La Cina verso una radicale modifica della legge sulla protezione ambientale

Il gigante asiatico farà dell’ambiente una priorità nazionale?

[16 aprile 2014]

A Pechino è nuovamente allarme smog e l’Assemblea nazionale del popolo (Apn, il Parlamento della Repubblica popolare della Cina) ha deciso c di studiare una serie di progetti di legge, emendamenti e proposte che comprendono l’ennesima revisione della legge sulla protezione dell’ambiente.

Il Comitato permanente dell’Apn terrà una sessione bimestrale dal 21 al 24 aprile, nella quale verranno esaminate diverse proposte avanzate dal Consiglio degli affari di Stato (il governo centrale cinese) e rapporti  sul risparmio energetico e la riduzione delle emissioni di gas serra.  Ma la vera novità, secondo le anticipazioni che circolano, è che la Cina dovrebbe ufficialmente fare dell’ambiente una priorità nazionale.

La legge sulla protezione ambientale risale al 1989  e, pur emendata più volte, non ha dato al  ministero della protezione ambientale  il potere di chiudere le fabbriche inquinanti e di punire davvero i responsabili. Il nuovo testo dovrebbe anche  stabilire regioni protette dallo sviluppo industriale indiscriminato.

Secondo Cao Mingde, un professore di diritto dell’università di scienze politiche e diritto della Cina, che ha lavorato alla redazione del nuovo testo della legge ambientale, «fare della protezione ambientale un principio fondamentale è una  chance considerevole e mette l’accento sul fatto che l’ambiente è una priorità». Uno dei cambiamenti previsti è quello di fornire una soluzione giuridica alla guerra che la capitale Pechino ha dichiarato allo smog che la avvelena, ma il testo dovrebbe anche formalizzare la promessa di abbandonare il modello di crescita economica basato sull’inquinamento dell’acqua, del suolo e dell’aria della Cina.

Lo stesso Cao è però molto prudente perché le cose potrebbero cambiare, visto che sarebbe in corso un duro confronto tra il ministero della protezione dell’ambiente, che vuole poteri più chiari di intervento, anche sulle amministrazioni locali quasi sempre complici degli inquinatori, e la potentissima Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma  che preferirebbe modifiche alla legge basate su principi più ampi e flessibili.