Calderoli e il serpente, o dell’ignoranza padana

L’ex ministro e parlamentare uccide una specie protetta dando la colpa alla "makunba" del padre della Kyenge. Poi se ne vanta su Facebook

[21 agosto 2014]

Il senatore Roberto Calderoli ne ha fatta un’altra delle sue. Certo non siamo all’esibizione di t-shirt anti-islamiche dell’ex ministro, che scatenarono proteste nel mondo arabo e l’assalto ai consolati italiani, ma ammazzare un innocuo serpente e poi vantarsene su Facebook probabilmente non verrebbe in mente a nessun politico europeo, soprattutto se ha ricoperto cariche di governo.

Ecco cosa scrive il prode Calderoli: «Non sono mai stato superstizioso ma dopo la “makunba” che mi ha fatto il papa della Kienge mi é capitato di tutto e di più. Quello che potete vedere nell’allegato è il serpente che ho catturato questa mattina nella cucina di casa mia. A voi sembra normale che un serpente di 2 metri sia nella cucina di una casa di mozzo?». Naturalmente, il truculento safari bergamasco è servito per condire tutto con i soliti richiami xenofobi.

In effetti è abbastanza normale che il serpente più comune e diffuso d’Europa e d’Italia, il biacco (Hierophis viridiflavus), si aggiri – come ha sempre fatto, e da molto prima della fondazione della Lega Nord – per le campagne bergamasche. Non è normale che un ex ministro della repubblica italiana, padre del “Porcellum” e addirittura nominato saggio costituente, pensi invece che i serpenti ci siano solo in virtù di una qualche “makumba” africana  e non perché la campagna lombarda è il loro ambiente, dove vanno a caccia di roditori, che probabilmente abbondano nel giardino di Calderoli.

Ci sarebbe inoltre da precisare che l’ex ministro e parlamentare Calderoli, uccidendo quel biacco, avrebbe commesso anche un reato, visto che l’utilissimo e innocuo serpente è incluso nell’allegato IV della Direttiva Habitat dell’Unione europea. Vuoi vedere che Calderoli non pensava alla “makumba” ma all’odiata burocrazia europea, quando ha eliminato il povero animale?. E pensare che sarebbe bastato chiamare qualcuno più coraggioso e esperto di lui, magari un vigile del fuoco o una guardia forestale, per allontanare il biacco dalla sua villa bergamasca senza incorrere nell’inutile morte e ridicola esibizione di trofeo di caccia su Facebook.

Calderoli si rassegni, anche in Padania ci sono i serpenti. Magari non grossi e pericolosi come nell’Africa del papà della Kyenge che tanto teme, ma ci sono… e speriamo proprio che ci restino, perché sono un elemento essenziale della catena del vivente e della sua salute. I biacchi sono utili e belli, cosa che non sempre si può dire di qualche politico.