Chiusura di stagione di caccia. Wwf: piombo, bracconaggio e Regioni che non applicano le direttiva

Lipu: è da cambiare tutto il sistema

[30 gennaio 2015]

Domani  chiude la stagione venatoria 20214/2015 e il Wwf traccia un bilancio sconfortante: «Bracconaggio di specie protette, inquinamento da piombo, Regioni che si oppongono alle decisioni europee e nazionali a tutela della fauna migratrice, la Legge nazionale sulla caccia non correttamente applicata».

Il Panda chiede che anche «In l’Italia si elimini finalmente  il piombo dalle munizioni di caccia, grave  fonte di inquinamento, sostituendolo con leghe non tossiche entro il 2017 come stabilito recentemente dall’Onu al meeting della Convenzione sulle specie migratorie  in applicazione  della “Convenzione  di Bonn”, con una decisione vincolante anche per il nostro paese».

Agli ambientalisti non piace come l’attività venatoria viene consentita nel nostro paese: «La caccia, sia nella forma illegale del bracconaggio, sia nella forma legale autorizzata con provvedimenti  regionali o nazionali, in Italia  rappresenta uno dei fattori che  contribuiscono alla  perdita di biodiversità, che si somma ad altri fattori negativi quali il consumo del  suolo, gli inquinamenti, i cambiamenti climatici, gli incendi boschivi. Il motivo è dovuto alla particolare situazione italiana in cui l’attività venatoria viene gestita, normata e praticata in maniera quasi sempre non sostenibile, e non rispettando i criteri scientifici, né le normative internazionali di tutela delle specie e degli  habitat naturali.  Situazione particolarmente grave in Italia  importantissimo “corridoio biologico”, una sorta di autostrada attraversata ogni anno da oltre un  miliardo   di uccelli  migratori  che si spostano tra l’Africa,  l’Europa e l’Asia   per riprodursi e svernare. Purtroppo ogni anno milioni di animali, compresi  molti appartenenti a  specie protette, trovano la morte  nei nostri cieli, dopo viaggi che durano anche migliaia di chilometri».

La presidente del Wwf Italia, Donatella Bianchi, ricorda che «Nella campagna “Stop ai crimini di natura”, lanciata in questi mesi dal Wwf Italia, abbiamo dovuto purtroppo constatare come i fenomeni  legati  alla caccia illegale ed  al bracconaggio , anche di specie protette e rare come lupi, orsi, aquile, persino cicogne, anche nei Parchi, non siano in  diminuzione , nonostante l’impegno di forze  dell’ordine  (come il Corpo  Forestale dello Stato) e la mobilitazione quotidiana di centinaia  di guardie  volontarie del Wwf Aspettiamo da anni che l’Italia si adegui finalmente alla regole  europee  sulla tutela  della fauna  selvatica e sul  controllo dell’attività venatoria, per una reale diminuzione  dei suoi impatti negativi e per rendere operativa   la “Strategia nazionale  per la tutela della biodiversità”, approvata  nell’ottobre 2011 dal Governo Italiano”».

Le associazioni ambientaliste ed animaliste hanno accolto con favore la decisione presa nei giorni scorsi  dal Governo  che, come evidenzia il Wwf, «per la prima volta, ha   bloccato  in tutto il territorio nazionale dal 20 gennaio la caccia a  tre  specie migratrici  tordo bottaccio, cesena e  beccaccia, in applicazione della direttiva europea sulla conservazione degli uccelli selvatici, da ancora troppe  Regioni (e purtroppo sempre le stesse) arrivano decisioni e prese  di posizione  negative,  illegittime e di assoluta retroguardia. Bene  ha fatto il Governo a ricorrere ai poteri sostitutivi, come gli consente la legge e la Costituzione, nei confronti di quelle  regioni (Liguria, Toscana, Umbria, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Marche), che si ostinano a considerare gli animali selvatici come  semplice “selvaggina” di  cui disporre a proprio piacimento in nome di una inesistente “autonomia regionale ” in materia di disciplina della caccia».

Ma gli ambientalisti ricordano ai governatori delle  Regioni  italiane, ad iniziare  dal Veneto che ha  addirittura annunciato un ricorso  al Tar , pagato dai contribuenti, contro   la decisione del Governo, che «secondo giurisprudenza ormai  consolidata della  Corte Costituzionale, le   Regioni possono “nell’esercizio della loro potestà legislativa residuale in materia di caccia“, modificare le norme statali esclusivamente nella direzione dell’innalzamento del livello di tutela della fauna e nel rispetto dello standard minimo di tutela fissato dalla legge statale. Le Regioni che continuano a non  rispettare gli standard europei ed internazionali  per la tutela degli animali selvatici, il bracconaggio che non diminuisce,  i controlli che non aumentano,   tutti questi   fatti evidenziano come  la legge 157/1992 , che  è ancora l’unica legge italiana per la tutela della fauna selvatica, non funziona ancora  come dovrebbe, a causa della mancata o distorta applicazione  da parte di molte, se non tutte, le Regioni italiane».

