Il Califfato islamista in Iraq e Siria ha un missile balistico? [VIDEO]

Ed è già guerra tra le milizie jihadiste per il controllo del petrolio

[2 luglio 2014]

Lo Stato islamico in Iraq e nel Levante (Isil) o Islamic State of Iraq and Syria (Isis), che dopo la proclamazione del Califfato nei territori di Siria e Iraq occuopati ha cambiato il suo nome semplicemente in Stato Islamico, ha annunciato oggi di essere in possesso di un missile balistico. A dirlo è l’informatissimo network televisivo panarabo Al-Arabiya.

Per dimostrare che non scherzano le milizie estremiste islamiche hanno pubblicato su internet alcune foto ed un video che mostrano un camion che trasporta un missile di fabbricazione sovietica o russa  R-17 (Scud secondo la classificazione Nato) nella città siriana di Raqqa, al confine con la Turchia, controllata dalle milizie integraliste  islamiste. Il missile balistico sarebbe quindi il bottino della guerra contro il regime siriano di Bashir al Assad  che  fa parte della dinastia baathista, armata prima dall’Urss e poi dalla Russia.

Inoltre gli integralisti hanno mostrato anche tre obici M198 provenienti dalla vittoriosa offensiva contro l’esercito irakeno a Mossul.

Al-Arabiya scrive che «i membri jihadisti del gruppo militante hanno pubblicato immagini di quello che sembra essere la sfilata con un missile Scud sul retro su un camion circondato da uomini mascherati nella città siriana di Raqqa, la presunta capitale del proclamato “Califfato musulmano”. Non è chiaro se l’arma sia operativa e se costituisca una minaccia».

Intanto, ieri Abu Bakr al-Baghdadi (al secolo Abdullah Ibrahim al-Samarrai), il leader dell’Isil/Isis dichiaratosi califfo ha chiesto a tutti i musulmani di tutto il mondo a prendere le armi e di sostenere il  califfato, lo Stato Islamico dichiarato su gran parte del territorio siriano e irakeno. Dopo aver proclamato l’inizio di una «nuova era» che vedrà il trionfo dei musulmani, al-Baghdadi ha chiamato alla jihad,  la guerra santa, con un messaggio audio di 20 minuti o pubblicato on-line, chiedendo ai musulmani di sollevarsi per  vendicare i presunti torti commessi contro la loro religione in tutto il mondo, dalla Repubblica Centrafricana al Myanmar.

Ieri lo Stato Islamico ha annunciato la definitiva conquista di Boukamal  una città della provincia orientale siriana di Deir ez-Zor, alla frontiera con l’Iraq, strappata dopo diversi giorni di sanguinosi combattimenti ad altre milizie jihadiste armate dalle monarchie del Golfo come il Fronte Al-Nosra, un gruppo legato ad Al Qaeda. Inoltre il ‘isil/Isis sta avanzando verso un altro bastione di Al-Nosra, la città siriana di Al-Shahel, sempre a  Deir ez-Zor.  Quella tra l’Isis e il Fronte Al-Nosra è una guerra che dura da mesi per il controllo politico delle milizie islamiche e soprattutto di un’area ricca di petrolio.

Ormai lo Stato Islamico controlla un’area che va da Ninive e dalla  regione di al-Anbar, nell’ovest dell’Iraq, fino al nord della provincia di Aleppo, nel nord-est della Siria, alla frontiera con la Turchia ed ha messo le mani su importanti pozzi petroliferi.

La cosa sta cominciando davvero a preoccupare la Casa Bianca, e gli Usa hanno detto che le milizie dello  Stato Islamico – che comprendono anche numerosi combattenti che provengono dall’Europa e dall’America – vuole «distruggere l’Iraq». Per questo l’amministrazione Obama, dopo qualche tentennamento, ha deciso di continuare a fornire armi e caccia F-16 ai Paesi del Golfo, Iraq compreso.

Ieri il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, ha definito la proclamazione del Califfato islamico  in Siria ed Iraq come «Una campagna di terrore nella quale ci sono atti di violenza scioccanti ed un’ideologia repressiva che rappresenta una grave minaccia per l’avvenire dell’Iraq. L’Isil non combatte, come pretende, per conto dei sunniti. L’Isil non combatte per un Iraq più forte. L’Isis combatte per distruggere l’Iraq». Verrebbe da dire che le due guerre americane in Iraq hanno ottenuto più o meno lo stesso risultato…

Dopo aver ribadito le critiche al premier irakeno sciita Nuri al-Maliki per non voler costituire un governo di unità nazionale con sunniti e curdi, gli Usa hanno comunque confermato l’invio di 300 consiglieri militari in Iraq  ed un finanziamento da 500 milioni di dollari per addestrare ed armare l’opposizione siriana che ormai combatte anche contro l’Isil/Isis, ma soprattutto che «gli Usa restano impegnati a fornire gli F-16 all’’Iraq il più rapidamente possibile». Speriamo solo che non facciano a fine del missile balistico sovietico/russo.

Anche se in molti dicono che i pasdaran iraniani stanno già combattendo in Iraq, il vice-ministro degli esteri iraniano, Hossein Amir-Abdollahian, ha dichiarato all’agenzia internazionale Rossiya Segodnia che «l’Iran non pensa di inviare truppe in Iraq per combattere i terroristi, ma è pronto a fornire armi alle autorità irakene. L’aiuto che abbiamo apportato finora all’Iraq consiste in consultazioni sulla lotta efficace contro il terrorismo. Non progettiamo di inviare nostri militari in Iraq. Quest’ultimo possiede delle forze armate potenti e delle forze popolari ben organizzate. L’Iraq non ha bisogno di forze straniere sul suo territorio, si che siano americane che iraniane. Non abbiamo truppe sul territorio irakeno, continueremo ad dare consulenze all’Iraq nel quadro dei nostri accordi bilaterali in materia di sicurezza. L’Iraq lotta da più di 12 anni contro I terroristi sul suo territorio. Per ora Bagdad non ha chiesto a Teheran di fornirle armi, ma se o chiedesse, saremmo pronti, nel quadro delle norme internazionali e dei nostri contratti bilaterali, a fornire armi all’Iraq per condurre una lotta efficace contro il terrorismo. Intratteniamo relazioni strategiche con il governo irakeno. Siamo pronti a prendere delle iniziative per fare dell’Iraq uno Stato forte ed unito».

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