Chiude i battenti il Motor Show di Bologna, al tramonto un’idea di auto?

[8 ottobre 2013]

La musica è finita e gli amici se ne vanno: la trentottesima edizione del Motor Show di Bologna è stata annullata per la «totale assenza delle case automobilistiche, fulcro di un salone dell’automobile». Lo si legge sul sito ufficiale della manifestazione che già nel 2009 aveva rischiato di saltare. E’ l’ultima impietosa fotografia del declino dell’automobile, una volta simbolo di questo paese. «L’assenza del mercato – spiegano i promotori – ci spinge dunque ad annullare l’edizione 2013 del salone, sia per rispetto verso il pubblico del Motor Show, sia per lavorare in modo produttivo e concreto ad eventi futuri che possano contare di nuovo sulla massiccia presenza del settore».

La colpa ovviamente è della crisi di vendite che ha riportato l’Italia ai livelli del dopo guerra o giù di lì, sia per motivi economici, sia – come abbiamo spesso sottolineato – perché per fortuna è in parte cambiato lo stile di vita. Si tratta quindi di una buona notizia per l’ambiente e una cattiva per il settore? Difficile dirlo, perché quando le cose cambiano ob torto collo, c’è il rischio che appena le cose cambiano di nuovo si torni ai santi vecchi. I cambiamenti hanno bisogno di tempo e che certe idee si sedimentino. «GL events – spiegano sempre nella nota – ha investito in modo importante negli ultimi 6 anni per garantire l’unico Salone Italiano dell’Automobile e per dare sostegno al settore auto in un Paese che dal 2007 ha perso oltre il 50% del mercato automobilistico. GL events si propone di continuare a operare nel nostro Paese ai fini di offrire un evento all’altezza delle aspettative di investitori e del pubblico, che negli anni non ha mai fatto mancare il proprio sostegno».

Come scrivevamo quattro anni fa «Se siamo al the end di un salone come il Motor Show, significa che siamo al the end anche di un modello che ha visto nella rincorsa a vendere auto su auto il modo per sostenere il Pil di mezzo mondo (quello occidentale ovviamente). Da qualche tempo, però, ci siamo resi conto (purtroppo tardi) che il feticismo creato attorno all’auto quale simbolo di libertà si è trasformato nell’incubo opposto in termini anche economici, oltre che sanitari.  Nella sostanza abbiamo costruito strade su strade che abbiamo riempito di auto sempre più veloci e sempre meno efficienti che dovevano durare al massimo una stagione. Con il risultato che su quelle strade ci siamo bloccati in coda, abbiamo appestato le città di smog, riempito le disfatture e le discariche, per non parlare degli incidenti. Ci siano votati alla gomma anche per le merci e pure qui i risultati non sono certo quelli sperati. Il conto da pagare è stato altissimo ma c’è voluto una crisi come quella in corso per portare i nodi al pettine».

La storia dell’auto non finisce con la chiusura del Motor Show, ma di certo è un segno del cambio dei tempi. L’auto privata non è più sinonimo di libertà di movimento (e belle donne): ripensiamo dunque la mobilità e forse così l’auto ritroverà anche la sua reale funzione – e la sua giusta dimensione di mercato –  di semplice mezzo di trasporto.