Cina, con il cambiamento climatico più difficile controllare le malattie legate all’acqua

Un problema che si sta estendendo in gran parte del mondo

[5 novembre 2014]

Secondo lo studio “Delays in reducing waterborne and water-related infectious diseases in China under climate change”, pubblicato su  Nature Climate Change da un team di ricercatori americani e del Centro di ricerca per le scienze eco-ambientali dell’Accademia delle scienze della Cina, «Nonostante i rapidi progressi della Cina nel migliorare l’accesso all’acqua ed ai  servizi igienici (WSH), nel 2011, 471 milioni di persone non avevano accesso ai servizi igienici e 401 milioni di famiglie all’acqua corrente in casa». Dato che alcune malattie infettive sono sensibili sia ai cambiamenti climatici che alle condizioni dei WSH, il team sino-americano ha stimato gli impatti dei cambiamenti climatici sulle malattie attribuibili ai WSH- in Cina nel 2020 e il 2030, mettendo insieme le stime della sensibilità alla temperatura delle malattie diarroiche e delle malattie trasmesse da vettori, e le previsioni delle  temperature secondo i modelli climatici globali, gli scenari dello sviluppo delle infrastrutture WHS e li ha confrontati con le previsioni dei cambiamenti demografici. Ne è venut fuori che «Entro il 2030, il cambiamento climatico è destinato a ritardare il rapido progresso della Cina verso la riduzione delle malattie infettive attribuibile ai WHS da 8 ad 85 mesi. Questo ritardo dello sviluppo riassume l’impatto negativo dei cambiamenti climatici sulle malattie infettive attribuibili ai WSH in Cina, e può essere utilizzato in altri contesti in cui un significativo onere sanitario può accompagnare i cambiamenti climatici futuri, anche se il carico totale delle malattie scende grazie a ragioni non climatiche».

Secondo l’Onu, negli ultimi anni la Cina f ha fatto grandi progressi  nella riduzione  delle malattie legate all’acqua e ha già raggiunto l’Obiettivo del millennio di dimezzare il numero di persone che non hanno accesso all’acqua potabile sicura. La Cina negli ultimi decenni ha avuto un enorme calo dei casi di malattie legate all’acqua: tra  gli anni ’90 e 2000 le morti per malattie diarroiche sono diminuite del 94%, la malaria e l’encefalite giapponese, entrambe diffuse dalle zanzare, sono diminuite rispettivamente di oltre il 60 e l’80%. Quindi lo studio pubblicato su Nature Climate Change è preoccupante perché mostra la fragilità di questi grandi progressi di fronte ai  cambiamenti climatici. I risultati infatti dimostrano che, se le emissioni di gas serra continueranno ad aumentare all’attuale ritmo, entro il 2030   gli sforzi per ridurre la diffusione delle malattie infettive saranno ritardati di ben 7 anni. Nello scenario di cambiamento climatico “mite”, nel quale l’aumento delle emissioni globali di gas serra viene frenato, la battuta d’arresto in media in tutta la Cina è ancora superiore a quasi tre anni.

I ricercatori hanno anche fatto una mappa di come i ritardi potrebbero variare a seconda della quantità di progressi che la Cina farà per la fornitura di acqua potabile e di servizi igienico-sanitari. Il successo nella lotta contro la malattia dipenderà anche da quanto velocemente queste esigenze, che riguardano centinaia di milioni di persone, saranno  soddisfatte. I ritardi più lunghi sono previsti per le aree rurali del nord-est e del sud della Cina, (che comprende il  Tibet), mentre per le aree urbanizzate i tempi saranno e sono più brevi.

La relazione tra clima e malattie legate all’acqua è complicata e gli stessi autori dello studio riconoscono che è difficile fornire cifre: «Ci sono molti fattori che influenzano la diffusione della malattia, molti dei quali sono legati alla povertà, come l’accesso all’acqua pulita». Per quanto riguarda il cambiamento climatico, il collegamento con le malattie è ovvio: i cambiamenti nella precipitazioni estreme. «Forti piogge e inondazioni possono aumentare il rischio che l’acqua pulita si mischi con le acque reflue – dicono i ricercatori – mentre la siccità può ridurre del tutto  l’accesso all’acqua». Ma sono stati fatti pochi studi per quantificare questo  legame, per questo i ricercatori  hanno scelto di concentrarsi solo sulle variazioni delle temperature. ‘ noto che le malattie legate all’acqua possono diffondersi più facilmente con temperature più calde in quanto gli organismi patogeni possono crescere più  velocemente.  Resta da vedere se l’ineguale progresso cinese per l’acqua potabile ed i servizi igienici permetterà al paese più popolato dl pianeta di far fronte, e fino a che punto, all’aumento delle temperature.

E non è solo la Cina a doversi preoccupare. Lo studio “Effect of El Niño and ambient temperature on hospital admissions for diarrhoeal diseases in Peruvian children” realizzato dai ricercatori della Johns Hopkins School of Public Health, ha scoperto che che per ogni grado di aumento della temperatura dell’aria  durante un evento di El Niño, a Lima, la capitale del Perù, si verificava un aumento dell’8% dei ricoveri ospedalieri per la diarrea. Per le le malattie diffuse dalle zanzare, come la malaria, la dengue e l’encefalite giapponese, temperature più calde significa che possono espandersi in aree prima inaccessibili perché troppo fredde. Per questo, anche senza tener conto dei cambiamenti delle precipitazioni, il cambiamento climatico rischia di ostacolare i progressi della Cina nella lotta alle malattie “idriche”.

Anche nell’altra superpotenza economica mondiale, gli Usa, negli ultimi anni di forte siccità sono aumentati i casi di coccidiomicosi, nota anche come febbre della Valle di San Joaquin, una malattia potenzialmente mortale  e il cambiamento climatico può anche far aumentare il numero, l’estensione e la durata di  fioriture algali nocive, come quella che ad agosto ha avvelenato l’acqua di Toledo, nell’Ohio.  Lo studio “Climate change: The biggest global-health threat of the 21st century”, pubblicato da Lancet, già nel  2009 metteva in guardia sulle «conseguenze devastanti» sulla salute pubblica causate dall’ampliamento degli areali dei vettori delle malattie, ma anche sull’aumento di decessi causati dalle ondate di calore, dall’accesso ridotto al cibo e all’acqua e dalle migrazioni su larga scala, che potrebbero portare ad un’ulteriore diffusione delle malattie ed a disordini civili.

I rischi non sono per l’Occidente – come vorrebbe farci credere qualche leghista che nutre la sua xenofobia di paura – ma soprattutto all’interno dei Paesi in via di sviluppo: ThinkProgress fa l’esempio dell’Etiopia, dove le migrazioni indotte dal clima, che ha devastato le piccole imprese agricole familiari, hanno portato 300.00 persone a spostarsi in cerca di lavoro nelle piantagioni del Sudan,  una zona dove è endemica la malattia trasmessa dai da flebotomi chiamati kalaazar che stanno ampliando anche il loro areale, a questo si aggiunge che la migrazione ha provocato un aumento dell’incidenza dell’’Aids nei contadini poveri etiopi emigrati… Basterebbe questo fa capire quanto drammatico  complicato sia affrontare le malattie indotte dai cambiamenti climatici in Paesi che hanno strutture sanitarie molto più fragili (e a volte semplicemente inesistenti) di quelle della Cina, per non parlare di quelle dei Paesi sviluppati.