Ci salverà solo il disaccoppiamento: aumentano i prezzi di materie prime ed energia e diminuiscono le risorse

[12 giugno 2014]

Secondo il nuovo rapporto “Decoupling 2: Technologies, Opportunities and Policy Options”, «L’aumento rapido dei prezzi – 176% per i metallici,  350% per il caucciù e 260% per l’energia dal 2000 – è il segno di una tendenza potenzialmente disastrosa di accrescimento dei costi e i modi di consumo attuali impoveriscono rapidamente le risorse non rinnovabili del pianeta».

Il rapporto, pubblicato dall’International Resource Panel (Irp) ospitato dall’United Nations Environment Programme (Unep) evidenzia che «gli effetti negativi dell’utilizzo non sostenibile delle risorse naturali si fanno già sentire, questo argomento è sostenuto dall’aumento della volatilità dei prezzi alimentari: 22,4% dal 2000 al 2012, in rapporto al 7,7% dal 1990 al 1999».  Il documento Irp/Unep dice anche che l’utilizzo di tecnologie esistenti e di politiche appropriate miranti a migliorare la produttività delle risorse «Permetterebbe di economizzare, a livello mondiale, fino a 3,7 trilioni di dollari all’anno e di proteggere la crescita economica futura dagli effetti nefasti di una penuria di risorse, da una volatilità dei prezzi e dalle incidenze ambientali. Numerose tecnologie e tecniche di disaccoppiamento che permettono di ottenere una produttività delle risorse fino a due volte superiore sono già disponibili, i Paesi possono così mettere in opera le loro strategie di sviluppo, riducendo allo stesso tempo sensibilmente l’utilizzo delle risorse e le incidenze ambientali negative».

Invece il potenziale di riduzione della domanda energetica attraverso un miglioramento dell’efficienza, per la maggior parte dei sistemi produttivi e di servizi pubblici,  è tra il 50 e l’80%. Miglioramenti  intorno al 60 – 80% dell’efficienza dell’utilizzo dell’acqua e dell’energia sono commercialmente percorribili in settori quali l’edilizia, l’agricoltura, il turismo e la ristorazione, l’industria ed i trasporti. Fornaci tecnologicamente avanzate permetterebbero di ridurre fino al 40% l’intensità energetica per la fusione e la trasformazione di zinco, stagno, rame e piombo. Il rapporto sostiene che «Gli ostacoli esistenti per il disaccoppiamento possono essere eliminati, soprattutto le sovvenzioni per l’utilizzo di energia ed acqua, i quadri regolamentari superati e le concentrazioni tecnologiche. Questi cambiamenti politici possono portare alla creazione di economie stabili e prospere a lungo termine».

Presentando il rapporto, il direttore esecutivo dell’Unep, Achim Steiner, ha detto: «L’utilizzo delle risorse naturali si è accelerato a livello mondiale – l’estrazione annuale delle materie prime è aumentata di un fattore 8 nel corso del XX secolo – causando gravi danni ambientali, così come l’esaurimento delle risorse naturali. Questo pericoloso boom della domanda dovrebbe ancora accelerare a causa della crescita della popolazione e dell’aumento dei redditi. Il miglioramento considerevole della produttività delle risorse costituisce un elemento essenziale di una transizione verso la green economy che farà uscire un miliardo di persone dalla povertà e permetterà di gestire le risorse naturali necessarie al  benessere di 9 miliardi di persone entro il 2050. A questo riguardo, è urgente ripensare le pratiche attuali, basandosi su un investimento massiccio nell’innovazione tecnologica, finanziaria e sociale».

Il rapporto si basa su uno studio precedente che evidenziava che i modelli di consumo dei Paesi sviluppati, la crescita della popolazione e l’aumento della prosperità  entro il 2050 porteranno l’umanità a consumare 140 miliardi  di tonnellate all’anno di minerali, metalli preziosi, combustibili fossili e biomasse, a meno che la crescita economica non sia disaccoppiata dal consumo delle risorse. L’Unep fa notare che «Si tratta di livelli di consumo tre volte superiori a quelli del 2000, superando molto probabilmente tutte le risorse esistenti disponibili, così come i limiti del pianeta in termini di assorbimento delle incidenze dell’estrazione e dell’utilizzo delle risorse.

Il nuovo rapporto fa alcuni esempi: la carenza di alcuni dei principali metalli che potrebbe farsi sentire nei prossimi 50 anni, con conseguenze per numerose industrie;  circa il 60% dei servizi ecosistemici che sostengono la vita sulla terra che sono già fortemente degradati; la richiesta mondiale di acqua che dovrebbe aumentare del 40 %, facendo in modo che, in 20 anni, le risorse disponibili soddisferanno solo circa il 60% della domanda mondiale. Ma «Adottando delle tecnologie di disaccoppiamentro i Paesi in via di sviluppo potrebbero ridurre l’aumento della loro domanda energetica annua dal 3,4 all’1,4 % nel corso dei prossimi 12 anni, realizzando ugualmente i loro obiettivi di sviluppo. Questo permetterebbe di ridurre il consumo energetico di circa il 22% in rapporto al livello che sarebbe raggiunto senza una tale strategia, una riduzione equivalente all’attuale consumo energetico totale della Cina.

