Brasile, si va al ballottaggio. I perché del flop della “verde” Marina Silva

Dilma Rousseff vince il primo turno e ringrazia i comunisti, secondo Aécio Neves

[6 ottobre 2014]

La candidata “ambientalista” per le elezioni in Brasile, Marina Silva (che a fine agosto era addirittura data prima nei sondaggi) non ce l’ha fatta nemmeno ad andare al ballottaggio con la presidente uscente  Dilma Rousseff ed è stata scavalcata dal terzo incomodo: il “socialdemocratico” Aécio Neves. Secondo il Tribunal Superior Eleitoral, con il 92% delle schede scrutinate la Rousseff si è aggiudicata 39 milioni di voti, Neves 32,8 milioni e la Silva appena 20,1 milioni.

La candidata ambientalista, ex ministro dell’Ambiente di Lula, poi candidata Verde alle scorse presidenziali contro  Dilma Rousseff, ha probabilmente pagato il suo passaggio al Partido Socialista Brasileiro (PSB), una formazione politica minata dagli scandali e da feroci divisioni interne, e il suo “punto di forza”, l’appartenenza  al protestantesimo evangelico che è in forte espansione in Brasile, alla fine potrebbe avergli alienato le simpatie dell’elettorato cattolico e della società civile, impaurita dal conservatorismo dichiarato della Silva riguardo ai diritti civili.

La presidente uscente ricandidata dal Partido dos Trabalhadores ha fatto una campagna elettorale in salita per riconquistare l’elettorato di sinistra deluso dalla corruzione interna al PT e dalla catastrofica gestione dei lavori per i campionati mondiali di calcio e delle prossime olimpiadi, ma è riuscita a mettere alle corde Marina Silva sul suo stesso terreno, facendone emergere le contraddizioni tra l’immagine di paladina dei poveri e dell’ambiente e le lobby religiose conservatrici ed industriali che appoggiavano la campagna elettorale di una candidata “ambientalista” che ha avuto fin troppi cedimenti allo “sviluppismo” e all’agricoltura industriale.

Alla fine il vero avversario di Dilma è risultato il candidato del Partido da Social Democracia Brasileira  e la sfida resta (teoricamente) tutta a sinistra, visto che in realtà il PSDB si ispira più al cristianesimo ed al liberalismo sociali che alla socialdemocrazia. Bisognerà ora capire se l’elettorato evangelico e in gran parte formato da poveri) di Marina Silva si sposterà sull’odiata  “miscredente” Rousseff o sul nemico “cattolico” e centrista Neves. Confermando tutti i sospetti della vigilia, Marina Silva, nelle prime dichiarazioni post-elettorali, sembra più che propensa ad appoggiare Aécio Neves al secondo turno: « Sappiamo che il Brasile ha segnalato che non è d’accordo con quello che c’è, e sappiamo che una buona parte del Brasile, dal 2010, ha espresso il sostegno ad un cambiamento».  Ma intanto il PSB l’ha già scaricata e sono riprese le faide interne (con un’ala forse maggioritaria che sembrerebbe disponibile a sostenere la Rousseff al secondo turno), mentre la Silva è già considerata una ex compagna di viaggio che ora si potrà dedicare a fondare il nuovo partito  Rede Sustentabilidade.

Dilma Rousseff, forte del suo 41,55% dei voti  ha subito ringraziato il redivivo PT e soprattutto Lula: «Senza  il presidente Lula non sarei mai stata dove mi trovo. Non sarei stata in grado di realizzare il mio sogno di fare un Brasile migliore. Come abbiamo detto, la lotta continua, una lotta che avrà senza dubbio successo, perché è la lotta del popolo brasiliano». Poi, interrotta spesso dai  militanti che gridavano  lo slogan “O povo unido jamais será vencido”, ha ringraziato anche gli alleati: il suo vicepresidente, Michel Temer (Partido do Movimento Democrático Brasileiro), Rui Falcão (PT) e il presidente del Partido Comunista do Brasil  Renato Rabello, confermando la svolta a sinistra impressa nella campagna elettorale che le ha permesso di sconfiggere Marina Silva.

Dilma ha concluso: «Ancora una volta il popolo brasiliano mi ha onorato con la sua fiducia per darmi la vittoria in questa disputa al primo turno. Nel nostro percorso, è la settima vittoria: due nella prima elezione del presidente Lula, due dalla sua seconda elezione, due della mia elezione e ora in questo primo turno. Nel celebrare questa vittoria, le mie parole sono di ringraziamento, perché abbiamo l’obbligo di ringraziare gli elettori, che hanno lasciato le loro case e sono andati alle urne per registrare il loro voto. Mi sento forte come chi ha ricevuto il loro messaggio, il messaggio semplice che devo andare avanti, devo continuare questa lotta con ciascuno di questi elettori».