I cani della prateria sono serial killers dei cuccioli di scoiattoli di terra

E’ il primo caso documentato di uccisione interspecifica tra i mammiferi erbivori

[24 marzo 2016]

Cani della prateria 1

Lo studio “Prairie dogs increase fitness by killing interspecific competitors”,  è la storia di copertina del nuovo numero della prestigiosa rivista scientifica Proceedings of the Royal Society B: Biological Science, nel quale John Hoogland, dell’Appalachian Laboratory del Center for Environmental Science dell’università del Maryland, e da Charles Brown, del Department of biological sciences, dell’università di Tulsa rivelano un lato nascosto e ferocissimo della vita dei cani della prateria e della lotta per il territorio e le risorse con gli scoiattoli di terra.

«La competizione interspecifica – spiegano i due ricercatori statunitensi – seleziona comunemente per divergenza in ecologia, morfologia o fisiologia, ma l’osservazione diretta della competizione interspecifica in condizioni naturali è difficile.  I cani della prateria dalla coda bianca ( Cynomys leucurus ) erbivori impiegano una strategia insolita per ridurre la concorrenza interspecifica: uccidono, ma non consumano, gli erbivori scoiattoli di terra Wyoming (Urocitellus elegans) che vengono trovati nei territori dei cane della prateria».

Questa macabra scoperta è il risultato di uno studio, durato 6 anni, nell’Arapaho National Wildlife Refuge in Colorado, che «ha rivelato che l’uccisione interspecifica di scoiattoli a terra da parte dei cani della prateria è comune, che coinvolge 47 diversi killers; 19 cani della prateria erano serial killer nello stesso anno o per anni consecutivi;  il 30% dei cani della prateria di sesso femminile hanno ucciso almeno una scoiattolo di terra nel corso della loro vita. Le femmine che uccidono gli scoiattoli di terra avevano una speranza di vita annuale e un benessere fisico significativamente più alti rispetto a quelle non-killer, probabilmente a causa della diminuita competizione interspecifica per la vegetazione».

Come scrivono  Hoogland e Brown «I nostri risultati documentano il primo caso di uccisione interspecifica (IK – interspecific killing) tra i mammiferi erbivori in natura di singoli competitori non collegata alla predazione e  mostrano che l’IK migliora la forma fisica per gli animali che vivono in condizioni naturali».

L’immagine dei simpatici miti, e “soffici” cani della prateria, animali sociali che si pensava vivessero in comunità pacifiche, viene completamente stravolta: i cani della prateria sono killer a sangue freddo e per di più infanticidi, visto che uccidono soprattutto i cuccioli degli scoiattoli di terra.

I rapporti tra queste due “tribù” di specie erbivore sono segnati dagli attacchi delle femmina dei cani della pateria, grosse quanto un coniglio, alle tane dei più piccoli scoiattoli di terra che vivono ai confini del loro territorio lli che non lo fanno, quindi potrebbe essere un comportamento importante plasmare “fitness” evolutivo.

Hoogland ha detto a New Scientist: «Era incredibile vedere che sotto  i nostri occhi stava accadendo qualcosa di simile, che non avremmo mai immaginato». Lo scienziato descrive l’uccisione dei cuccioli di scoiattoli di terra come «veloce, sottile e inaspettata». Un’altra cosa abbastanza sconvolgente – secondo i nostri parametri antropomorfici della natura, soprattutto quando ci sono di mezzo mammiferi – è che i killer siano femmine: mentre alcuni cani della prateria inseguivano  gli scoiattoli di terra, altre li aspettavano fuori dalle loro tane o addirittura tiravano fuori i cuccioli dalle loro tane e li uccidevano con un morso alla base del collo e delle scosse violente, per poi abbandonare la carcassa sul posto e riprendere tranquillamente a rimpinzarsi di erba.

Hoogland spiega che «La killer supreme ha ucciso 7 piccoli dalla stessa cucciolata in un solo giorno».

Se, come sembra dallo studio, le femmine di cane della prateria killer hanno più figli che siopravvivono di più e loro stesse vivono meglio delle loro simili non-killers, «la scoperta è di fondamentale importanza per la comprensione degli ecosistemi – dice Hoogland – Si pone la questione se questo avvenga anche in altre specie».

Dieter Lukas, ecologo comportamentale dell’università di Cambridge, afferma che «dal punto di vista dello scoiattolo, una specie concorrente può rivelarsi un rischio sia come predatore che per la mancanza di cibo. E’ davvero qualcosa di sorprendente che nessuno ne fosse a conoscenza».

La rivelazione di questo la<to oscuro e violento della vita di ogni giorno di pacifici mammiferi è infatti probabilmente solo la superficie di una storia della terribile, magnifica e spietata evoluzione delle specie che ha cominciato a raccontarci Darwuin e della quale ogni giorno scopriamo nuove pagine fantastiche e sanguinarie. La cultura pop, il vegetarianesimo con tutte le sue moderne declinazioni, fino alla Zootopia, amano presentarci gli erbivori come pacifisti inoffensivi, ma questo studio ci conferma che in natura c’è poco di pacifico e che l’equilibrio è spesso mantenuto dalla ferocia di cui l’uomo è maestro, ma dalla quale l’uomo sembra anche l’unico – insieme ai bonobo – a potersi emancipare grazie alle conquiste evolutive e culturali che sono  l’empatia, l’intelligenza e la cura degli altri, la solidarietà, la compassione, la tolleranza.

I biologi ci ricordano però che facciamo parte di questa splendente rete del vivente che è intessuta anche di violenza, ci pongono domande inquietanti e ci danno risposte altrettanto inquietanti, che riguardano il nostro ruolo di animali all’interno della natura e come esseri violenti o pacifici all’interno delle complicate società tecnologiche, culturali e politiche che abbiamo costruito, ma che somigliano ancora, ai confini dei nostri Paesi e nelle nostre moderne tane, alla guerra ancestrale tra cani della prateria e scoiattoli di terra. Come ha detto Hoogland riassumendo in una frase i suoi anni di studio: «Più imparo sui cani della prateria e meno lo so».