Clima, brutte notizie dall’oceano: scoperte emissioni di metano nell’Atlantico

[26 agosto 2014]

«Le emissioni di metano dal fondo del mare influenzano gli input di gas serra in atmosfera, l’acidificazione e la de-ossigenazione degli oceani, la distribuzione delle comunità chemiosintetiche e delle risorse energetiche». Lo ricorda il nuovo studio “Widespread methane leakage from the sea floor on the northern US Atlantic margin”, pubblicato su  Nature Geoscience da un team delll’US Geological Science (Usgs), della  Mississippi State University e di Earth Resources Technology, osservando che «Il flusso di metano globale da emissioni fredde (seeps) dal fondo marino è stato stimato solo per le piattaforme continentali da 8 a 65 Tg CH4 all’anno ma anche  altre parti del margini marini continentali emettono metano. Il margine atlantico Usa  non era considerato un’area di diffusa filtrazione, con solo tre filtrazioni di metano riconosciute al largo del margine della piattaforma continentale».

E’ quindi una bruttissima notizia che il team di ricerca statunitense abbia scoperto che sul margine atlantico  degli Usa le  perdite di metano naturale dal fondo marino sono molto più diffuse di quanto si  pensasse: «I pennacchi di metano individuati nella colonna d’acqua tra Capo Hatteras, North Carolina e Georges Bank, Massachusetts, vengono emanati da almeno 570 seeps  freddi sulla piattaforma continentale esterna e nella scarpata continentale – spiegano all’Usgs –  Nel loro insieme, queste aree, che si trovano tra la costa e l’oceano profondo, costituiscono il margine continentale. Prima di questo studio, erano state identificate solo tre aree seep  oltre il bordo della piattaforma continentale, che si trova a circa 180 metri (590 piedi) di profondità  tra la Florida e Maine sul fondo marino dell’Atlantico Usa».

I “seeps” freddi sono aree dalle quali fuoriescono dai sedimenti gas e liquidi e vengono definiti freddi per distinguerli dai camini idrotermali, punti del fondo marino dai quali fuoriescono fluidi caldi dalla nuova crosta oceanica in formazione. I seeps freddi possono verificarsi in una gamma molto più ampia di ambienti delle sorgenti idrotermali.

Il principale autore dello studio, Adam Skarke, del dipartimento di geoscienze della Mississippi State University, spiega che «Una fuoriuscita diffusa non era stata prevista sul margine atlantico. Non è in prossimità di un confine tettonico piatto come la costa del Pacifico Usa, né è associata ad un bacino petrolifero come il nord del Golfo del Messico».  I gas emessi dai seeps non sono stati ancora campionati, ma i ricercatori pensano che la maggior parte del metano che fuoriesce sia prodotto da processi microbici nei sedimenti superficiali. Un’interpretazione si basa principalmente sulle posizioni dei seeps e sulla conoscenza della geologia del fondale. Il metano microbico  non è del tipo che si trova nei giacimenti profondi e che viene spesso sfruttato come gas.

Alcuni dei nuovi seeps sono stati scoperti nel 2012 e nell’estate 2013 Mali’o Kodis laureate alla Brown University e della a National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) ha lavorato con Skarke ad analizzare circa 94.000 Km2 di dati della colonna d’acqua per mappare i pennacchi di metano. I dati sono stati raccolti dalla nave Okeanos Explorer della Noaa) tra il 2011 e il 2013 utilizzando anche il remotely operated vehicle  (Rov) Deep Discoverer  che ha fotografato alcune fuoriuscite di metano dal  fondo marino.

All’Usgs dicono che «La maggior parte dei seeps di metano appena scoperti si trovano a profondità prossime alle condizioni più superficiali alle quali possono esistere idrati di gas sottomarini sulla scarpata continentale. L’idrato di gas è un insieme naturale di metano ed acqua che somiglia al ghiaccio e si forma in condizioni di temperatura  e pressione condizioni che si trovano comunemente nelle acque più profondo di circa 500 metri (1.640 piedi)».

Carolyn Ruppel, coautrice dello studio ed a  capo dell’Usgs Gas Hydrates Project, evidenzia che «Il riscaldamento delle temperature oceaniche a livello stagionale, decadale o su scale temporali molto più lunghe può portare gli idrati di gas a rilasciare il loro metano, che può poi essere emesso nei siti seep. E Queste fuoriuscite nelle scarpate continentali erano  precedentemente conosciute nell’Artico, ma non alle medie latitudini. Quindi questa è la prima».

La maggior parte dei seeps descritti nel nuovo studio sono troppo profondi perché il metano raggiunga direttamente ‘atmosfera, ma il metano che rimane nella colonna d’acqua può venire ossidato dalla C2  e questo a sua volta aumenta l’acidità e riduce i livelli di ossigeno delle acque oceaniche.  I seeps in acque  poco profonde che possono essere correlati allo scarico acque sotterranee in mare aperto e sono stati rilevati sul bordo della piattaforma continentale nella parte superiore dell’Hudson Canyon, una fossa  ottomarina che rappresenta l’estensione al largo del fiume Hudson. Il metano da questi seeps potrebbe raggiungere direttamente l’atmosfera, contribuendo a un aumento delle concentrazioni di questo potente gas serra. Ma per capire l’impatto reale di queste emissioni di metano dai fondali poco profondi occorrono nuove e più accurate indagini.