Xylella, Aiab: «La cura chimica non assicura niente e rischia di causare gravi danni»

Ricerca scarsa e affrettata. Controlli alla frontiera per non introdurre batteri e organismi dannosi

[9 aprile 2015]

Secondo l’Associazione italiana per l’agricoltura biologica (Aiab), «Il piano messo in atto dal Commissario per l’emergenza Xylella fastidiosa, Giovanni Silletti, rischia di non essere efficace, oltre che potenzialmente dannoso. L’irrorazione per via area di pesticidi e fungicidi che contrastano la diffusione del batterio è nociva per l’agricoltura e in particolare per quella biologica. Mentre l’estirpazione degli olivi infetti, necessaria per evitare la diffusione del batterio che continua a vivere anche nelle piante secche, sarebbe inutile qualora l’essiccamento fosse stato prodotto anche da altre concause».

Il presidente dell’Aiab, Vincenzo Vizioli, sottolinea che «Va assolutamente verificato qual è il motivo dell’essiccazione: se ci fossero altri possibili motivi, come ad esempio l’utilizzo massivo di diserbanti chimici che indeboliscono la pianta e la espongono a maggiori rischi, questi vanno non solo analizzati ma soprattutto contrastati. In quale percentuale dei rami analizzati dal Servizio Fitosanitario della Regione Puglia è stata effettivamente verificata la presenza di Xylella?».

Gli agricoltori biologici evidenziano che «Come è noto, infatti, non è solo la presenza del batterio a causare l’essiccazione precoce delle piante, ma una concatenazione di elementi: il batterio, l’insetto-vettore (la Cicalella Viridis), un fungo (Philaenus spumarius), un terreno impoverito. Inoltre, gli ulivi maggiormente colpiti sono stati quelli potati fuori stagione e trattati con fungicidi e disseccanti (tra cui il RoundUp della Monsanto, recentemente dichiarato “probabilmente cancerogeno” dall’Agenzia internazionale della ricerca sul cancro). Tutte le ipotesi sull’introduzione del batterio fanno comunque riferimento all’importazione di piante da vivaio».

Per Vizioli, «Sarebbe ora che l’Italia prendesse provvedimenti con controlli più seri alla frontiera per evitare di introdurre sul nostro territorio batteri e organismi dannosi che non trovando antagonisti naturali diventano devastanti. Gli esempi sono ormai tantissimi: dalla Tuta absoluta americana che ha colpito il pomodoro, al punteruolo rosso della palma importato dalla Cina. Purtroppo, all’estero le piante costano meno e i nostri vivaisti invece di produrle comprano e rivendono, facendo deperire un settore che è sempre stato una delle nostre eccellenze».

Aiab teme che l’innaffiatura di pesticidi per eliminare la Cicalella viridis, l’insetto vettore del batterio che sta sterminando gli ulivi pugliesi, «non solo non garantisca risultati efficaci in tempi rapidi ma provochi danni effettivi all’agricoltura biologica, uno dei vanti della regione e del Paese».

Vizioli conclude: «Con la diffusione indiscriminata di chimica si rischia di compromettere le condizioni delle coltivazioni future e la salute degli abitanti delle zone colpite. Nel tentativo di scoraggiare la Cicalella viridis gli agricoltori biologici hanno già adottato rimedi per rendere le foglie più dure e quindi più difficili da pungere. Ad esempio, la diminuzione della dose di azoto nei terreni si è rivelata efficace, se la nutrizione della pianta viene poi riequilibrata con l’utilizzo di fertilizzanti organici. Forse la soluzione è da cercare in pratiche agronomiche attente, intervenendo sul campo e campo per campo, e non in un’unica killer application solo apparentemente risolutiva».