Caccia in deroga, l’Ue dice no a quella tradizionale e tiene l’Italia sotto sorveglianza

[20 gennaio 2014]

La Commissione europea, rispondendo a una richiesta dell’europarlamentare ex Idv ed ora Pd Andrea Zanoni sulle procedure di  infrazione 2004/4926, 2006/2131 e 2011/2205, chiuse il 10 dicembre scorso dalla stessa Commissione europea,  sembra mettere fine alla caccia mascherata da deroga. Ion Codescu, Capo Unità 2 Enforcement, Cohesion Policy & European Semester della Commissione europea, scrive: «Mi preme sottolineare che, malgrado l’archiviazione delle suddette procedure, la Commissione continuerà a seguire la situazione in Italia per garantire la corretta applicazione dell’articolo 9 della Direttiva Uccelli, il quale prevede il rispetto delle condizioni rigorose affinché gli Stati membri possano consentire, in via eccezionale, la caccia di specie normalmente non cacciabili».

Secondo Cabs, Enpa, Lac, Lav, Lipu-BirdLife Italia e Wwf, con questa lettera l’Ue chiarisce definitivamente che «L’applicazione della direttiva Uccelli deve essere rigorosa: deroghe di caccia solo in via eccezionale, in assenza di soluzioni alternative e non per motivi tradizionali. E’ un monito duro e chiarissimo quello che giunge all’Italia dall’Europa in tema di caccia in deroga, sui cui l’Italia è stata già severamente condannata dalla Corte di Giustizia e ha subito una nuova procedura di infrazione, archiviata solo dopo l’adeguamento normativo in Parlamento».  Le 6 associazioni sono convinte che «La nota della Commissione non lascia dubbi sullo stato da “sorvegliato speciale” in cui versa tuttora il nostro Paese e che, considerata la condanna del 2010 e l’ulteriore successiva messa in mora, porterebbe, nel caso di nuove infrazioni, a un severo intervento da parte delle autorità comunitarie».

Ma i cacciatori e le Regioni che fino ad oggi li hanno assecondati in questa specie di guerriglia contro le normative europee dovrebbero fare attenzione anche ad un  altro passaggio di grande importanza nella lettera della Commissione:  «Sulla base della giurisprudenza della Corte, il desiderio di continuare pratiche venatorie tradizionali vietate dalla direttiva non può valere a dimostrare l’assenza di altre soluzioni soddisfacenti». Le  associazioni animaliste e ambientaliste evidenziano il riferimento negativo alle deroghe per motivi tradizionali: «Un motivo, quello “tradizionale”, cui hanno fatto finora ricorso regioni come il Veneto e la Lombardia ma che, come dicono le sentenze della Corte di Giustizia europea, non può essere considerato valido ad autorizzare la deroga. Cioè,  le ragioni della deroga devono essere ben altre e ben diversamente fondate. Altrimenti, niente deroghe. Il quadro che ne deriva non lascia dubbi: l’epoca della caccia italiana mascherata da deroghe è finita e con essa deve finire l’abbattimento illegittimo e persino illegale di milioni di piccoli uccelli migratori. Alla prossima deroga che Veneto, Lombardia o qualunque altra Regione dovesse scorrettamente autorizzare, non esiteremo a chiedere l’intervento di un giudice della Corte europea con un’ordinanza ad hoc che fermi all’istante gli abbattimenti illegali».