Wwf: «La Grande Barriera Corallina sta diventando una discarica dei dragaggi dei porti carboniferi»

A rischio un Patrimonio dell’umanità dell’Unesco, un ecosistema unico e 69.000 posti di lavoro

[10 febbraio 2015]

Secondo il rapporto The Great Barrier Reef Under Threat,  commissionato dal Wwf international a Dalberg Global Development Advisors, «L’industrializzazione eccessiva lungo la Grande Barriera Corallina potrebbe causare danni gravi ad uno dei più importanti sistemi ambientali della Terra» in particolare, lo scarico di fanghi e terra prodotto dagli ampliamenti portuali all’interno dei confini di quello che è un Patrimonio dell’umanità dell’Unesco, «Avrebbe un devastante impatto sul reef». Per evitare nuovi stress questo ecosistema già vulnerabile, il WWF chiede al governo australiano di evitare tutti gli scarichi a mare dei materiali prodotti dal dragaggio nella Grande Barriera Corallina.

Il direttore per l’Europa della Dalberg, Wijnand de Wit, ha ricordato che «La Grande Barriera Corallina è un patrimonio dell’umanità, riconosciuto per la sue uniche proprietà naturali, per la sua importanza scientifica ed  ambientale e come fonte di valore economico sostenibile. Dobbiamo agire per fermare le attività che rischiano di provocare ulteriore distruzione, in particolare quelle derivanti da investimenti che perseguono guadagni a breve termine, ma che minacciano il valore universale eccezionale del reef».

Piani di espansione dei porti australiani richiedono il dragaggio di circa 51 milioni di m3 di fondale oceanico, abbastanza da riempire 49 grattacieli come l’Empire State Building di New York City e gran parte di questi fanghi e terra verrebbero scaricati nelle sensibili acqua della Grande barriera corallina, Patrimonio dell’umanità, dovei sedimenti possono andare alla deriva fino a 80 Km dal luogo degli scarichi e  soffocare i coralli e minacciare la sopravvivenza di specie a rischio estinzione come le tartarughe marine.

Il direttore generale del Wwf International, l’italiano Marco Lambertini, sottolinea che «La Grande Barriera Corallina è uno dei più ricchi habitat oceanici del pianeta, ospita specie in via di estinzione, è una risorsa economica importante per l’Australia, e un tesoro naturale per tutto il mondo. Trasformare la barriera corallina in una discarica è la scelta sbagliata per l’ambiente e non ha senso economico, in particolare per costruire porti che sono inutili».

L’Australia vuole più che raddoppiare le sue esportazioni di carbone del Queensland, anche se lo studio Dalberg ha scoperto che attualmente la capacità dei porti carboniferi di questo Stato australiano è inutilizzata per un terzo del tempo. Inoltre i piani del governo di centro-destra australiano prevedono che la  capacità di esportazione di carbone del Queensland aumenterà a 637 milioni di tonnellate l’anno, quando le previsioni a breve termine prevedono che l’Australia nel suo complesso esporterà una quota di carbone significativamente inferiore a quella che si vorrebbe esportare dai porti del solo Queensland. Il direttore del Wwf Australia, Dermot O’Gorman, ha detto: «Per proteggere la barriera corallina e per salvaguardare i 69.000 posti di lavoro che fornisce, il governo australiano deve lavorare con lo Stato del Queensland per legiferare sul divieto di scarico dei dragaggi in tutta la Grande Barriera Corallina patrimonio dell’umanità. Inoltre, il dragaggio dovrebbe essere minimizzato e fatti maggiori sforzi per migliorare la qualità delle acque»

Il rapporto sottolinea che «L’industria del carbone a livello mondiale sembra essere in declino strutturale, mentre guadagna terreno l’energia rinnovabile. Come risultato, è improbabile che tutti i porti carboniferi  proposti saranno necessari. Tuttavia, il danno alla barriera corallina, sarà stato già fatto». ed aggiunge : «Se non vengono prese misure adeguate per invertire il declino del reef, l’area rischia di essere elencata come “in pericolo” dall’Unesco». Infatti, lo stato degli ampliamenti portuali e la salute generale della Grande Barriera Corallina potrebbero suscitare polemiche in occasione del meeting del World Heritage Committee dell’Unesco a Bonn, in Germania, e O’Gorman  sottolinea: «Vogliamo leader australiani sappiano che il mondo li sta guardando e si aspetta che la pratica dannosa della discarica in mare in acque Patrimonio Mondiale sia vietata prima che il del World Heritage Committee si riunisca a giugno. La pressione e l’attenzione globale possono aiutare a far pendere la bilancia e portare il reef verso la guarigione».

Secondo il Wwf sono molte le grandi banche non vogliono più essere coinvolte nel finanziamento dei terminal carboniferi sul reef a causa delle preoccupazioni dell’opinione pubblica e dei loro azionisti per l’impatto ambientale. Una campagna globale del Panda esorta le imprese a «Non investire o partecipare a qualsiasi progetto che potrebbe minacciare la Grande Barriera Corallina o qualsiasi altro sito Patrimonio Mondiale».

Lambertini conclude: «Come possiamo vedere dalla Grande Barriera Corallina, gli habitat oceanici sani possono essere motori di crescita economica ragionevole, che forniscono posti di lavoro e migliorano il benessere delle persone. La gestione responsabile del mare, che è essenziale per preservare il ruolo fondamentale che gli ecosistemi marini svolgono nel fornire cibo e posti di lavoro per miliardi, dovrebbe essere un elemento chiave di qualsiasi roadmap per un futuro sostenibile».