Wwf: «In Asia le tigri potrebbero triplicare in una sola generazione umana»

Nel mondo ci sono 3.890 tigri selvatiche, per salvarle ci vuole una forte volontà politica

[16 novembre 2018]

Secondo lo studio  “Recovery planning towards doubling wild tiger Panthera tigrisnumbers: Detailing 18 recovery sites from across the range”  pubblicato su Plos One da un team di ricercatori internazionale, «Le popolazioni di tigre che vivono nelle principali aree dell’Asia hanno il potenziale di triplicare in una sola generazione umana, grazie ad una gestione che già oggi contribuisce all’aumento del 15% della popolazione globale di tigre».  Il Wwf International, che ha partecipato allo studio siega che «Le aree chiave per la sua conservazione studiate sono distribuite su vari habitat in 10 Paesi e potrebbero essere sulla buona strada per ospitare, nei prossimi 20 anni, la più alta concentrazione di tigri, a patto però di realizzare azioni efficaci nelle attività anti-bracconaggio e nel mantenimento delle prede, necessarie alla sopravvivenza dei grandi carnivori».

Margaret Kinnaird, leader del Wwf Wildlife Practice, sottolinea: «Siamo in una fase cruciale per la conservazione della tigre, ora abbiamo la possibilità di salvare le popolazioni da un terribile declino, ma è necessario concentrare le forze. Questo studio ha rivelato l’enorme potenziale tra queste aree e anche se alcune sono ancora in ritardo, in particolare nel Sud-Est asiatico, molte altre stanno già iniziando a registrare un aumento significativo della popolazione di questi meravigliosi felini. Sappiamo che tutto ciò potrà accadere solo quando ci saranno anche una forte volontà politica, una governance reattiva, investimenti e un supporto pubblico: tutte condizioni cruciali»
Lo studio, condotto da 49 esperti di conservazione nei 10 Paesi che ospitano la tigre ha stilato obiettivi e scadenze specifiche su ogni area ed ecologicamente realistiche per il recupero delle popolazioni di tigri in 18 aree, identificate dal programma mondiale di conservazione della tigre del Wwf e il Panda spiega ancora: «In queste aree chiave la popolazione che attualmente conta 118-277 (media prudenziale 165) tigri potrebbe triplicare e passare ad un range di 454-739 individui (585)».
Il principale autore dello studio, l’indiano Abishek Harihar, di Panthera e della Wwf -Tigers Alive Initiative, ha dichiarato: «Ogni sito in cui vivono le tigri è unico e richiede sforzi intensivi , basati su piani specifici per ogni area. Questo studio ha chiaramente definito diverse componenti di un sistema di conservazione della tigre, con particolare attenzione alle aree che possono garantire, nel lungo periodo, un alto potenziale di recupero per questa specie. Il nostro lavoro rappresenta un modello per guidare la pianificazione rivolta ai grandi carnivori anche in altre aree del mondo e aiuta a fornire approcci più efficaci e integrati per la conservazione della tigre».
Lo studio evidenzia che «Un prerequisito necessario per l’aumento delle tigri è l’incremento o comunque il mantenimento delle prede, mentre sistemi necessari a ridurre il rischio di conflitti tra umani e fauna selvatica sono essenziali per garantire una convivenza sicura tra le popolazioni di tigri selvatiche e le comunità locali».

Rajesh Gopal, segretario generale del Global Tiger Forum, ricorda che «La presenza di tigri selvatiche è indice di una florida biodiversità e di ecosistemi sani: come predatori all’apice della catena alimentare, le tigri possono sopravvivere solo con una presenza stabile di prede. Questo studio riafferma la necessità di una visione a lungo termine dei governi che ospitano la tigre. Il progetto per il suo recupero deve includere piani dedicati alla crescita delle popolazioni di animali che sono prede naturali della tigre, come ungulati e altri mammiferi selvatici»
Si stima che, a causa del bracconaggio dilagante e della distruzione degli habitat, dall’inizio del XX secolo le popolazione di tigri nel loro areale di distribuzione si siano ridotti del 95%. Nel 2010, la popolazione mondiale di tigri in natura era ridotta al minimo storico con circa 3.200 esemplari che oggi sono risaliti a 3.890, spingendo i 13 governi dell’areale dalla tigre a lanciare con il Wwf il “TX2”, uno degli obiettivi più ambiziosi mai fissati per la conservazione di una singola specie. E proprio il Wwf ribadisce: «Nonostante l’obiettivo di raddoppiare il numero delle tigri in natura entro il 2022 sia ambizioso – dato il periodo di tempo limitato – questo è ancora possibile, a patto che vengano intrapresi al più presto interventi significativi di conservazione».

Joseph Vattakaven, della Wwf -Tigers Alive Initiative, coordinatore e autore dello studio, conclude: «Raddoppiare il numero delle tigri in natura è solo il primo passo e il minimo che possiamo fare per mettere una distanza di sicurezza tra le tigri e la minaccia di estinzione. Mentre ci avviciniamo all’obiettivo TX2, dobbiamo riconoscere che gli sforzi globali per il recupero della tigre sono finalizzati alla sopravvivenza a lungo termine delle tigri in natura, che va ben oltre il 2022».