Il cambiamento climatico cambia aspetto ai topi canadesi (VIDEO)

Documentati cambiamenti nei denti e nella struttura del cranio in due specie nel sud del Quebec

[29 novembre 2017]

Il nuovo  studio “Rapid morphological divergence in two closely related and co-occurring species over the last 50 years”, pubblicato su Evolutionary Ecology da Virginie Millien, Ronan Ledevin, Cédric Boué e Andrew Gonzalez della McGill University, dimostra che «Negli ultimi 50 anni, gli inverni più miti hanno provocato alterazioni fisiche in due specie di topi nel sud del Quebec, fornendo un esempio da manuale delle conseguenze dei cambiamenti climatici sui piccoli mammiferi».

I ricercatori canadesi dicono anche che «I risultati rivelano anche un’inversione drastica delle proporzioni dei due topi presenti nell’area, aggiungendo prove al fatto che il riscaldamento delle temperature sta spingendo la fauna selvatica verso nord».

La Millien studia da 10 anni nella Gault Nature Reserve, nella valle di St. Lawrence,  a circa 40 chilometri a est di Montreal, due specie simili che coesistono nello stesso territorio il topo cervo (Peromyscus maniculatus) e il topo dai piedi bianchi (Peromyscus leucopus), entrambi comuni nel Nord America orientale. Ma mentre il topo cervo si trova nelle regioni settentrionali del Canada, il topo dai piedi bianchi è una specie più meridionale, che è stata raramente a nord del fiume San Lorenzo.

Confrontando i dati dell’ultimo decennio con i campioni raccolti dai ricercatori della McGill fin dagli anni ’50, il team della Millien ha scoperto che le forme del cranio di entrambe le specie di topi sono cambiate nel tempo e che questi cambiamenti sono stati più pronunciati nel topo dai piedi bianchi, con il risultato che le forme craniche delle due specie sono diventate più distinte.

Nello stesso periodo, mentre gli inverni diventavano più miti,  il topo dai piedi bianchi si è spostato più a nord, estendendo a settentrione il suo areale di circa 11 chilometri. Mentre 9 esemplari su 10 catturati nove dei 10 esemplari catturati nella Gault Nature Reserve dai ricercatori negli anni ’70 erano topi cervo e solo il 10% erano topi dai piedi bianchi, ora il rapporto è invertito.

La Millien sottolinea che «La teoria evolutiva predice i cambiamenti morfologici in risposta al riscaldamento del clima, ma finora ci sono ben poche prove per questo nei mammiferi». Secondo i ricercatori canadesi «Questi cambiamenti potrebbero essere correlati a uno spostamento alimentare causato dai cambiamenti climatici, combinato con la competizione per le risorse alimentari tra le due specie di topi. Ad esempio, un cambiamento nella posizione di un dente molare in entrambe le specie potrebbe riflettere i cambiamenti nel tipo di cibo che i topi devono masticare».

Una questione che rimane da risolvere è se i cambiamenti siano  genetici e se verranno trasmessi alle generazioni future – l’evoluzione in corso – oppure se rappresentino la “plasticità”, la capacità di alcune specie di adattarsi ai rapidi cambiamenti ambientali. In entrambi i casi, i cambiamenti fisici, anche se sono visibili solo da ricercatori esperti, sono significativi: «Stiamo parlando di ossa e denti, strutture dure che non sono facili da piegare», fa notare la Millien.

I risultati dello studio si vanno ad aggiungere ai pochi casi documentati di risposte rapide da parte della fauna selvatica ai cambiamenti climatici, come hanno documentato i quarantennali studi di Rosemary e Peter Grant sui fringuelli delle Galapagos che, s partire dal 1973, attraverso misurazioni accurate della popolazione di due specie su una piccola isola durante cambiamenti climatici importanti come eventi di El Niño e siccità, sono stati in grado di dimostrare che i cambiamenti evolutivi nelle dimensioni del becco e nelle dimensioni corporee dei fringuelli possono verificarsi in un paio di anni.

Per la Millien, la foresta vetusta della Gault Nature Reserve sul Mont Saint Hilaire, nella zona di Monteregie in Québec, è stata un laboratorio all’aperto simile alle Galapagos: «Quando sono arrivata in Quebec dalla Francia 15 anni fa, stavo lavorando all’evoluzione dei mammiferi delle isole. Sono rimasta piuttosto delusa, perché c’erano poche opportunità di trovare isole vicino a Montreal. Poi ho visto una foto delle colline Monteregian scattata dalla NASA in inverno: queste erano isole di foresta all’interno di una matrice di campi agricoli e aree urbane. Ho trovato il mio sistema da studiare».

Ciò che ha reso queste colline boscose particolarmente speciali per la Millien è stato il fatto che poteva avere accesso a esemplari museali provenienti dalle stesse località, raccolti negli anni ’50 attraverso un’indagine sul campo della McGill University, e negli anni ’70 da Peter Grant, che lavorò sui piccoli mammiferi a Gault mentre insegnava biologia alla McGill. (Lui e Rosemary Grant sono ora professori emeriti alla Princeton University),

Con i suoi 1.000 ettari di foresta vetusta, «Gault è unica nel sud del Quebec – conclude la Millien, che è anche direttrice della riserva dal 2016 – Offre ai ricercatori l’opportunità di studiare gli effetti dei cambiamenti climatici, mettendo da parte il disturbo aggiuntivo delle attività umane. Uno dei nostri colleghi di biologia sta lavorando allo sviluppo di un progetto simile al nostro, rivisitando alcune ricerche sulle piante che sono state fatte decenni fa».