Centrale a carbone di Vado Ligure, gli ambientalisti: «Niente sconti sulle prescrizioni ambientali»

[25 novembre 2014]

Dopo che la decisione per il rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale per la centrale a carbone di Vado Ligure è stata rinviata di una settimana, oggi, con un comunicato congiunto, Greenpeace, Legambiente e Wwf, hanno chiesto «un ferreo rispetto delle normative vigenti in materia di emissioni in atmosfera, nel corso della Conferenza dei servizi per il rinnovo della concessione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale alla centrale termoelettrica di Tirreno Power a Vado Ligure».

Nella loro audizione, le associazioni ambientaliste hanno ribadito che «L’autorizzazione può essere concessa solamente con l’adozione delle Migliori Tecnologie Disponibili (Bat) e attraverso l’applicazione di adeguati Sistemi di Misurazione al camino (Sme), come peraltro si evince anche da quanto affermato dall’Ispra e da quanto si legge nell’atto di sequestro da parte della Procura di Savona. Se Tirreno Power, come più volta ha dichiarato, ritiene impossibile attestare l’impianto di Vado Ligure agli standard Bat, allora quell’impianto – gravato da accuse estremamente serie per la mortalità che avrebbe indotto nel territorio circostante – non dovrebbe riprendere la produzione. Non possono essere fatti passi indietro riguardo al rigore del monitoraggio delle emissioni, specie dopo le varie inottemperanze di Tirreno Power».

Greenpeace, Legambiente e Wwf ricordano che «La nota Ispra  del 21 febbraio 2014 esprime “la necessità di prescrivere al gestore l’installazione dello Sme al Camino E2”; lo stesso ribadisce la Procura di Savona nel decreto di sequestro non ritenendo “sufficiente ai fini di cui sopra autorizzare la prosecuzione dell’attività dei gruppi a carbone subordinandola alla installazione di un sistema Sme che consenta di controllare la riduzione ed il mantenimento delle emissioni nei limiti delle Mtd”».

Proprio nel giorno in cui il rapporto il rapporto‘Costs of air pollution from European industrial facilities – an updated assessmentdell’Agenzia europea dell’ambiente piazza la centrale di Vado Ligure 106esima tra i 300 impianti industriali più inquinanti e costosi dal punto di vista dei danni ecologici e sanitari d’Europa, le tre grandi associazioni sottolineano che «Le centrali a carbone oltre che gravemente dannose per il clima, l’ambiente e la salute dei cittadini, risultano sempre più inutili anche per il sistema energetico nazionale, caratterizzato da una forte overcapacity che costringe gli impianti a funzionare a scartamento ridotto o addirittura a stare fermi. Questo eccesso di potenza installata, rispetto alle necessità del Paese, è stato formalmente richiamato da Terna il cui amministratore delegato ha parlato della necessità di chiudere impianti per parecchie migliaia di MW. In tal senso, la chiusura della centrale di Vado, dal marzo scorso a oggi, ha dimostrato come quell’impianto non sia necessario al sistema elettrico italiano, che non ha risentito affatto della mancata produzione. Del resto i dati sono chiari: in Italia ci sono oltre 125.000 MW di potenza installata con una disponibile reale (al netto delle manutenzioni e dei fattori di indisponibilità) di oltre 78.700 MW a fronte di una domanda di punta è rimasta pressoché invariata e che non ha mai superato i 56.822 MW (massimo picco storico). Nel frattempo, sempre secondo Terna, “ad agosto le rinnovabili hanno generato il 48,9% dell’elettricità nazionale e coperto il 45,4% della richiesta elettrica”».

I rappresentanti delle tre associazioni ambientaliste concludono: «Siamo consapevoli che c’è il grande problema di come accompagnare la trasformazione e garantire il lavoro a chi lo perde La Regione Liguria e il ministero dello Sviluppo economico lavorino per un piano che punti sull’efficienza energetica e sul settore delle rinnovabili: è qui la possibilità di sviluppo dell’industria energetica italiana. Il rinvio di una settimana della Conferenza dei servizi per decidere sul rilascio dell’Aia ci auguriamo non sia solo uno stratagemma. La raccolta di dati e la loro interpretazione è stata oggetto di un processo lungo e tecnicamente raffinato: gli ulteriori dati epidemiologici che dovrebbe fornire la Asl siano resi immediatamente pubblici e sia argomentata ogni discrepanza con gli altri esistenti, citati anche nell’ordine di sequestro della magistratura».