Cavalieri Templari in Messico: è guerriglia nello Stato del Michoacan

[14 gennaio 2014]

Lo Stato del Michoacan, nel Messico occidentale, sembra la Colombia nel suo periodo peggiore: squadroni civili di autodifesa contro cartelli di narcos che si contendono villaggi e città. A dare un tocco di Medioevo ci pensa poi una banda criminale che ha preso il proprio nome dai celebri Cavalieri Templari. Le milizie di autodifesa comunitarie e indigene, alcune delle quali sono accusate di connivenza con il cartello dei narcos rivali della banda criminale dei Los Caballeros Templarios, assediano dalla scorsa estate Apatzingan, una città con 125.000 abitanti e roccaforte dei “Cavalieri Templari”.

Secondo una mappa pubblicata dal giornale messicano El Universal, ormai le milizie avrebbero conquistato una località dopo l’altra, almeno 70 comunità di 25 municipi e si stanno dirigendo verso Uruapan, mentre gli scontri armati tra le due fazioni sono arrivati ormai ai confini con lo Stato di Guerrero. Dopo aver conquistato Antúnez a Tacámbaro  e La Colonia e 20 de Noviembre a Coahuayana, le milizie di autodifesa  puntano su Colima e i cittadini comuni fuggono dagli scontri armati tra le “autodefensas” e il crimine organizzato.

Ieri il governo del Michoacan  ha firmato con il governo centrale l’Acuerdo para el Apoyo Federal a la Seguridad de Michoacán, ma i gruppi di autodifesa hanno detto che non è possibile istituire un tavolo negoziale con il governo federale fino a che non saranno catturati tutti i leader dei Caballeros Templarios. In u’ intervista a Radio Fórmula, il portavoce delle guardias comunitarios, Estanislao Beltrán, ha preso le distanze dagli incendi di auto avvenuti negli ultimi giorni a Tierra Caliente de Michoacán ed ha detto che «L’obbiettivo dei gruppi è di proseguire l’avanzata per difendere i michoacanos. Se il governo agisce e ci consegna  i massimi leader dei Caballeros Templarios… vedremo cosa fare». La situazione è paradossale: il portavoce delle bande armate delle autodefensas chiede alle istituzioni statali e federali che l’Acuerdo para el Apoyo Federal a la Seguridad de Michoacán serva ad aiutarle a far piazza pulita dei loro rivali.

Questa settimana Proceso, il più importante ed influente settimanale del Messico, dedica la copertina alla vicenda e fin dal titolo, “Michoacan: la guerra de Peña Nieto”, accusa direttamente il Presidente della Repubblica del Messico. Secondo l’inchiesta di Proceso, «Lungi dal fermarsi, la violenza tra i gruppi armati del Michoacán ha raggiunto il maggior punto di conflagrazione. L’espansione e la conquista di municipi da parte dei gruppi di autodifesa, che attaccano il cartello dei Los Caballeros Templarios, è secondo alcune fonti una strategia progettata proprio dal governo di Enrique Peña Nieto, la polizia e l’esercito le lasciano fare. Comunque sia, anche se altri gruppi le accusano di aiutare il Cártel de Jalisco Nueva Generación, le autodefensas pensano che presto “libereranno” Apatzingán, il bastione templare».

Dall’inizio della settimana scorsa le milizie comunitarie tribali, che si spostano su colonne di blindati “di fabbricazione propria”,  hanno iniziato a incontrare resistenza nelle comunità vicine a Apatzingan da  parte di cittadini che hanno chiesto l’intervento delle forze federali. Alcuni di questi gruppi anti-autodefensas sarebbero sostenuti dai  boss templari, ed hanno bloccato le strade che portano verso il centro della città con autobus e camion di consegna, incendiandone. Il 10 gennaio è stata una delle giornate più violente: per il sesto giorno consecutivo  i templarios ed i loro alleati hanno realizzato posti di blocco ed hanno dato fuoco a 5 auto, derubando i loro proprietari, comprese telecamere e macchine fotografiche di  un team di reporter locali e dei media nazionali. Sabato le Forze federali di sicurezza hanno occupato Apatzingan per evitare che i miliziani ne prendessero il  controllo ma, ignorando le richieste del governatore del Michoacan, domenica le milizie hanno avanzato sulla città di Nueva Italia, un roccaforte templare vicino ad Apatzingan. Il 12 gennaio 5 gruppi delle autodefensas ciudadanas hanno bloccato la strada Tacámbaro-Apatzingán ed hanno incendiato una decina di camion ed auto. Però i templari hanno cominciato a incendiare negozi ad  Apatzingán  e si sono piazzati alle entrate della città per impedire l’arrivo de  “los autodefensas”.

