In Maremma Legambiente porta l’educazione ambientale a scuola

A volo d’uccello sulle zone umide toscane, un tesoro per il nostro territorio

Nel Padule di Fucecchio censiti 12mila uccelli acquatici svernanti

[2 febbraio 2016]

Riserva Naturale Le Morette (foto Alessio Bartolini)

Oggi si festeggia nel mondo la Giornata delle zone umide: aree che rappresentano dei veri paradisi per la biodiversità, ma anche una fonte di indispensabili servizi ecosistemici utili al benessere umano. La rete Natura 2000, nella quale spiccano molte zone umide protette, “vale” per l’Europa 200-300 miliardi di euro e 4,5 milioni di posti di lavoro.

La Toscana, da par suo, ha l’onere e l’onore di ospitare sul proprio territorio alcune delle zone umide più importanti in Italia e non solo. Tra queste spicca il Padule di Fucecchio, la più grande palude interna italiana e una fra le quattro aree umide toscane che superano i 10.000 uccelli (le altre sono la Diaccia Botrona, la Laguna di Orbetello e il Lago di Burano). Dal censimento annuale degli uccelli acquatici svernanti che si è tenuto a gennaio anche nel Padule di Fucecchio arriva, infatti, una conferma del suo valore naturalistico: anche quest’anno quasi 12000 presenze di uccelli acquatici svernanti.

In particolare, i dati del censimento, forniti dal Centro di Ricerca e dal Centro Ornitologico Toscano – in collaborazione con molti altri enti – riportano di 28 specie diverse rilevate, per un numero complessivo di 11835 uccelli, fra i quali particolarmente numerose le Alzavole (6774 esemplari, un migliaio in più rispetto allo scorso anno); per lo svernamento di questa anatra il Padule di Fucecchio si conferma in assoluto la più importante area umida toscana.

Le gravi azioni di disturbo e bracconaggio segnalate negli ultimi mesi hanno avuto sicuramente un effetto sul numero di anatre che si sarebbero potute censire, ma il dato generale è comunque simile a quello del 2015; la cifra finale leggermente più bassa è data dal conteggio dei gabbiani (500 in meno dell’anno precedente). Anche quest’anno le concentrazioni maggiori sono state registrate all’interno della riserva naturale pistoiese (aree Le Morette e Righetti-La Monaca), dove sono stati censiti 7495 uccelli acquatici (il 67 per cento del totale), fra cui 6923 anatre (l’84 per cento di quelle osservate in tutto il Padule di Fucecchio) che qui trovano le migliori condizioni per la sosta diurna.

E nelle altre aree umide toscane? Laghi, torbiere, foci dei fiumi, lagune e litorali con acque marine costiere abbondano, ma per qualità e quantità un’altra area di particolare importanza risulta essere in Toscana la Maremma. Qui, quelle che rientrano all’interno della Convenzione di Ramsar son ben 5: Padule di Scarlino, Padule della Trappola-foce fiume Ombrone, Padule della Diaccia Botrona, Laguna di Orbetello e Lago di Burano.

Tutte aree che non rappresentano solo una culla per la biodiversità, ma offrono anche molto altro: le zone umide – spiegano da Legambiente –  sono in grado di contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici in quanto regolatrici del regime delle acque, e rivestono una notevole importanza per diversi aspetti anche sotto il punto di vista idrogelogico: regolano e attenuano le piene dei fiumi. Le paludi adiacenti i corsi d’acqua, ad esempio, creano un effetto spugna raccogliendo le acque durante le piene, rallentando il deflusso e riducendo così il rischio di alluvioni.

«Le aree umide sono habitat fondamentali per la conservazione della biodiversità terrestre, eppure – spiega Angelo Gentili, della segreteria nazionale di Legambiente – sono tra gli ecosistemi più a rischio del pianeta. Dobbiamo salvaguardarle soprattutto perché rappresentano un enorme valore naturalistico per le nostre realtà territoriali, ospitando anche tante specie di avifauna. Anche quest’anno vogliamo promuovere una campagna di sensibilizzazione e informazione sulle aree umide della provincia di Grosseto, realizzando attività con la scuola di Castiglione della Pescaia, nel cui territorio all’interno della Diaccia Botrona è stato inaugurato il telerilevamento ambientale».

Foto di Alessio Bartolini