Wwf: «I leader di tutto il mondo abbiano il coraggio di cambiare il cambiamento climatico»

Clima, anche ad agosto temperature record. Noaa: il 2015 sarà il più caldo di sempre

A Bruxelles i ministri dell’Ambiente Ue per definire posizione comune alla Cop21. Greenpeace: «Target insufficienti»

[18 settembre 2015]

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Da mesi, ogni nuovo rapporto periodico della Noaa (la National oceanic and atmospheric administration) sull’andamento delle temperature medie globali individua un nuovo record per il periodo di riferimento. Non fa eccezione l’analisi relativa al mese d’agosto, da poco concluso: con 0.88 °C in più rispetto alla media del 20 secolo, quello del 2015 è stato l’agosto più caldo mai registrato, sorpassando così anche il record stabilito dall’agosto 2014 di 0.09°C.

«Il 2015 rappresenta uno ‘spartiacque’ nella storia del clima – commentano dal Wwf Italia –, non solo per i  dati record di febbre del pianeta ma anche per l’opportunità che abbiamo di concordare un nuovo accordo sul clima il prossimo dicembre. Questa lunga sequenza di record di temperatura deve essere un monito per i  leader di tutto il mondo affinché abbiano il coraggio di ‘cambiare il cambiamento climatico’. Se non taglieremo drasticamente i gas serra dovremo fare i conti con un clima assolutamente imprevedibile, irriconoscibile e devastante per i sistemi naturali e tutta l’umanità».

Le temperature medie registrate dal Noaa, incrociate con i modelli climatici realizzati dall’istituzione statunitense, hanno portato inoltre i ricercatori ad affermare che – al 97% delle probabilità – sarà il 2015 l’anno più caldo di sempre, o meglio dal 1880, ossia dall’inizio delle serie storiche a nostra disposizione. Un record che, non a caso, appartiene al momento al 2014.

La Conferenza Onu sul clima, in programma a Parigi a fine novembre, sarà un crocevia fondamentale per provare a fermare quest’escalation. Nello stesso giorno dell’aggiornamento dei dati Noaa, oggi a Bruxelles si è svolto il meeting tra i ministri dell’Ambiente Ue per decidere la posizione comune da portare al tavolo dei negoziati della Cop21: l’Unione europea, emerge, punta a un taglio delle emissioni al 2030 di almeno il 40 per cento rispetto ai livelli del 1990.

«La posizione dell’Ue – commenta Luca Iacoboni, responsabile della campagna Clima ed energia di Greenpeace Italia – è ancora ben lontana da quanto serve per riuscire ad ottenere un efficace accordo globale. L’Europa può e deve fare di più per velocizzare la transizione energetica verso un sistema che si basi completamente sulle rinnovabili, impegnandosi al contempo ad abbandonare definitivamente l’utilizzo di combustibili fossili. A Parigi, inoltre, ci sarà bisogno di un fronte unito che supporti l’uscita dall’era fossile a livello globale entro il 2050».

Simbolicamente, in contemporanea con il meeting di questa mattina, diverse associazioni ambientaliste – Change Partnership, Climate Action Network Europe, Friends of the Earth Europe, Greenpeace, Nature Code, Oxfam International, Transport & Environment e WWF – hanno messo in scena un “tiro alla fune” simbolico tra gli inquinanti combustibili fossili e le energie rinnovabili, per chiedere ai governi dell’Ue di schierarsi dalla parte dei cittadini e costruire un futuro che sia rinnovabile al 100 per cento, con il fondamentale contributo dell’efficienza energetica.

I Paesi europei dovrebbero dunque mirare a impegni più ambiziosi in fatto di clima e, nell’ambito della Conferenza di Parigi, dovrebbero accordarsi per creare un meccanismo globale di controllo che ogni cinque anni permetta di rivedere al rialzo i propri obiettivi. «Ancora una volta – conclude Iacoboni – su un tema vitale come il contrasto ai cambiamenti climatici, l’Italia dimostra scarso coraggio e mancanza di leadership, appiattendosi sulle posizioni della maggioranza. Inoltre, la credibilità del nostro Paese è pesantemente minata dai piani del governo nazionale che, inspiegabilmente, continua a puntare sulle trivelle, affossando rinnovabili ed efficienza».