Due barche straniere pizzicate dentro l’area marina protetta di Pianosa

[2 luglio 2014]

L’ultima segnalazione di un grosso gommone pirata, con bandiere ungherese e tedesca,  nel mare superprotetto della riserva integrale di Pianosa, l’avevano fatta il 2 giugno Legambiente ed i partecipanti all’iniziativa di citizen science della Settimana delle farfalle, ma il  27 giugno, intorno alle 12, 30, la pattuglia del Corpo Forestale dello Stato in servizio sull’Isola di Pianosa ha fermato un gommone tedesco di 6 metri distante 215 metri dalla costa dell’Isola, in piena area protetta.  In un comunicato il Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano spiega che «a bordo dell’imbarcazione proveniente da Porto Azzurro, vi erano tre persone tutte di nazionalità tedesca, ai quali i forestali hanno applicato la sanzione di 344 Euro. La sanzione amministrativa è stata tempestivamente pagata».

Poi, nella tarda mattinata del  primo luglio, la stessa sorte è toccata ad un catamarano francese di 12 metri, proveniente da  Capraia e con a bordo 7 francesi, che tentava di  ormeggiare nel porticciolo di Pianosa. Anche per loro i forestali hanno applicato una sanzione amministrativa dello stesso importo per aver violato i divieti di accesso nell’area protetta di un miglio dalla costa di Pianosa.

I pirati del mare non possono certo invocare la non conoscenza del divieto di navigazione, visto che è riportato in tutti i portolani e nelle carte nautiche e che esisteva già prima dell’istituzione del Parco  a mare a Pianosa, nell’ormai lontano 1997, visto che la navigazione era già vietata ai tempi del carcere, un divieto rafforzato ancora di più quando l’isola fu poi destinata alla carcerazione dei brigatisti rossi e poi al 41 bis per i mafiosi.

I “distratti” naviganti in realtà sanno bene di violare un divieto, ma ci provano comunque confidando (a volte non a torto) sulla “distrazione” italica, fregandosene  così di vincoli che non si sognerebbero mai di violare a casa loro, a cominciare dai francesi che non penserebbero mai di entrare con tanta nonchalace in una riserva marina della Corsica. A questo va aggiunto che pagare una multa di  344 Euro per un’infrazione così grave è un “rischio” che si può davvero mettere in conto in cambio del brivido di una gita proibita, come d’altronde fanno i bracconieri del mare che sanno che comunque quello che pescano in un’area marina protetta vale molto di più delle misere multe previste dalla legge italiana. Fino a che non si procederà, come succede in altri Paesi, a comminare sanzioni pecuniarie e penali ragguardevoli, anche con il sequestro delle imbarcazioni ed il ritiro delle licenze di navigazione e pesca, sarà difficile arginare i continui abusi e il bracconaggio nelle aree marine protette.

Comunque «Le entrate provenienti dalle sanzioni elevate dal Corpo Forestale dello Stato vengono utilizzate per finanziare le attività istituzionali dell’Ente Parco» che sottolinea che «L’intensa attività di monitoraggio ambientale eseguita su tutto l’Arcipelago Toscano dal Coordinamento Territoriale per l’Ambiente (Cta) del Corpo Forestale dello Stato è particolarmente impegnativa nel periodo estivo. Il Presidente Sammuri ringrazia ancora una volta il Comandante del Cta – Cfs di Portoferraio, Commissario Capo Iacopo Mori e il suo il personale, per l’impegno dimostrato nello svolgimento dei compiti di sorveglianza del territorio del Parco».