Poi se la sono presa nuovamente con i giornalisti ed hanno sequestrato tutte le foto che avevano fatto. Lo stesso giorno le forze federali di hanno chiuso la superstrada che passa attraverso Nueva Italia e che collega Città del Messico a Lazaro Cardenas, una delle più importanti del Messico. Una chiusura che è servita a quello che si autodefinisce «El poder popular de las autodefensas» a conquistare Nueva Italia e ad arrestare «La corrotta Policía Municipal di Nueva Italia, complice dei narcos Caballeros Templarios». Le autodefensas dicono che ieri all’ingresso di Uruapan tre pattuglie della Policía Municipal insieme ai Templari avrebbero attaccato le loro milizie che stavano avanzando sulla città.

Secondo gli esperti dell’intricata situazione messicana, le milizie di autodifesa stanno introducendo pericolosi elementi politico-sociali in quella che fino ad ora il governo ha presentato come  una crisi criminale. Il Michoacan sta velocemente scivolando verso una situazione simile alla Colombia, con signori della guerra che controllavano legioni di paramilitari. Dall’autunno del 2013 più di 6.000 soldati e poliziotti federali pattugliano il Michoacan, ma non sono mai davvero intervenuti contro le milizie e in realtà le starebbero sostenendo.

Nel confinante stato di Guerrero, dove ci sono città economicamente importanti come Acapulco, Ixtapa e Zihuatanejo, stanno adottando un approccio molto più ostile verso le milizie: lì i capi delle milizie comunitarie sono però accusati di essere legati ai movimenti di sinistra, eredi delle guerriglie locali degli ultimi decenni, e i sevizi segreti lasciano trapelare sui giornali rapporti che collegano alla guerriglia alcune delle polizie  comunitarie del Guerrero, molto meno e molto peggio armate di quelle di destra del Michoacan.

Nonostante i leader delle milizie del Guerrero neghino fermamente le accuse e dicano di voler solo proteggere le loro comunità dai cartelli criminali, alcuni di loro sono stati incarcerati, compreso un cittadino statunitense, il 20enne Nestora Salgado di Seattle, che la scorsa estate è stato nominato a capo della polizia comunitaria della città originaria della sua famiglia: Olinala, sulle montagne del Guerrero, dove c’è una forte concentrazione di indigeni. Salgado ed altri capi delle milizie indigene sono accusati di sequestri di persona per aver arrestato ladri, assassini e colpevoli di altri reati

La polizia federale sembra invece tenere molto alla salute del leader delle guardias comunitarios del Michoacan, Jose Manuel Mireles, ricoverato in un ospedale di Città del Messico dopo che ha avuto  un incidente con il suo aereo la scorsa settimana. Decine di poliziotti federali fanno la guardia per permettere a Mireles di riprendersi senza rischi dalle ferite e il ministro degli Interni, Miguel Angel Osorio, ha respinto ogni critica dicendo che Mireles «Ha colpito i cartelli, in particolare i Templari».  Al ministro Osorio non sembra interessare che sia i templari che i miliziani siano armati fino ai denti con fucili d’assalto e di precisione da cecchini, tutte armi assolutamente illegali in Messico. Nel Michoacan l’esercito ha disarmato una sola milizia, che probabilmente era ostile ad una miniera di ferro sulla costa appartenente ad una multinazionale.

Altre centinaia di miliziani scorrazzano senza problemi in tutto il Michoacan. Il ministro Osorio non ci vede nessun problema: «Abbiamo una buona comprensione» e, per quanto riguarda il fatto che questi gruppi non potrebbero agire al di fuori della legge ed armati ha aggiunto «Lo vedremo in seguito all’accordo se sono all’interno della legge. Che, per inciso, è un accordo che avevamo preso con il Dottor Mireles», cioè il tizio amorevolmente sorvegliato in ospedale.

Se l’ascesa delle milizie è comprensibile in uno Stato che da anni vede i cartelli criminali della droga fare sequestri di persona, estorsioni ed altri abusi, molti vedono una impressionante somiglianza tra le complicità del governo con le guardias comunitarios e la creazione, una ventina di anni fa, delle forze paramilitari di destra anti-Farc in Colombia, che hanno seminato il terrore nelle zone sotto il loro controllo e si sono sostituiti ai cartelli dei narcos nella gestione del traffico di cocaina.

Uno dei più noti giornalisti messicani, Carlos Puig, ha scritto su Millenio: «Credo che questo film lo abbiamo già visto. In Colombia è iniziato così».