Brebemi, 320 milioni di soldi pubblici per l’autostrada “deserta”

Legambiente: «Doveva essere tutta a carico dei privati invece pagano sempre e solo gli utenti»

[7 agosto 2015]

Brebemi

Il project financing  della Lombardia ha prodotto opere inutili e di grande impatto ambientale come la Brebemi, TEEM e la Pedemontana. La promessa per queste grandi opere molto costose era quella che sarebbero state pagate dagli investitori privati, «Eppure – denuncia Legambiente – la decisione Cipe di ieri sulla Brebemi prevede 320 milioni di finanziamenti prelevati dalle esangui casse pubbliche, più una proroga di 6 anni della concessione, la conferma del valore di subentro a fine concessione per 1.200 milioni e nuove opere di interconnessione per canalizzarci del traffico attualmente inesistente».

Il Comitato interministeriale programmazione economica ha quindi rivisto il Piano economico finanziario della Brebemi 260 milioni di euro verranno corrisposti dallo Stato in rate da 20 milioni annui e 60 in tre rate da 20 milioni annui dalla Regione Lombardia. La concessione passa da 19,5 a 25,5 anni, poi c’è il reinserimento del valore di subentro a fine concessione (.205 milioni) e l’entrata in esercizio al 31 gennaio 2017 dell’interconnessione con l’A4 a Brescia, per la quale il Cipe riconosce la necessità di effettuare rapidamente l’approvazione del progetto dopo una  Conferenza di servizi che dovrebbe essere convocata a settembre.

Il finanziamento andrebbe a un’opera il cui costo, alla convenzione, era di 920 milioni interamente a carico di privati, ma che poi, tra modifiche e “compensazioni”, oneri finanziari e interessi, ha superato i 2,4 miliardi, coperti in massima parte da prestiti di istituti finanziari pubblici (BEI e Cassa Depositi e Prestiti), oltre che dalle partecipazioni degli azionisti pubblici e privati con, in prima fila, Banca Intesa (che possiede il 42% di Autostrade Lombarde, a sua volta proprietaria del 78% di Brebemi).

L’autostrada senza traffico è anche  molto costosa per gli utenti: «i 56 km da Brescia a Milano, infatti, costano ben 10,70 euro, 19 centesimi a km – dicono gli ambientalisti – Tanto che la società concessionaria si è dovuta inventare un catalogo di sconti e promozioni pur di ingolosire un’utenza distratta.  Tutto ciò per un’autostrada che apre uno squarcio di centinaia di ettari asfaltati nella campagna più fertile d’Italia, destinata a un traffico che preferisce ricorrere alla viabilità ordinaria piuttosto che pagare un pedaggio così esoso, che non ha ancora realizzato tutte le misere compensazioni ambientali previste, né finito di pagare gli espropri dei terreni sottratti all’agricoltura».

Secondo Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia, si tratta di «Una decisione semplicemente mortificante, che speriamo provochi una levata d’orgoglio contabile da parte della Corte dei Conti  da sempre fieramente contraria alla realizzazione dell’autostrada-ecomostro che duplica la A4.  Di fatto il Governo premia chi ha speculato ai danni del territorio, mentre gli unici a pagare saranno gli utenti, costretti a un pesante pedaggio per un’infrastruttura realizzata quasi per intero con finanziamenti pubblici ma i cui extraprofitti vanno quasi tutti a privati. Crediamo ci siano modi migliori per spendere i soldi dei contribuenti».