Zoo di Gaza bombardato, dopo gli esseri umani si cerca di salvare gli animali

[16 settembre 2014]

Ieri la guida suprema dell’Iran, il sommo Ayatollah Ali Khamenei, ha detto all’agenzia Irna che quello che sta facendo Israele (definito “cane rabbioso”) a Gaza «E’ un genocidio, una immensa catastrofe storica». Il leder supremo della Repubblica islamica  si riferiva all’ultimo attacco di Israele alla Striscia di Gaza governata da Hamas (praticamente gli ultimi arabi sunniti ancora in buoni rapporti con Teheran) che ha provocato migliaia di morti e feriti.

All’Ayatollah Khamenei  probabilmente non interesserà che tra le numerose strutture bombardate dagli israeliani  ci sia stato anche il piccolo zoo Al-Bisan, uno dei cinque giardini zoologici nella Striscia di Gaza, che ospitava un centinaio di animali, almeno 86 dei quali sono morti durante gli attacchi. L’intero zoo, già fatiscente, è stato gravemente danneggiato. I 20 animali sopravvissuti stanno finalmente ricevendo aiuto: il team di emergenza dell’associazione animalista internazionale Four Paws, composto da  Amir Khalil e da sostenitori locali, è riuscito a consegnare medicinali di emergenza e cibo per i sopravvissuti del giardino zoologico e sta riparando i tubi per ripristinare la fornitura di acqua.

Four Paws era già conosciuta a Gaza e il responsabile dello zoo, Shady Hamad, aveva chiesto ufficialmente all’Ong animalista internazionale un aiuto per gli animali sopravvissuti ai bombardamenti che erano rimasti senza cibo ed acqua. Khalil è anche molto preoccupato per lo stato dello zoo: «La maggior parte delle gabbie sono state gravemente danneggiate. Ci sono diversi animali morti in giro nei recinti. I pochi animali sopravvissuti, tra i quali tre leoni, sono traumatizzati, malati e molto deboli».

Il team di emergenza, dotato di antibiotici, disinfettanti e farmaci sverminatori, sta curando gli animali  ed ha consegnato i primi rifornimenti di cibo, mentre il 14 settembre è arrivato un frigo per conservare medicine e cibo deperibile.

A  Four Paws  dicono che il passo successivo sarà quello  di trovare una soluzione per i restanti animali sopravvissuti. Khalil sottolinea: «Dato che anche la gabbia dei leoni è stata danneggiata, stiamo prendendo le prime misure di messa in sicurezza».

Per gli animalisti arrivare allo zoo non è stato facile, visto che sia la Penisola del Sinai che e la zona di confine tra Egitto e Israele sono spesso oggetto di attacchi di gruppi armati che, secondo il governo del Cairo, sono legati ad Al Qaeda ed allo Stato Islamico. Khalil spiega come ci sono riusciti: «Abbiamo pianificato l’operazione dal Cairo, in collaborazione con le autorità egiziane e le Ong locali. La sicurezza del team è stata la nostra priorità assoluta. Siamo stati finalmente in grado di raggiungere la Striscia di Gaza accompagnati da un convoglio militare».

Non è ancora chiaro se lo zoo, che già non era certo un buon esempio di benessere animale,  sarà in grado di andare avanti e a quasi nessuno, nel disperato zoo umano recintato in cui è stata trasformata Gaza, sembra preoccuparsene. Khalil è consapevole che sarà molto difficile che lo zoo sopravviva ai bombardamenti ed al blocco israeliano e conclude: « Abbiamo ancora tre leoni qui e abbiamo iniziato a curarli e a prendercene cura, ma si tratta di una situazione molto pericolosa. Le gabbie, come vedete, sono totalmente distrutte. Ora stiamo valutando se i leoni possono essere trasferiti in un luogo sicuro al di fuori di Gaza», cosa che verrà decisa nei prossimi giorni e, senza leoni, lo zoo di Gaza è condannato alla chiusura. Una prigione in meno nella più grande galera a cielo aperto del mondo.