World Oceans Day: la salute degli oceani è la salute del pianeta

L'ambiente marino è essenziale per sostenere la vita, l’economia e il benessere

[8 giugno 2016]

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Oggi è il World Oceans Day e lo slogan di quest’anno “Healthy Oceans, Healthy Planet”, riassume bene l’importanza degli oceani e dei mari per la salute degli ecosistemi e dell’umanità e rappresenta un’opportunità per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale

Gli oceani coprono il 71% della superficie del nostro pianeta e ci forniscono cibo, ossigeno e lavoro, ma sono probabilmente il meno conosciuti, il più biologicamente diverso e il più sottovalutato di tutti gli ecosistemi.

Come spiega l’United Nations environment programme (Unep) dalle profondità marine alle barriere coralline, dai fondali fangosi alle praterie di piante marine, «Il mare e i sistemi marini ci forniscono servizi essenziali: la cattura del carbonio per la mitigazione del clima, le energie rinnovabili e la protezione dalle mareggiate, solo per citarne alcuni».

Ma la crescita della popolazione mondiale ci spinge a sfruttare gli oceani sempre più in profondità, alla ricerca di pesce, petrolio, gas, minerali e nuove risorse genetiche, nel tentativo di tenere il passo con l’aumento dei consumi e «Questo – ammonisce l’Unep –  sta danneggiando gli oceani che ci sostengono»  Eppure il valore degli ecosistemi marini per la vita sula terra e il benessere dell’umanità dovrebbe convincere i leader politici a migliorare la gestione degli oceani e ad investire razionalmente nella salvaguardia del mare: «Ciò ridurrebbe i rischi ambientali e le scarsità ecologiche, mentre migliorerebbe il benessere umano»,

L’Unep sostiene una gestione integrata dei mari e degli oceani e con il suo  Ecosystems Management Subprogramme lavora per guidare il cambiamento sia a breve che a lungo termine, attraverso soluzioni innovative, costruendo  partnership e sostenendo i Paesi per una migliore gestione e monitoraggio della biodiversità e della salute e produttività degli ecosistemi. In tutto questo, per passare da una gestione settoriale ad un approccio ecosistemico,  è centrale la risposta a decenni di pesca eccessiva, inquinamento e sviluppo costiero non pianificato, costruendo  un quadro solido e una prospettiva di pianificazione territoriale basata sulla finitezza e la riproducibilità delle risorse marine, senza  la quale sarà impossibile garantire un accesso equo alle risorse marine.

L’Unep sottolinea che «Gli oceani affrontano le minacce dell’inquinamento marino e dei nutrienti, dell’esaurimento delle risorse e del cambiamento climatico, che sono causate  principalmente dalle attività umane. Queste minacce mettono ulteriore pressione sui sistemi ambientali, come la biodiversità e l’infrastruttura naturale, mentre creano problemi socio-economici globali, tra cui la salute, la sicurezza e i rischi finanziari».

Per promuovere la sostenibilità dell’oceano, sono essenziali  soluzioni innovative che prevengano e mitighino gli impatti negativi sugli ambienti marini.  Gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu (SDG) indicano ai governi come realizzare un mondo che valorizzi meglio l’ecosistema globale degli oceani, dal quale dipende la vita di tutti noi. Abbiamo 14 anni di tempo per raggiungere l’SDG 14: conservare e utilizzare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine per lo sviluppo sostenibile.

Attualmente le risorse marine sono protette dall’ Unep Regional Seas Programme e da 18 convenzioni marittime regionali e piani d’azione che hanno  lo scopo di ripristinare la salute e la produttività degli oceani e degli ecosistemi marini attraverso la promozione di una gestione responsabile. Negli  ultimi 40 anni hanno aiutato i Paesi a ridurre l’inquinamento di terra, a migliorare la gestione delle zone costiere e a salvaguardare l’ambiente marino, ma questo non ha impedito che il degrado e lo sfruttamento illegale delle risorse marine continuasse.

La buona notizia è che il numero delle aree marine protette (Amp) è in crescita e l’Unep evidenzia che nel 2015 un Paese poverissimo come Haiti ha  istituiti le sue prime 9 Amp e che altri Paesi stanno seguendo il suo esempio, con il sostegno dell’Unep.

Anche il governo delle Seychelles si è impegnato ad estendere le sue aree marine protette per arrivare a coprire il 30% della sua vasta Zona economica esclusiva: 400.000 Km2, destinandone il 15% a no-take zone. Un impegno messo nero su bianco nella prima Protected Areas Policy  delle Seychelles che è stata approvata nel 2013.

In Madagascar i pescatori tradizionali hanno effettuato più di 250 fermi pesca a rotazione su circa 450 km di costa e questo ha potato ad un eccezionale aumento delle dimensioni del loro pescato.

Per l’Onu un altro esempio positivo è la Politica comune della pesca entrato in vigore nell’Unione europea nel 2014 che sta eliminando la pratica del rigetto in mare del pesce non desiderato e che richiede all’industria della pesca di rispettare le quote destinate a mantenere gli stock ittici in buona salute.