World Wetlands Day, dossier Wwf: mappa dei siti più a rischio in Italia e specie aliene

Le iniziative di Wwf e Legambiente per la Giornata mondiale delle Zone umide

[2 febbraio 2018]

Le zone umide sono gli ambienti con la più elevata ricchezza di biodiversità al mondo, insieme alle barriere coralline, tutelate fin dal 1971 dalla Convenzione Internazionale Ramsar. Il grande valore in termini di servizi ambientali è ancora tutto da esplorare, ma c’è chi ha calcolato in oltre 23,3 miliardi di dollari l’anno quello legato al ruolo delle zone umide nella protezione dagli uragani lungo le coste statunitensi. Oggi è il World Wetlands Day, la Giornata mondiale delle zone umide, e il Wwf ha presentato il dossier “One million Ponds – Campagna per la tutela e sensibilizzazione delle piccole zone umide” e sottolinea che «Oltre al fascino dei paesaggi lagunari solo in Italia queste aree (65) offrono rifugio a 192 specie di uccelli, il 31% di tutte quelle che vivono in Italia, la maggior parte delle quali sono migratrici. Questi habitat hanno un effetto spugna in caso di inondazioni diluendo inquinanti e riducendo il rischio alluvioni, immagazzinano carbonio, sono serbatoi per nutrienti, depuratori naturali, luoghi di riproduzione per pesci e molluschi e uccelli ma soprattutto mitigano gli effetti dei cambiamenti climatici. Non ultimo, hanno un alto valore educativo e ricreativo per attività di birdwatching e varie forme di turismo che attraggono ogni anno migliaia di persone».
Secondo il rapporto, «In Italia solo il 29% di habitat e specie legate all’ambiente acquatico è in uno stato favorevole (dati Ispra 2014), il 40% è ‘inadeguato’, 19% cattivo, l’11% sconosciuto.

Il Panda Italiano dice che le Zone Umide sono «sorvegliate speciali a causa dell’effetto clima che le sta prosciugando: Le zone umide saranno i primi ambienti a subire i danni dell’effetto serra: le temperature cresceranno ancora di 2-3°C le precipitazioni si ridurranno del 25% e il mare invaderà le coste. Le modifiche dovute ai cambiamenti climatici colpiranno soprattutto i piccoli laghi. Già oggi 6 zone umide italiane, dal nord al sud, mostrano processi di desertificazione precoci. Un paradosso visto il loro ruolo nella difesa dal caos climatico. Tra le prime aree ad accusare la ‘malattia climatica’ sono il bosco della Mesola nel Delta del Po (Emilia Romagna), il lago di Massaciuccoli e la Pineta di Alberese (Toscana); la tenuta di Castel Porziano e il Parco nazionale del Circeo (Lazio), il bosco di Policoro (Basilicata) e le zone umide della Sardegna occidentale».
La pressione dei cambiamenti climatici si aggiunge al consumo del suolo, all’inquinamento e alla caccia. Le Zone umide sono gli ecosistemi più a rischio del pianeta: «In Europa è scomparso il 90% solo nell’ultimo secolo. Dei circa 3 milioni di ettari originari, all’inizio del ventesimo secolo ne restavano meno della metà, 1.300.000 ettari.  In Italia il colpo finale è stato dato tra l’800 e il 900 (lago del Fucino, bonifiche delle paludi pontine, tanto decantate da Goethe nel suo Viaggio in Italia, le zone umide ferraresi)». Come se non bastasse, «A peggiorare gli effetti delle trasformazioni di queste zone sulla biodiversità, c’è il fattore specie aliene: pesce siluro, nutrie, persico sole, pesce gatto e molte altre spesso introdotte per la pesca sportiva. Una specie simbolo dei danni prodotti da questa invasione silenziosa è la tinca, un pesce abituato a deporre le uova nella vegetazione acquatica, in forte riduzione, anche a causa della presenza di nuovi predatori come il pesce siluro».

Con la nuova campagna “One Million Ponds!” il Wwf punta ad arrestare il ritmo di questa perdita e far conoscere l’enorme valore delle zone umide e  a «ricostruire quel sistema linfatico prezioso fatto di laghi, stagni, pozze, fontanili, torbiere e acquitrini, una gamma variegata di habitat tra terra e acqua, 15 dei quali rari e tutelati dalla Direttiva europea “Habitat”, fondamentale per proteggere la nostra biodiversità». La campagna è rivolta a soci del Panda, volontari, esperti e cittadini per favorire un’adeguata conoscenza di questi ambienti preziosi, sensibilizzare sulla loro importanza, e la loro tutela. Si inizierà con un censimento di tutti quei piccoli specchi d’acqua dove sono presenti piante e animali palustri».
Ma il Wwf chiede anche di realizzare piccoli stagni “Fai da te” e fornisce tutte le indicazioni per creare un habitat ideale per rane, libellule e ninfee nel giardino di casa o nel cortile della scuola.
Il Wwf, grazie al sistema delle Oasi, gestisce direttamente o in collaborazione con altri enti la rete di aree umide più diffuso in Italia: circa 70, 10 delle quali sono Zone Umide d’importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar, e sono molte le iniziative che organizza in tutta Italia in occasione del World Wetlands Day: fino al 4 febbraio sarà possibile ammirare fenicotteri, cavalieri d’Italia, svassi, anatre selvatiche, aironi che proprio in questo periodo si concentrano nelle nostre zone umide.

Anche Legambiente ogni anno promuove e valorizza la giornata mondiale delle Zone Umide organizzando numerosi appuntamenti e iniziative lungo la penisola tra escursioni guidate, convegni, azioni di volontariato, birdwatching. Tutto grazie all’impegno dei circoli territoriali che quotidianamente portano avanti esperienze di tutela e conservazione di questi habitat complessi e delicati.

Il Cigno Verde ricorda che quest’anno lo slogan del World Wetlands Day è “Le Zone Umide per un futuro sostenibile delle città”: «Le zone umide urbane svolgono infatti un ruolo vitale nel rendere le città sicure, resiliente e sostenibili, come sancito dall’obiettivo 11 dell’agenda 2030 dell’Onu. Nelle aree urbane l’azione di filtraggio dell’acqua da parte delle zone umide è fondamentale per salvaguardare l’approvvigionamento idrico, assorbendo alcune tossine dannose, pesticidi agricoli e rifiuti industriali e aiutando anche a trattare i liquami domestici. Inoltre le zone umide raffreddano l’aria dei centri urbani surriscaldata dallo smog e rappresentano spazi verdi che riducono lo stress e migliorano la salute dei residenti».