L’amministrazione cittadina annuncia un cambio di rotta nel Regolamento Urbanistico

Carrara, dopo l’alluvione al posto di nuovi palazzi potrebbe nascere un parco pubblico

Legambiente: «Dove trovare i soldi? Dal marmo»

[7 gennaio 2015]

In questi giorni, il Vicesindaco e il Sindaco di sono tornati sulla questione “Villa Ceci”, affermando che, a seguito dell’alluvione del 5 novembre, hanno cambiato opinione sulla destinazione dell’area e che nel nuovo Regolamento Urbanistico cancelleranno le previsioni edificatorie contenute nel Piano Strutturale.

Che l’area Ceci fosse in gran parte classificata a “pericolosità idraulica molto elevata” l’avevamo evidenziato anche nelle nostre osservazioni al P.S., ovviamente respinte, con le quali chiedevamo di togliere le previsioni edificatorie dalla relativa UTOE.

Evidentemente, i nostri “increduli” amministratori hanno dovuto vedere coi propri occhi Villa Ceci ripetutamente allagata per rendersi conto che, in caso di alluvione, un’area ad elevata pericolosità idraulica si sarebbe riempita d’acqua, mettendo a rischio i futuri 1371 nuovi insediati, mentre non potrebbe più funzionare come cassa d’espansione naturale e limitare i danni per le aree circostanti già abitate.

Si dirà: meglio tardi che mai! In realtà, qualcosa di stonato, nelle affermazioni di Vannucci e Zubbani, c’è. Se, infatti, l’Amministrazione fosse sinceramente interessata ad eliminare ogni possibilità edificatoria in Villa Ceci e a trasformarla in un Parco pubblico, senza utilizzare alcun tipo di perequazione, la via maestra da seguire sarebbe una sola: variare il Piano Strutturale.

Utilizzare il Regolamento urbanistico, infatti, non assicura che in un futuro, anche prossimo, quando cioè sarà cessata l’eco dell’alluvione, esso venga modificato per armonizzarlo col Piano Strutturale e consentire di nuovo l’edificazione in Villa Ceci. Il Regolamento urbanistico, infatti, può essere cambiato direttamente con una semplice seduta del consiglio comunale mentre il Piano Strutturale, per essere variato, richiede un iter più lungo, dovendo passare anche al vaglio della Regione. Dunque, per darci qualche sicurezza in più, l’inedificabilità di Villa Ceci deve essere introdotta nel Piano Strutturale.

E, detto per inciso, se si arrivasse a metter mano all’ultima Variante al Piano Strutturale, sarebbe molto importante ripristinare la primissima versione del Piano Pontuale, là dove prevedeva la delocalizzazione delle segherie lungo l’asta del Carrione in vista della realizzazione del Parco fluviale.

Merita evidenziare, infine, che la Regione ha recentemente previsto finanziamenti per i comuni che intendano rivedere il Piano strutturale in senso restrittivo in modo da adeguarlo alla nuova legge regionale, la 65/2014, che prevede la limitazione del consumo di suolo.

Eliminare dal Piano Strutturale la possibilità di costruire in Villa Ceci vuol dire anche riportare il terreno al suo originario status di area agricola. Questo produrrebbe due indubbi vantaggi:

  • far capire chiaramente ai proprietari delle aree interessate al futuro Parco che lì non potranno mai costruire e quindi invogliarli a cedere le loro proprietà ad un prezzo ragionevole;
  • diminuire il costo dell’area. Espropriare terreni agricoli è, infatti, indubbiamente meno costoso che espropriare aree edificabili; perciò l’esproprio diverrà più fattibile e conveniente.

Resta infine il problema dei problemi: dove trovare i soldi per acquisire l’area. A nostro avviso, i denari devono arrivare dal marmo! Abbiamo più volte sottolineato quanto denaro perda il comune continuando a non far pagare alcun canone ad una parte consistente del proprio patrimonio, i cosiddetti “beni estimati”, come se queste cave fossero proprietà personale di alcune famiglie.

Basterebbe prendere atto della sentenza della Corte costituzionale e dei numerosi pareri legali acquisiti nel tempo dal comune, perché nelle casse comunali entrassero molti più soldi. Lo stesso accadrebbe se l’Amministrazione mettesse finalmente le concessioni all’asta e, nel frattempo, adeguasse al valore reale di mercato del marmo le ridicole tariffe sin qui applicate.

Infine, vorremmo ricordare che, nel settembre del 2002, proponemmo all’allora Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara di finanziare un “Progetto di acquisizione, restauro e valorizzazione di Villa Ceci e del suo parco”; progetto che conteneva le linee guida per la realizzazione del parco urbano (in sinergia con il Comune) ed ebbe l’appoggio di Italia Nostra e WWF. Ovviamente la nostra proposta non fu accolta.

Avendo recentemente appreso che l’attuale Fondazione intende investire per acquisire l’area dell’hotel Mediterraneo e realizzarvi quello stesso albergo che il dott. Bogazzi ritiene non abbastanza remunerativo da giustificare l’investimento necessario per costruirlo, ci permettiamo di suggerire alla Fondazione di rivedere le proprie scelte.

Invece di regalare soldi al dott. Bogazzi, fingendo di fare un “favore” alla città, e di avventurarsi nella costruzione e gestione di un albergo (attività probabilmente non consona alle finalità stesse di una Fondazione!) potrebbe compartecipare all’acquisto di Villa Ceci e contribuire a regalare alla cittadinanza il futuro Parco.

di Legambiente Carrara