Vivi veloce e muori giovane: la strategia da rock star degli alberi in Amazzonia

[11 marzo 2014]

«I brevi tempi di generazione sono stati fondamentali per la creazione dell’elevata ricchezza di gruppi di specie specie iperdiverse degli alberi amazzonici». A dirlo è la ricerca “Fast demographic traits promote high diversification rates of Amazonian trees” pubblicata da Ecology Letters e rilanciata dalla Bbc.  Lo studio, al quale ha lavorato un imponente team di ricercatori dell’università di Leeeds, del Royal Botanic Garden di Edimburgo, dell’Universidad Nacional Autónoma de México e molti scienziati del Rainfor forest inventory network, è partito dalla constatazione che «la foresta pluviale amazzonica sostiene la  biodiversità arborea più alta del mondo, ma non è chiaro perché alcuni cladi di alberi sono iperdiversi, mentre altri non lo sono».

Mettendo insieme i dati a lungo termine sulle life histories e le caratteristiche delle diverse specie, l’età e la ricchezza dei diversi  gruppi di specie, lo studio dimostra che i gruppi più diversi condividono una cosa in comune: i brevi tempi di generazione. Una specie di vita da rock star maledetta, che brucia tutto e subito ed è vittima del suo stesso successo.

Il principale degli autori della ricerca, Tim Baker, dell’università di Leeds, spiega che «in passato, i dibattiti sull’origine della diversità delle foreste amazzoniche si sono incentrati sul ruolo degli eventi storici, come il sollevamento delle Ande o il cambiamento climatico, nel produrre la grande diversità delle foreste amazzoniche. Al contrario, questo studio dimostra che le caratteristiche delle specie stesse sono altrettanto importanti. I brevi tempi di generazione potrebbero aver fatto aumentare il numero di specie che vediamo oggi, sia attraverso la promozione della speciazione, consentendo un più rapido adattamento alle mutate condizioni ambientali, o  riducendo l’estinzione, consentendo alle specie di migrare più rapidamente.

I risultati sono importanti anche per capire perché alcune foreste contengono più specie rispetto ad altre. «All’interno dell’ Amazzonia, le foreste nella parte occidentale del bacino sono particolarmente ricche di specie, in parte perché contengono molte specie di gruppi iperdiversi come Inga e Guatteria, che contengono rispettivamente circa 300 e 265 specie – spiega Toby Pennington del Royal Botanic Garden di Edimburgo – Qui questi gruppi sono comuni perché i suoli relativamente giovani e ricchi di queste foreste favoriscono le specie a vita breve e a crescita rapida. Su una scala temporale più lunga, queste caratteristiche sembrano anche aver generato più specie: queste foreste sono culle della diversificazione».

Si pensa che in Amazzonia vivano circa 16.000 specie di alberi, il 30% del totale mondiale, il  team internazionale di scienziati è convinto che questa enorme biodiversità sia il risultato di «Una interazione tra fattori estrinseci, eventi storici che hanno causato estinzioni o opportunità disponibili per la speciazione, e le caratteristiche intrinseche dei diversi lignaggi che hanno influenzato la loro risposta a questi eventi – ha detto  Baker a Bbc News – la svolta è arrivata quando il team ha trovato una caratteristica che è condivisa da tutti i gruppi. Tutti sembrano condividere una strategia di life history  nella quale vivono velocemente e muoiono giovani. Hanno tempi brevi generazione, in modo da essere in grado di produrre le generazioni molto velocemente. Questo è coerente con una caratteristica che promuoverebbe speciazione:  un sacco di specie in un orizzonte temporale geologico. Questa strategia lega insieme diverse lignaggi di alberi amazzonici che i hanno tutte un numero molto elevato di specie al loro interno».”

Fino ad ora mancavano i dati per  spiegare le caratteristiche ecologiche della ricchezza di specie nei gruppi di alberi tropicali,  Baker evidenzia che «la novità di questo studio è che abbiamo appena ricevuto un insieme di dati che ci permettono di rispondere a questa domanda in merito alla ricchezza di specie negli ecosistemi tropicali».

«La prima fase è stata sempre quella dei dati sul numero di specie che ha ogni generei e quante generazioni dovevano fare ogni anno per evolversi, quanto ci mettono prima di evolvere? Da questi due pezzi di informazioni, siamo stati  in grado di calcolare quanto velocemente si siano diversificate. La seconda parte è stata quella di raccogliere dati su tutti i tipi di caratteristiche di quei generi che potevano essere collegati a quanto velocemente si diversificano. La caratteristica chiave si è rivelata essere quella dei brevi tempi di generazione».

Per identificare questa particolarità come caratteristica comune, il team ha compilato un vasto dataset  di foglie raccolte negli ultimi 20 anni in territori di tutto il bacino amazzonico, ricavando così i dettagli sulla  crescita ed i tassi di mortalità degli alberi. «Ci ha dato un’idea di quanto tempo sopravvivono queste diverse specie di alberi – conclude Baker – Ci sono tutta una serie di meccanismi che hanno portato alla diversità che vediamo oggi  nella foresta pluviale, e questo studio mette in evidenza uno di questi meccanismi che spiegano perché abbiamo questi gruppi di alberi molto ricchi di specie diverse».