Secondo la Lipu-BirdLife Italia «L’Europa sta mettendo a nudo la caccia italiana, evidenziandone le gravi mancanze e le numerose infrazioni» e il presidente dell’associazione,  Fulvio Mamone Capria, denuncia che «L’attenzione del mondo venatorio e di alcune amministrazioni regionali si è tutta focalizzata sulla riduzione della stagione venatoria per tre specie di uccelli quali il tordo bottaccio, la cesena e la beccaccia, giustamente decisa dal Consiglio dei Ministri su segnalazione del ministero dell’Ambiente. Il problema è però molto più vasto e riguarda numerose e gravi contestazioni che riguardano quasi l’intero sistema della caccia italiana. L’Europa chiede alle autorità italiane di chiarire come vengano raccolti e analizzati i dati sugli abbattimenti degli animali, come sia gestito e controllato il meccanismo di annotazione dei capi abbattuti sui tesserini e se esistano studi dettagliati sulla consistenza e la dinamica delle popolazioni che sono oggetto di abbattimento. Tutte situazioni sulle quali, come è noto da anni, l’Italia è del tutto carente ed ha finora fatto finta di nulla, pur trattandosi di elementi essenziali per poter valutare la sostenibilità del prelievo venatorio e dunque la sua liceità. Inoltre, il nostro Paese è in difetto sotto il profilo della durata della stagione venatoria a varie specie di uccelli migratori, cacciati in periodi di migrazione e dunque vietati dalle normative comunitarie. Non meno preoccupante è poi il quadro degli aspetti di conservazione, sul quale l’Europa chiede di sapere perché in Italia si caccino numerose specie in stato di conservazione non buono, tra cui l’allodola, la quaglia, la beccaccia, il combattente, e se esistano piani di gestione adeguati, obbligatori quando si tratta di cacciare specie in stato di sofferenza. “Così, mentre i cacciatori protestano perché hanno perso poche ore di caccia a tre specie, bene farebbe tutto il sistema, lo Stato, le Regioni, i portatori di interesse, a preoccuparsi di come rispondere ai quesiti seri e precisi posti dalla Commissione europea e operare interventi concreti. In questo senso, un plauso va all’azione del ministro dell’Ambiente e del Governo, pur considerato che si tratta solo del primo, doveroso atto di una lunga serie di interventi, indispensabili se si vuol correggere profondamente il sistema e far sì che la Commissione europea, dopo aver scoperchiato il vaso di Pandora della caccia italiana, non proceda nel contenzioso contro l’Italia. Con la conseguenza, in quel caso, che non la caccia ai tordi ma gran parte della caccia italiana possa l’anno prossimo essere sospesa».

Secondo il Wwf, «La conservazione e tutela delle specie selvatiche e della biodiversità sono anche per l’Italia  impegni  presi nei confronti della comunità internazionale.   La caccia non è e non può essere  oggetto di “trattativa ” e di mercato,  come  pretenderebbero   alcune regioni italiane ,  non è un “diritto”, ma  rientra tra le attività dell’uomo che compromettono la  conservazione della biodiversità (soprattutto se non viene esercitata sulla base di criteri scientifici e  nel rispetto delle normative internazionali ed europee). La sua  disciplina, quindi, deve rispondere ai principi scientifici di tutela dettati dalle  norme europee ed internazionali, nonché sanciti  con numerose sentenze dalla Corte Costituzionale».

Il Panda si fa forte di tutti i sondaggi che rivelano una diffusa contrarietà verso la selvaggia” e senza limiti  da parte degli italiani    e «auspica e chiede  un atteggiamento maggiormente responsabile e collaborativo  da parte  delle  Regioni e delle Associazioni venatorie.  Per bloccare chi continua violare le Direttive europee», intanto assicura che «continuerà a mettere in campo tutti gli strumenti, compresi  quelli  giudiziari,  per accertare  le    responsabilità   per i danni  causati alle specie cacciate illegalmente e sono  sempre  allertati  i nostri “ranger”, le guardie  volontarie Wwf,  contro ogni genere di bracconaggio ed illegalità per contrastare i crimini di natura».