Caribù battono petrolio. Obama estende la protezione dell’Arctic National Wildlife Refuge

Ambientalisti e indiani ringraziano: salvo il luogo sacro dove la vita inizia

[28 gennaio 2015]

Sierra Club, la più grande e diffusa associazione ambientalista Usa, ha definito «Una mossa storica» la decisione del presidente Barack Obama  di proteggere anche la pianura costiera dell’Arctic National Wildlife Refuge con un piano per estendere l’area Wilderness.

Gli ambientalisti ricordano che «La pianura costiera dell’Artico è uno degli ultimi luoghi selvaggi americani: ospita la zona di parto di una mandria di caribù forte di quasi 170.000 animali, i luoghi di niduificazioni di uccelli che migrano da tutti i 50 Stati e le terre del letargo del possente orso polare. L’Arctic Refuge  è l’unico posto in America dove il paesaggio artico è protetto dalle rive del Mar Glaciale Artico, a sud passando dalla pianura costiera alla tundra , fino alle montagne di Brooks Rangeed alla foresta boreale all’interno dell’Alaska. Per secoli, i popoli Gwich’in e Inupiaq hanno fatto affidamento sulla generosità della regione artica per il loro sostentamento». In una dichiarazione congiunta le associazoni ambientaliste e le organizzazioni dei popoli autoctoni si sono complimentati con l’amministrazione Obama che «E’ diventata la prima nella storia a fare una Wilderness recommendation per fare del Refuge’s Coastal Plain una parte essenziale del suo ultimo Comprehensive Conservation Plan and Wilderness Review. Attraverso questa raccomandazione, l’U.S. Fish and Wildlife Service riconosce quanto sia notevole il valore dell’Arctic Refuge  un ecosistema  selvaggio di qualità che supporta una gamma completa di habitat sub-artici, artici e  marini. Il Refuge’s Coastal Plain in particolare provvede all’habitat essenziale per buoi muschiati, lupi, uccelli migratori, caribù, orsi polari e i loro cuccioli, e da tempo immemorabile ha fornito sostentamento ed a  sostenuto la cultura del popolo Gwich’in e Inupiat».

Sarah James, presidente del Consiglio dirttivo dei Gwich’in, ha detto che «Questa è una grande notizia per il popolo Gwich’in. Il rapporto del Fish and Wildlife è d’accordo con i nostri capi che il luogo di nascita caribù nell’Arctic Refuge Coastal Plain deve essere protetto per le generazioni future. Si tratta di una questione di diritti umani.Lo sviluppo dl petrolio avrenbbe fatto del male ai caribù e minacciato lo stile di vita dei Gwich’in. Chiediamo al Presidente di fare il passo successivo con la protezione permanente di questo luogo che chiamiamo “Iizhik Gwat’san Gwandaii Goodlit ”  “il Sacro luogo dove la vita inizia”».

Chi non è contento sono le compagnie petrolifere che voledvano mettere le mani anche sul 5% del bacino dell’Alaska North Slope dove non hanno ancora accesso. Ma Dune Lankard, fondatore e presidente dell’ Eyak Preservation Council, ribadisce che “L’Arctic National Wildlife Refuge è un tesoro nazionale. Lo sversamento di petrolio del 1989 della Exxon Valdez nel Prince William Sound è la prova di quel che può andare storto quando permettiamo lo sviluppo incontrollabile e irreversibile nei nostri preziosi e fiorenti luoghi selvaggi che forniscono il sostentamento ed i mezzi di sussistenza al  nostro popolo ed all’incomparabile stile di vita dell’Alaska.

Perfino la Chiesa Episcopale loda la decisione d Obama «Per aver fatto un passo importante verso la protezione in modo permanente dell’integrità ecologica di questa terra sacra».

Ma Elia Zarlin, campaign manager di Credo, sottolinea che «Dopo la decisione quasi disastrosa di due estati fa dell’amministrazione Obama di consentire Shell di andare avanti con la trivellazione nell’Artico, è bello vedere il presidente fare un passo nella giusta direzione. Se il Presidente vuole restare fedele alla sua promessa di proteggere il nostro ambiente e il clima, deve escludere queste aree dal tavolo dello sviluppo di combustibili fossili, non svendere natura incontaminata alla company dell’energia sporca che fa l’offerta più alta»

Anche per  Gene Karpinski, presidente della League of Conservation Voters, «Questo è il grosso problema. Da tempo le Big Oil volevano mettere le mani sull’Arctic National Wildlife Refuge, ma gli scienziati del Fish and Wildlife Service ha dichiarato che questa iconica American wilderness è troppo speciale per trivellarla. Siamo perfettamente d’accordo».