Vichinghi e scoiattoli rossi, come si è diffusa la lebbra nell’Inghilterra medioevale

La malattia arrivata in Gran Bretagna a causa del commercio di pellicce e carne di scoiattoli?

[30 ottobre 2017]

L’analisi genetica di un cranio pre-Normanno scoperto in un giardino di Hoxne, nel Suffolk, in Gran Bretagna, ha  aggiunto a un crescente numero di prove  alla convinzione che l’Anglia orientale potrebbe essere stata l’epicentro di un’epidemia di lebbra che si diffuse nell’Inghilterra medievale. Un ceppo della malattia potrebbe essere approdato sulle coste dell’East Anglia proveniente della Scandinavia attraverso gli spostamenti degli anglo-sassoni o forse  più tardi a causa del sostenuto commercio di pellicce di scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris).  A suggerirlo è lo studio “Leprosy in pre-Norman Suffolk, UK: biomolecular and geochemical analysis of the woman from Hoxne” pubblicato sul Journal of Medical Microbiology da un team di ricercatori delle università di Cambridge e del Surrey e di Spoilheap Archaeology ha identificato un ceppo di Mycobacterium Leprae (M.leprae), i batteri che provocano lebbra, nell’antico DNA estratto da un cranio femminile scoperto nel Suffolk.

I ricercatori spiegano che “la donna di Hoxne” è uno dei più numerosi casi di lebbra medievale del periodo medioevale e normanno identificati nei resti umani ritrovati nell’Anglia orientale o nei dintorni». Secondo il team britannico, una spiegazione della prevalenza della lebbra nell’area a zona possa essere il commercio medioevale, forse di pellicce,  che avrebbe compreso anche quelle di scoiattoli rossi, animali conosciuti come portatori della lebbra.

Lavorando in collaborazione con i Friends of Diss Museum, gli scienziati hanno esaminato le informazioni genetiche provenienti da un cranio appartenente fin dalla sua scopetta accidentale alla fine del XX secolo alle collezioni del museo Diss di Norfolk dalla sua scoperta. A causa della sua dimensione e forma del cranio, i ricercatori pensavano che la donna  che la “la donna di Hoxne”  fosse vissuta tra il V e l’XI secolo, ma il loro interesse era dovuto ad alcune anomalie visibili sul suo cranio, come la distruzione del setto nasale,  che avevano le caratteristiche della lebbra.

Grazie alla datazione al radiocarbonio, il team di ricercatori ha confermato che la donna, che probabilmente sopravviveva grazie a una dieta fatta di grano, orzo e verdure integrata da una piccola quantità di proteine ​​animali e che era vissuta tra l’885 e il 1105. I frammenti di osso prelevati dal cranio per estrarre il DNA antico hanno anche rilevato tracce dei batteri di M.leprae e i ricercatori dell’università di Cambridge dicono che «La malattia sfigurante ha probabilmente avuto un grave impatto sulla vita della donna. Il danno visibile al cranio dimostra che avrebbe avuto lesioni facciali estese e probabilmente avrebbe subito danni ai nervi alle estremità. L’analisi dei batteri ha rivelato che la “donna di Hoxne” era stata infettata con lo stesso ceppo di lebbra già identificato in resti scheletrici trovati nell’East Anglia. Il ceppo era stato precedentemente trovato nello scheletro di un uomo di Great Chesterford che era vissuto già nel 415 – 545 dC, suggerendo che persisteva da centinaia di anni nel sud-est della Gran Bretagna».

La leader del team di ricerca, Sarah Inskip, ricercatrice del McDonald institute for archaeological research del St John’s College dellìuniversità di  Cambridge ha  sottolineato che «Questa nuova testimonianza, insieme alla prevalenza di lebbrosari nell’Anglia orientale dall’XI secolo in poi, aggiunge peso all’idea che la malattia fosse endemica in questa regione prima che in altre parti del Paese. È possibile che l’apparente clustering dei casi di lebbra nella regione dell’East Anglia possa essere attribuito al caso: forse sono stati semplicemente scoperti  più resti umani medievali nella regione e le scoperte sono state meglio conservate da un tipo di terreno contenente elevati livelli di gesso che preserva le ossa. Tuttavia, le stesse condizioni si ritrovano anche in aree come l’Hampshire e il Dorset, dove sono stati scavati numerosi cimiteri anglosassoni, ma non sono stati riportati casi di lebbra».

La lebbra riscontrata nel cranio della “donna di Hoxne”  è dello stesso ceppo identificato nei resti scheletrici della Danimarca e della Svezia medievali e gli autori dello studio suggeriscono che «I collegamenti commerciali del Mare del Nord con la Scandinavia potrebbero offrire una spiegazione per l’apparente prevalenza della malattia nell’East Anglia». E la Inskip  aggiunge: «E’ possibile che questo ceppo di lebbra sia proliferato nel sud-est dell’Inghilterra a causa del contatto con la pelliccia e la  carne di scoiattolo molto apprezzate che venivano commerciate dai vichinghi all’epoca in cui questa donna era viva». Nel Medioevo  tra Inghilterra, Danimarca e Svezia c’erano forti collegamenti commerciali e Kings Lynn e Yarmouth diventarono importanti porti per le importazioni di pellicce.

L’ultimo caso di lebbra umana nelle Isole Britanniche risale a più di 200 anni fa, ma un recente studio ha dimostrato che gli scoiattoli che vivono su Brownsea Island nel  Dorset sono infettati dalla lebbra. «La malattia colpisce gli scoiattoli nello stesso modo degli esseri umani, causando lesioni ai muscoli, sulle orecchie e sulle zampe – spiegano ancora i ricercatori –  Il sequenziamento del ceppo M.leprae nello scoiattolo rosso moderno ha dimostrato che è strettamente correlato a quello rilevato nella “donna di Hoxne”». Lo stesso ceppo infetta l’unica altra fonte nota della lebbra di origine animale: l’armadillo comune o a nove fasce (Dasypus novemcinctus)  che in Florida ha causato alcuni casi di lebbra tra gli esseri umani e la Inskip evidenzia che «La ricerca ha già stabilito che la lebbra può essere passata dagli armadilli agli esseri umani, quindi che possa provenire anche dagli scoiattoli è un’idea interessante. E’ discutibile quanto tempo i batteri avrebbero potuto sopravvivere sulla pelliccia o nella carne, ma è notevole che gli scoiattoli talvolta fossero tenuti come animali domestici». Infatti i vichinghi consideravano lo scoiattolo sacro a Loki, dio del fuoco e del caos.

La Inskip  conclude: «Forse è stato lo spostamento delle persone e il prolungato collegamento tra East Anglia e Scandinavia ad essere importante per la nostra comprensione della storia della lebbra nel Regno Unito, ma ulteriori ricerche che confutino o confermino il ruolo del commercio di pellicce potrebbero essere fortemente chiarificatrici ed emozionanti».