Ma numerose economie non attuano il disaccoppiamento a causa di ostacoli che tutelano gli attuali modelli insostenibili di utilizzo delle risorse, tra questi Irp ed Unep mettono per prime le sovvenzioni, che arrivano fino a 1,1 trilioni di dollari all’anno, per un consumo che incoraggia lo spreco di risorse; «Tasse sul lavoro piuttosto che sulle risorse, quadri regolamentari che scoraggiano la gestione delle risorse a lungo termine; una tendenza a privilegiare le tecnologie esistenti; e delle carenze istituzionali, per esempio una percezione del rischio accresciuta che spinge le organizzazioni finanziarie a non investire nelle nuove tecnologie. Facilitare il disaccoppiamento implicherà la soppressione di questi ostacoli così come la messa in atto di condizioni che permettano ampi investimenti nella produttività delle risorse». Il rapporto menziona, tra le altre, due opzioni che illustrano il tipo di politica necessaria: «Una tassazione o una riduzione delle sovvenzioni ai fini di un aumento dei prezzi delle risorse corrispondenti all’aumento della produttività dell’energia o delle risorse. Per esempio, se l’efficienza media del parco automobilistico aumenta dell’1% in un anno, un aumento dell’1% dei prezzi della benzina alla pompa sembrerebbe giusto ed accettabile. Questo dispositivo inciterebbe i produttori di automobili  ed i consumatori a raddoppiare gli sforzi per ridurre il consumo di benzina o evitare i tragitti inutili».

L’altra opzione punta a ripercuotere il prelievo delle entrate fiscali sui prezzi delle risorse, per una tassazione delle risorse alla fonte o in rapporto con l’importazione di prodotti, con una re-iniezione delle entrate nell’economia. Il rapporto sottolinea che «Numerosi Paesi hanno attuato  combinazioni politiche di questo tipo per incoraggiare il disaccoppiamento. Per esempio, a livello di Unione europea,  il settimo programma di azione per l’ambiente e la Roadmap to a Resource Efficient Europe e la direttiva Energy Efficiency del 2012 costituiscono delle strategie a lungo termine miranti ad orientare verso il disaccoppiamento le politiche in materia di energia e di cambiamenti climatici, ricerca ed innovazione, industria, trasporti. agricoltura, pesca ed ambiente. La Roadmap preconizza uno spostamento delle tasse sul lavoro verso le tasse sulle risorse  ed esamina la soppressione progressiva delle sovvenzioni nefaste per l’ambiente».

Il rapporto dell’Irp raccomanda che «Iniziative forti di questo tipo siano prese in tutti i settori, permettendo di realizzare una produzione economica a partire da una quantità inferiore di risorse, accompagnata da una riduzione dei rifiuti e dei costi, che possa portare l’economia mondiale a svilupparsi nel corso degli anni a venire».

Secondo il commissario europeo all’ambiente Janez Potočnik, «Il rapporto mostra chiaramente che il mantenimento dello statu quo non è possibile. L’aumento dei prezzi delle materie prime segna la fine di un’era delle risorse poco costose ed abbondanti. Al contrario, il rapporto fornisce numerosi esempi che dimostrano che l’utilizzo più efficace delle risorse è un modo per uscire dalla crisi. Il miglioramento dell’efficacia dell’utilizzo delle risorse apporta alle imprese delle opportunità in materia di innovazione,, così come dei nuovi sbocchi commerciali, permettendo di mantenere la loro competitività, di realizzare dei benefici durevoli e di ridurre al minimo i rischi di penuria e degrado delle risorse».

Il principale autore del rapporto e co-presidente dell’Irp, Ernst von Weizsaecker, ha concluso: «Il disaccoppiamento può rivelarsi come la strategia più attraente, conciliando il desiderio di crescita  economica  con la necessità di arrivarci con risorse limitate. Prevede strategie progressive e sostenibili a lungo termine in vista di miglioramenti rivoluzionari a livello di produttività delle risorse e sollecita i Paesi e le imprese  a mettere in opera queste strategie per ottenere dei risultati positivi». Inutile aggiungere, ma forse è meglio perché il tema non è ancora chiaro, che l’utilizzo efficiente delle risorse significa industria del riciclo. E quindi rinnovabilità della materia, come rinnovabilità delle’energia, con annessa attenzione e incentivi equamente divisi.