Attivati mezzi e subacquei della guardia costiera. In arrivo unità speciale dall’Università di Padova

Sette capodogli spiaggiati in Abruzzo, in corso disperato tentativo per salvarli

Marevivo: «Cementificazione, inquinamento e petrolio stanno uccidendo il nostro mare»

[12 settembre 2014]

Sette capodogli, splendidi e mastodontici mammiferi che popolano (anche) i nostri mari si sono spiaggiati a Punta Penna, presso Vasto (in Abruzzo), dove i cittadini e le autorità stanno facendo il possibile per salvarli. Al momento tre dei cetacei sono già morti, e si sta facendo il possibile per salvare gli altri.

I cetacei – come riassume l’Agi – avrebbero perso l’orientamento nell’Adriatico e appartengono a un gruppo già recentemente monitorato al largo della Croazia. Due di loro sarebbero purtroppo gia’ morti, mentre gli altri cinque sono in grande difficolta’ nel fondale basso di Punta Penna. Il Ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti è stato informato stamattina dello spiaggiamento dei sette capodogli a Punta Penna presso Vasto ed è in costante contatto con il Reparto Marino Ambientale della Guardia Costiera, che sta coordinando le operazioni per cercare di salvare i cetacei.

Sul posto – comunicano dal dicastero – sono operative le unità della guardia costiera Pescara e Ortona, il nucleo subacqueo della guardia costiera di San Benedetto del Tronto, e i volontari protezione civile. Si sta recando sul posto l’Unità Speciale dell’Università di Padova diretta Mazzariol, che opera in convenzione con il ministero dell’Ambiente proprio per i casi di spiaggiamento dei cetacei. Sono state inoltre allertate la “Banca Tessuti per Mammiferi”, diretta da Cozzi dell’università di Padova, la direzione generale per la sanità animale del ministero della Salute e gli “Istituti Zooprofilattici Sperimentali”, coordinati da Casalone.

Una situazione di grande tensione per la salute – e la sopravvivenza – di questi giganti buoni che si sono spiaggiati e rischiano la vita, per un motivo che rimane ancora oscuro. «Gli esperti cercheranno di capire come sia successo, ma – commentano gli ambientalisti di Marevivo – sta di fatto e sotto gli occhi di tutti che il mare è sempre più in sofferenza per ragioni arcinote: inquinamento, cambiamento climatico, acidificazione delle acque, sovrasfruttamento delle risorse ittiche, cementificazione delle coste e, infine, le trivellazioni».

La Croazia – continuano gli ambientalisti – ha già dato il via libera alle perforazioni petrolifere offshore nel nostro unico mare e il decreto “Sblocca-Italia” aspira anche ad essere un decreto “Sblocca-Trivelle”, togliendo agli enti locali il potere di veto sulla ricerca e sulla trivellazione di pozzi di petrolio e di metano. «Lo sviluppo sostenibile non può essere soltanto una formula, ma va tramutato in fatti concreti, in grado di conciliare ambiente, economia e sociale per il futuro delle nuove generazioni – interviene la presidente di Marevivo, Rosalba Giugni – Il mare, con la sua moltitudine di esseri viventi vegetali e animali, dal fitoplancton alle grandi balene, dalle praterie di Posidonia agli squali, deve essere al centro dell’attenzione. Se gli abitanti del mare muoiono, non ci sarà più vita neanche sulla Terra. Nel mirino dell’uomo non c’è solo l’orsa Daniza, la cui morte ci ricorda che il predatore più pericoloso resta l’uomo».