unioni di Comuni. Il ruolo della Città Metropolitana di Firenze

Via libera al riordino delle province: un nuovo equilibrio istituzionale per la Toscana

Alla Regione quasi tutte le competenze ambientali. E le aree protette?

[25 febbraio 2015]

Con il via libera dato oggi dal Consiglio regionale, con  41 voti a favore e 3 astenuti, alla  legge proposta dalla giunta di Enrico Rossi, la Toscana è la prima Regione ad approvare una legge per il riordino delle funzioni delle Province. Rossi ha detto: «Ridefiniamo oggi un profilo diverso della Regione che sarà meno ente astratto, meno “staterello” ed ente di programmazione ma più presente sui territori con propri uffici, pronta ad occuparsi della progettazione degli interventi utili a prevenire il rischio idrogeologico, pronta a controllare con la polizia idraulica il rispetto delle regole, pronta ancora a gestire in modo diverso la formazione e l’orientamento professionale».

Infatti la Regione tornerà ad occuparsi direttamente di formazione, agricoltura e difesa del suolo ed anche di caccia e pesca ed avrà competenze in materia di rifiuti, difesa del suolo, tutela della qualità dell’aria e delle acqua. Si occuperà ancora di inquinamento acustico ed energia, dell’osservatorio sociale e delle autorizzazioni come Aia, Vas, Via e Aia. Il Genio Civile sarà presente nei territori e competente per progettazione, manutenzione e polizia idraulica. Quanto alle strade regionali, progettazione e realizzazione di opere strategiche saranno regionali mentre la manutenzione rimarrà alle Province.

Ma dalla nota pubblicata oggi dalla Regione non si capisce se siano state prese in considerazioni anche le forti perplessità espresse  dal mondo ambientalista sulla gestione delle aree protette regionali.

Il superamento delle Province è servito a disegnare  un nuovo equilibrio istituzionale: servizi che passano ai Comuni associati con fusioni e unioni che diventano essenziali: «Incentiveremo le unioni più forti e le fusioni di Comuni più strutturate. Dice l’assessore alla presidenza, Vittorio Bugli –  Sono previsti premi crescenti per le unioni e fusioni con almeno cinquemila, diecimila e quindicimila abitanti. Si apre la stagione dell’indispensabilità del governo associato di funzioni: se prima era una scelta volontaria ora diventa qualcosa di impossibile da evitare”.

Bugli, che ha scritto la proposta di legge approvata oggi dal consiglio regionale,  non nasconde la sua soddisfazione e sottolinea: «E’ una legge che si sta diventando punto di riferimento nazionale. Abbiamo fatto la nostra parte, nonostante i tagli che anche la Regione ha subito. Più di questo la norma nazionale non ci permetteva. Se serve chiederemo al Governo altre risorse. Nello scrivere questa legge abbiamo seguito tre parole chiave. Sono sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione. Abbiamo infatti affidato ai Comuni tutto quello che si poteva, abbiamo lasciato alla Regione funzioni adeguate al suo livello e che altrove difficilmente potevano essere gestite. Siamo stati attenti anche a differenziare bene le competenze con una migliore definizione di chi fa cosa».

Una legge che per la Giunta «Risponde all’incertezza dei lavoratori, ma anche ai cittadini per il mantenimento (e il miglioramento se possibile) di quei servizi di cui le Province si occupavano e che rimangono sul territorio» e Bugli tranquillizza: «Riporteremo in Regione tutto il personale che ci è consentito dalla legge nazionale – assicura e tranquillizza Bugli, rivolgendosi ai lavoratori. E conclusi gli accordi e fatti conti più precisi, guarderemo se sarà possibile allargare ulteriormente il perimetro. Si riorganizza la Regione come ente. Ma si riorganizzerà la Regione anche come macchina. Dovrà crescere la produttività, con strutture più leggere e una maggior uso delle nuove tecnologie. Questo dovrà accadere anche alle funzioni un tempo gestite dalle Province, salvaguardando naturalmente la professionalità dei dipendenti».

Una riorganizzazione a parte riguarderà la Città metropolitana fiorentina, che assorbirà le deleghe altrove passate alle amministrazioni comunali e si occuperà, se i Comuni lo decideranno, anche di urbanistica e  piano strutturale, mobilità, viabilità e edilizia scolastica.

«Alla Città metropolitana – commenta Vittorio Bugli,– abbiamo riconosciuto un ruolo importante come compete ad un ente di ordine costituzionale. Insieme ai sindaci abbiamo definito una città metropolitana che con la Regione coopererà per definire le scelte urbanistiche, quelle delle infrastrutture materiali e immateriali e che coopererà per definire il nuovo piano strategico, consapevoli che questo ente e tutta l’area potrà essere capace di attrarre risorse e far da volano allo sviluppo economico dell’intera regione. Naturalmente sarà rafforzata anche la possibilità da parte dei territori di incidere sulla programmazione regionale. Nessun centralismo dunque. Ai Comuni andranno in particolare le competenze sul turismo (salvo la raccolta di dati statistici), sullo sport e la tenuta degli albi regionali, oltre agli interventi pubblici di forestazione che erano finora delle Province. Non dimentichiamoci poi che un nuovo ruolo importante l’avranno anche nel nuovo ente Provincia, per la gestione di funzioni importanti come la viabilità e l’edilizia scolastica provinciale».